La morte di Liliana Resinovich

Liliana Resinovich, durata 7 ore la prima udienza sulle perizie. Il fratello della 63enne: “Credo che Visintin sappia”

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Liliana Resinovich
È durata 7 ore la prima udienza legata al caso di Liliana Resinovich, scomparsa il 14 dicembre 2021 e trovata senza vita a Trieste il 5 gennaio 2022. In aula si è parlato delle perizie svolte sui reperti legati al decesso.

È durata ore la prima udienza sul caso Resinovich. Nella mattinata di oggi, venerdì 30 ottobre, i periti della Procura sono entrati nell'aula di tribunale intorno alle 9.30 per discutere dei risultati della perizia svolta sui reperti legati alle lunghe indagini relative alla morte di Liliana Resinovich, la 63enne scomparsa il 14 dicembre 2021 e trovata morta il 5 gennaio 2022 nel roseto del giardino dell'ex Opp di Trieste.

L'udienza, come apprende Fanpage.it, si è svolta a porte chiuse. La procuratrice capo Patrizia Castaldini avrebbe lasciato aperta l'ipotesi di ulteriori approfondimenti necessari sul decesso.

I periti e i legali sono rimasti in aula ben sette ore e solo diverso tempo dopo la chiusura delle porte dell'aula di tribunale, sono trapelate le prime informazioni su quanto emerso durante l'incidente probatorio. L'avvocato di Sebastiano Visintin, marito della 63enne e unico indagato per il delitto, sottolinea la necessità di "prove certe", mentre i legali che seguono la famiglia della vittima si sono detti "soddisfatti" di quanto discusso in aula.

Di fatto però, almeno seguendo il disegno della perizia, la dinamica della morte di Resinovich sembra essere ben lontana dall'essere chiara. Dalle verifiche, come scritto anche da Fanpage.it che ha potuto visionarne i documenti, sono infatti emerse alcune tracce di Dna maschile sui jeans di Liliana, sul sacco nero che ne avvolgeva le gambe, sul cordino che legava le chiavi di casa e sulla maglietta che la donna indossava al momento del ritrovamento.

Le tracce di Dna però non hanno portato ancora i risultati sperati: sul jeans e sul sacco nero analizzato era infatti stato trovato lo stesso profilo genetico che si è poi rivelato appartenente a un operatore che maneggiò i reperti nel 2023 per svolgere gli esami richiesti dalla Procura. Nulla invece si sa sul cordino delle chiavi che Liliana custodiva nella sua borsa e neppure sul cosiddetto "Ancona 1", lo sconosciuto individuato in un capello trovato sulla maglietta della donna. 

Anche l'analisi delle scarpedella 63enne non aveva rivelato molto: analizzare una zolla di terreno sotto le suole sarebbe stato impossibile per i periti perché queste ultime erano pulite, seppur consumate. Dunque non è stato possibile stabilire se Resinovich avesse camminato da sola fino al roseto dove poi è stata trovata senza vita. Appare certo, invece, che la donna non sia entrata nell'officina del marito nel giorno della scomparsa.

Anche sugli abiti e sulla borsa, tramite l'analisi delle fibre di tessuto, è stato evidenziato un contatto con gli indumenti di Visintin, ma la scienza non può stabilire a quando risalga. Vivendo nella stessa casa la contaminazione sarebbe altamente probabile in qualsiasi momento.

Secondo l'avvocato Paolo Bevilacqua, che assiste Visintin, andare in aula con risultanze simili sarebbe "un invito a nozze" perché, a suo avviso, non si tratta di elementi significativi. "Ogni sei mesi nasce una nuova forma di indagine”, ha dichiarato aggiungendo poi che le accuse nei confronti del suo assistito si baserebbero "solo" su una consulenza, ossia l'autopsia bis effettuata dal team guidato dalla dottoressa Cristina Cattaneo che aveva respinto l'ipotesi suicidio e aveva parlato di omicidio.

Il team legale di Sergio Resinovich, fratello della 63enne, ha lasciato invece il palazzo di giustizia nel primo pomeriggio. A Fanpage.it, l'uomo ha dichiarato di ritenere che Visintin sappia cosa sia accaduto il 14 dicembre 2021. Già altre volte aveva ipotizzato che il marito della vittima non fosse direttamente coinvolto nell'omicidio.

"Potrebbe aver programmato tutto – ha affermato – ma non aver compiuto in prima persona il delitto. Non saprei, le mie sono supposizioni. Credo che sappia cosa è successo a Liliana, penso anche che avesse in mente di rendere il 14 dicembre di 5 anni fa l'ultimo giorno in cui si sarebbero visti se mia sorella non avesse deciso di rimanere con lui. Sono certo che il suo alibi abbia dei buchi: mancano i minuti di alcuni filmati della GoPro che quel giorno Sebastiano dice di aver usato. Ben 10 minuti che non ci sono. Anche i suoi comportamenti sono apparsi strani fin dall'inizio. Contiamo di sapere se si andrà a processo per fine dicembre, dopo l'incidente probatorio di mia cugina Silvia Radin"

La legale della nipote della 63enne, Federica Obizzi, ha sottolineato dal suo canto che "gli elementi realmente importanti sono la mancanza di determinati tipi di tracce quali il Dna di Liliana o quello di altri protagonisti della vicenda". “Va valutato globalmente il tutto”.

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