“In estate non prendiamo la Naspi e se un alunno si ammala mi tagliano lo stipendio”: denuncia l’operatore Oepac

Immagine
Immagine di repertorio
Andrea denuncia la precarietà che vivono gli operatori Oepac, figure ombre della scuola che supportano gli studenti con disabilità in un sistema totalmente opaco: “Lavoriamo attraverso cooperative, se denunciamo non lavoriamo più”

"Veniamo pagati all'ora, ma se il bimbo è assente per malattia, e nei mesi del picco influenzale succede spesso, ecco che senza preavviso perdiamo una parte importante dello stipendio. Siamo gli ultimi precari della scuola, se va bene, prendiamo 9 euro lordi all'ora". È la denuncia che arriva a Fanpage.it da parte di uno dei collettivi di Oepac, sigla che indica l'Operatore Educativo per l’Autonomia e la Comunicazione.

Chi parla preferisce mantenere l'anonimato, per questo la redazione ha scelto di usare il nome di Andrea e il maschile sovraesteso per dare voce alla sua denuncia: "Questo sistema funziona attraverso cooperative, e chi si fa la fama di spione e denuncia rischia di non lavorare. Io ho una famiglia e non me lo posso permettere", ci confida.

Tra attestati da acquistare, algoritmi che saltano i candidati senza tornare indietro, e precariato cronico, il mondo della scuola si conferma molto lontano da quel "merito" di cui il ministro dell'Istruzione Valditara ha voluto usare come vessillo al momento del suo insediamento. Gli ultimi anelli di questa catena sempre più fragile sono gli operatori educativi per l’autonomia e la comunicazione, figure di supporto agli studenti con disabilità.

"Lo stipendio medio è 900 euro, in estate ho un secondo lavoro"

"Viviamo una precarietà drammatica. E questa situazione inevitabilmente si riflette anche sui bambini con disabilità a cui siamo assegnati", spiega Andrea. "Lavoriamo ‘a gettone', questo vuol dire che se l'alunno è assente per malattia, noi non veniamo pagati. Sappiamo che inevitabilmente succederà, ma non sappiamo in quale mese e per quanto tempo".

Attraverso i bandi vinti dalle loro cooperative di riferimento, gli Oepac entrano negli istituti scolastici e vengono assegnati a uno studente. Il CCNL Cooperative Sociali a cui fa riferimento questa categoria professionale prevedono 38 ore settimanali, ma la realtà è ben diversa. "Nessuno ha un full time, viene sempre calcolato un part-time perché vengono pagate solo le ore effettivamente lavorate. Un operatore Oepac guadagna mediamente tra i 600 e gli 800 euro netti al mese. Io quest'anno ho fatti 40 ore settimanali piene e non ho mai ho superato i 1.100-1.200 euro mensili, anzi molte volte sono arrivato a 900-1.000 a causa delle assenze".

Anche questa cifra però non è sicura, come sottolinea Andrea: "Ogni mese devi fare il conto delle ore che hai lavorato, è come lavorare a cottimo. C'è un foglio firma che viene controfirmato dalla maestra o dalla professoressa, e serve ad attestare che sono stato in classe col bambino, ma se è assente lo scopro solo una volta a scuola e mi viene riconosciuta solo un'ora, dopo di ché torno a casa consapevole di aver perso il resto delle ore, perché non mi verranno riconosciute nello stipendio".

Lo stesso discorso si estende anche ai mesi estivi. "Durante i tre mesi di chiusura delle scuole rimaniamo senza stipendio e anche senza ammortizzatori sociali: "Da giugno a settembre i nostri contratti vengono solo sospesi, e questo rende difficilissimo accedere alla Naspi. Io per esempio in questi mesi non so come mantenere la mia famiglia, mi devo reinventare per svolgere un secondo lavoro. Non vado mai in ferie perché appena finisco con la scuola inizio a lavorare altrove, fino all'arrivo di settembre, e il ciclo ricomincia".

Formalmente, anche chi ha un contratto stabile risulta occupato, ma non percepisce comunque lo stipendio nei mesi estivi, "a meno che non decida di non fare ferie durante l'anno scolastico, per poi farsi liquidare in estate i giorni di ferie non goduti. Una mia collega però a luglio ha preso 235 euro, ad agosto 180".

Il risultato è una vita di precarietà: "Nella sistema-scuola siamo invisibili, e non possiamo neanche denunciare".

"Nel sistema scuola siamo invisibili e non possiamo denunciare"

I lavoratori OEPAC si stanno quindi muovendo per sensibilizzazione dell'opinione pubblica attraverso petizioni e campagne informative. Ma metterci la faccia è impossibile: "Lavoriamo attraverso le cooperative, sono loro che hanno i contatti con le scuole e partecipano ai bandi. Se decidono di non farci lavorare è finita".

Come apprende Fanpage.it, però, a settembre è prevista un'audizione con la Regione Lazio per iniziare un'interlocuzione con la categoria. "Con il mio collettivo siamo stati allertati che ci sarà un tavolo di confronto con un consigliere, ma è un incontro preliminare e ancora deve essere confermato. Abbiamo sentito anche diverse sigle sindacali. Speriamo di regolarizzare la nostra situazione e di uscire dal cono d'ombra".

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views