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L’audio di Luana prima di morire in fabbrica: “Il macchinario è mezzo rotto e corro come una dannata”

Lo sfogo della ragazza di 22 anni morta in fabbrica nel capannone di una ditta di Montemurlo schiacciata proprio da un macchinario industriale su cui stava lavorando il 3 maggio scorso, I messaggi privati erano uno sfogo privato per le condizioni di lavoro a cui doveva sottostare in fabbrica ma no son agli atti dell’inchiesta per omicidio colposo.
A cura di Antonio Palma
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"Questo macchinario è mezzo rotto", così si era lamentata col fidanzato nei giorni prima della tragedia la giovane Luana D'Orazio, l'operaia di 22 anni morta in fabbrica nel capannone di una ditta di Montemurlo schiacciata proprio da un macchinario industriale su cui stava lavorando il 3 maggio scorso, un orditoio. Il messaggio audio inviato dalla giovane era uno sfogo privato per le condizioni di lavoro a cui doveva sottostare in fabbrica ma come rivela  il Corriere della Sera, è probabile che venga acquisito nei prossimi giorni dagli inquirenti e messo agli atti dell'inchiesta per comprendere quali ernoa in effetti le condizioni di lavoro  all’interno dell'azienda tessile toscana.

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Luana lamentava di dover "correre come una dannata"

Nello stesso messaggio audio, la 22enne, madre di un bambino di 5 anni, infatti oltre raccontare che il macchinario "si ferma e ci mette più di tutti gli altri perché è mezzo tronco" rivela anche alcuni rapporti e dinamiche interne alla fabbrica. Luana racconta ad esempio di una lite "con lui", cioè la persona che impartiva gli ordini. Il riferimento forse  è al marito della titolare dell’Orditura, Luana Coppini, che invece viene descritta come una che "se ne lava le mani". La donna rimane l’indagata principale individuata dalla Procura di Prato nell'inchiesta per omicidio colposo che vede coinvolto anche il responsabile della manutenzione dei macchinari. In un altro messaggio, pubblicato da Repubblica, la giovane lamentava di aver dovuto "correre come una dannata" e di dover lavorare in autonomia e senza un tutor anche se era alle prime armi su quel macchinario.

Gli accertamenti sull'orditoio e la scatola nera

Il punto chiave di tutto l'impianto accusatorio restano le mancate norme di sicurezza. I pm infatti stanno cercando di stabilire se siano state rispettate tutte le cautele anti-infortunistica e se il macchinario su cui Luana lavorava sia stato manomesso per velocizzarlo a discapito della sicurezza. L'ipotesi è che mancasse la saracinesca protettiva che deve evitare proprio che il lavoratore venga risucchiato nel macchinario. Proprio ieri il consulente della Procura di Prato, l'ingegner Carlo Gini, è tornato nella ditta per ricostruire in quale fase della lavorazione è accaduto l'incidente. Le verifiche si avvalgono della collaborazione di tecnici della casa produttrice tedesca del macchinario ma fondamentale sarà analizzare a scatola nera dell’orditoio.

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