Lo sfogo di Marzia: “Mi sono dovuta sostituire all’insegnante per contratti da 600 euro, non vedo futuro”

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Ha lavorato per un anno sulla didattica senza il supporto dell’insegnante, poi è stata spostata in un altro istituto. “Sono stata punita per averlo fatto notare – ha raccontato a Fanpage.it Marzia, educatrice residente a Sanremo -. Oggi corro da una parte all’altra della città per un contratto base da 600 euro. Non vedo un futuro nel settore”.

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Dal Sud dell'Italia, Marzia ha raggiunto la Liguria con la speranza di costruire una famiglia e lavorare dignitosamente come educatrice dopo anni di studi. "Se dovessi dire sinceramente cosa immaginavo, la risposta sarebbe ‘di meglio', ma non è un problema della Liguria. Si tratta di una questione nazionale, purtroppo. Si continua a peggiorare", sottolinea in un'intervista telefonica a Fanpage.it. Marzia si racconta e spiega di avere una figlia di soli due anni, un lavoro "difficile ma bello" al fianco dei ragazzini più fragili e mille difficoltà nello gestire la vita professionale e personale.

Marzia non è la prima educatrice a lamentare un sistema precario anche quando si nasconde dietro l'espressione "a tempo indeterminato": Fanpage.it ha già raccontato la storia di diverse lavoratrici del settore. L'ultima è stata la testimonianza di Carla, 24enne che lamentava instabilità e stipendi da fame.

"Lo dico perché penso sia un problema dell'intera categoria. In generale, noi educatori siamo vittime di una situazione contrattuale davvero desolante. Le cose peggiorano se, come nel mio caso, vieni allontanata dagli studenti che segui perché sei costretta a occuparti da sola della didattica in una scuola media. Dei programmi dovrebbero occuparsi gli insegnanti e questo nel mio caso non è avvenuto". Secondo quanto racconta Marzia, l'allieva ha svolto un programma semplificato interamente elaborato da lei, senza la compresenza o collaborazione della docente di sostegno. "Tutto ovviamente basato su quanto i suoi compagni facevano in classe", ha ricordato.

Alla fine delle lezioni scolastiche, infatti, Marzia ha spiegato alla cooperativa con la quale ha un contratto e all'istituto nel quale aveva lavorato di aver svolto anche la parte relativa alla didattica. Un aspetto che avrebbero fatto notare anche i genitori dell'allieva in questione. "Dopo quella lamentela c'è stato un trasferimento punitivo. Avrei avuto diritto alla continuità, la scuola in cui lavoravo era vicina al nido di mia figlia e per me sarebbe stato perfetto. Invece ora mi hanno spostata dalla parte opposta della città sapendo che non sono automunita e la vita è diventata impossibile: mi capita di dover passare ore intere in strada con la bambina per aspettare la corriera che puntualmente perdiamo, perché gli orari non coincidono. Ho provato a chiedere modifiche o spostamenti di sede, ma mi è stato detto che mi devo arrangiare".

"Ora lavoro in una scuola dell'infanzia. Nell'istituto in cui lavoravo prima avevo già un bambino in quella fascia d'età, avrebbero potuto farmi continuare il mio percorso con lui e trovare un'altra soluzione, sempre in quel plesso scolastico. Le soluzioni c'erano, ma nessuno ha voluto provarci".

Marzia sta ora cercando una svolta con il sindacato di categoria, ma per il momento continua a lavorare e a spostarsi da una parte all'altra della città con i mezzi pubblici. Il suo contratto prevede circa 17 ore di lavoro e sono sempre previsti i turni pomeridiani. "Quasi sempre finisco alle 16, ci vedono come babysitter. Le scelte sono due: accettare quel che arriva o rifiutarsi ma vedere ridotto il proprio stipendio, a volte con il rischio di restare proprio a casa".

"Non immagino un futuro come educatrice, purtroppo. È un settore che mi piace molto, ma sono rassegnata all'idea che dovrò mollarlo per sfinimento. Ho anche un attestato da puericultrice, stavo pensando di utilizzarlo per buttarmi nel settore privato, chiaramente non da educatrice". Lo stipendio, racconta, è di circa 600 euro per 17 ore. "Se arrivi a 25 ore, porti a casa al massimo 800 euro. Una miseria, visto anche il lavoro che facciamo dopo circa 5 anni di studi, tra lauree e specializzazioni. Non sono l'unica a non immaginarsi in questo settore, purtroppo. Ti rendono impossibile costruirti una vita degna di questo nome e i lavoratori ci rimettono, ma a farne veramente le spese sono soprattutto i bambini e i ragazzi che avrebbero bisogno di questa figura".

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