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Laura Pin picchiata e colpita in testa fino alla morte, l’autopsia smentisce il marito: non è caduta

La donna di 74 anni di Fiume Veneto, in provincia di Pordenone, è stata uccisa a botte, colpita a mani nude e con oggetti contundenti al capo fino alla morte. Unico indagato il marito Severino Sist che però è stato scarcerato.
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A cura di Antonio Palma
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Immagine di archivio
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Laura Pin non è caduta dal letto ma è stata uccisa a botte, colpita a mani nude e con oggetti contundenti al capo fino alla morte. Sono i risultati finali dell’autopsia sulla donna di 74 anni di Fiume Veneto, in provincia di Pordenone, trovata morta in casa sua alla fine di giugno. Gli accertamenti post mortem, condotti nei primi giorni di luglio dal medico legale Antonello Cirnelli e depositati nelle scorse settimane, smentiscono così definitivamente il racconto del marito Severino Sist, al momento unico indagato per la morte della pensionata.

Il 75enne infatti fin dal primo momento aveva parlato di caduta accidentale della moglie, che era inferma a letto, ma la sua ricostruzione era stata ritenuta non credibile dagli inquirenti che ne avevano disposto l’arresto con la pesante accusa di omicidio volontario. L’autopsia ora conferma le ipotesi arrivate dal primo esame esterno del corpo della 74enne, escludendo del tutto l’ipotesi di caduta dal letto.

La donna era inferma al momento della morte e il suo corpo era stato rinvenuto dalle assistenti domiciliari che si prendevano cura di lei. L'uomo era in giardino al loro arrivo e aveva chiesto di verificare le condizioni della moglie perché dalla sera precedente non gli rispondeva.

Per l’autopsia a provocare il decesso di Laura Pin è stato un trauma cranico con una vasta emorragia cerebrale riconducibile a percosse. L’anziana sarebbe stata colpita al volto e alla testa dove aveva numerosi ematomi ed ecchimosi dovuti a diversi colpi. Secondo l’autopsia, le ferite sarebbero compatibili con lesioni causate da corpi contundenti o da colpi inferti a mani nude. L’esame post mortem ha stabilito inoltre che il decesso è riconducibile al giorno precedente al ritrovamento.

L’esame in sostanza conferma l’ipotesi accusatoria che aveva portato all’arresto del marito della vittima. Nei conformi dell’uomo anche i giudici del Riesame hanno confermato la tesi dell'accusa ma ne hanno ordinato la scarcerazione non ravvisando le esigenze cautelari rispetto all'inquinamento di prove, al pericolo di fuga e alla reiterazione del reato.  L’uomo è già tornato nell’abitazione nella quale è morta la moglie, nel frattempo dissequestrata.

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