L’audizione del boss Graviano fermata dalla difesa di Baiardo: le dichiarazioni su Berlusconi rinviate a ottobre
Ieri 21 settembre Giuseppe Graviano non è stato sentito durante l'audizione prevista a Firenze. O meglio, il boss di cosa nostra si era collegato dal 41bis del carcere di Cagliari dove è detenuto ma la sua audizione è stata fermata ancora prima che parlasse. Eppure era tanta l'attesa su quello che avrebbe potuto dire il boss di Brancaccio che, insieme al fratello Filippo Graviano, è tra i detenuti che potrebbero svelare qualcosa sulle stragi di mafia. Sia chiaro, entrambi i fratelli Graviano non sono collaboratori di giustizia. Ma ricapitoliamo, perché doveva parlare ieri Giuseppe Graviano?
Il boss doveva essere sentito come testimone nel processo in corso nei confronti di Salvatore Baiardo che si sta difendendo dall'accusa di calunnia contro il conduttore tv Massimo Giletti. Da precisare che Baiardo è già stato condannato per aver favorito i boss mafiosi Graviano ed è anche accusato di favoreggiamento aggravato a favore di Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri.
Baiardo è indagato dalla Procura fiorentina per calunnia ai danni di Giletti perché aveva sostenuto pubblicamente, anche durante la trasmissione del giornalista, di possedere una presunta foto che ritrarrebbe il boss Giuseppe Graviano insieme a Silvio Berlusconi e il generale dei carabinieri Francesco Delfino. Davanti ai pm di Firenze però aveva negato tutto e aveva accusato Massimo Giletti di essersi inventato la notizia. Questo procedimento in Toscana è diventato però l'occasione di alcuni boss ed ex boss di fare nuove dichiarazioni e anche su Silvio Berlusconi.
Prima è toccato al collaboratore di giustizia Giovanni Brusca (dal 2025 uomo libero) che, rispondendo alla domanda del pm Leopoldo De Gregorio sui rapporti tra cosa nostra e politica, ha precisato: "Volevamo dare colpa delle stragi alla sinistra per aiutare il Cavaliere (cioè Berlusconi). Ci avrebbe dovuto dare una mano, altrimenti avremmo messo altre bombe". Silvio Berlusconi non è mai stato condannato per reati di mafia, ma per il suo fedelissimo Marcello Dell'Utri nel 2014 è arrivata una condanna in via definitiva a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Ieri sarebbe stata la volta di Giuseppe Graviano ma l'udienza è stata rinviata. Perché?
Lo ha spiegato a Fanpage.it il suo avvocato Antonio Sanvito: l’esame del suo assistito da parte dei pm doveva vertere su altri atti, in particolare sui sit resi sempre da Graviano alla Procura di Firenze in altri procedimenti penali. I verbali di questi sit non erano stati però indicati e depositati dalla Procura in questo procedimento. Così la difesa di Salvatore Baiardo ne ha chiesto l’esibizione e il tempo necessario per studiarli. La Procura si è impegnata a depositare la documentazione già nella giornata di oggi 22 settembre. Resta il fatto che l’udienza è posticipata al prossimo 2 ottobre. Ma cosa avrebbe potuto svelare già ieri Giuseppe Graviano?
Il boss di Brancaccio nelle scorse settimane si era già reso disponibile a parlare con i magistrati di Caltanissetta che da anni indagano sulle stragi di mafia. La Procura aveva chiesto l'archiviazione in merito al fascicolo sull'ex senatore Marcello Dell'Utri e sulle stragi del '92. Ora si attende la decisione del giudice per le indagini preliminari. Graviano, dopo aver saputo della decisione della Procura, aveva inviato, tramite il suo avvocato, una lettera al gip esprimendo la sua intenzione a parlare anche sugli incontri con l'ex leader di Forza Italia Silvio Berlusconi. Sia chiaro, a riguardo le sue dichiarazioni sono nei verbali del procedimento ‘Ndrangheta Stragista del 2020 quando era stato sentito a Reggio Calabria. Ora potrebbe svelare altro? "Sì, se gli venissero fatte le domande giuste", ha precisato a Fanpage.it l'avvocato Sanvito. Sia chiaro però si tratterebbero di dichiarazioni che non appartengono a un collaboratore di giustizia e quindi mai pienamente riscontrate.
Su quello che sta accadendo a Firenze sono già intervenuti i legali della famiglia Berlusconi: "Il procedimento fiorentino a carico di Salvatore Baiardo, iniziato a febbraio, si è trasformato in un processo a due persone che non sono nemmeno imputate, Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri, e che non possono quindi difendersi". Il legale Giorgio Perroni ha inoltre precisato: "Eppure tutto questo avviene ormai da sette mesi, nell'evidente tentativo di confermare una vulgata, falsa e assurda, in base alla quale Berlusconi e Dell'Utri sarebbero i mandanti occulti delle stragi di mafia del 1993-94: un'infamia che da trent'anni a questa parte ha conosciuto esclusivamente smentite e archiviazioni".