Un medico infettivologo, Claudio Blé, 65 anni, sebbene fosse in pensione, ha deciso di tornare al lavoro all'ospedale San Giuseppe di Empoli per dare una mano e per mettere al servizio degli altri la sua esperienza sul campo in Africa nella lotta contro l'Ebola. Tgcom 24 lo ha intervistato. "Recentemente, ho ricevuto una chiamata da un'altra struttura. Ci ho pensato su e ho deciso che volevo tornare a dare una mano. Ho scelto però di tornare a lavorare  nell'ospedale che avevo appena lasciato, quello di Empoli.  Lì, dove oggi ci sono interi reparti dedicati a Covid. Lì, dove gioco in casa". Anche sua moglie lavora in ospedale, come infermiera, ma in un'altra struttura.

"Ero giovane quando sono partito la prima volta. Subito dopo la laurea sono andato in Uganda a operare in un ospedale missionario. Poi ho avuto la possibilità di lavorare per alcuni anni in Etiopia, Mali e Tanzania. Sono tornato in Uganda vent'anni fa quando è scoppiata l'epidemia di Ebola", ha raccontato il medico. Ricordo le tante vittime anche tra il personale sanitario. C'era però anche un bel clima di cooperazione e aiuto con il team internazionale dell'Oms.  Io seguivo i reparti e mi sono occupato dell'impostazione di alcuni lavori epidemiologici".

Il medico ha paragonato i due tipi di epidemia, quella di Ebola e quella causata dal coronavirus, spiegando che è proprio l'urbanizzazione in questo caso a complicare le cose, rendendo più difficile la limitazione dei contagi: "Circoscrivere la diffusione dell'Ebola può essere più facile. Per prima cosa, il contesto africano è molto diverso: In Uganda c'era un ambiente rurale e questo rendeva più facile arginare il contagio e monitorare i contatti tra le persone. Gli ambienti urbani, invece, favoriscono il contagio e riducono il controllo. E poi, l'Ebola, che può arrivare ad avere un tasso di mortalità addirittura superiore al 50%, ha delle caratteristiche che consentono di individuare i malati più facilmente". L'Ebola ha infatti un'incubazione più breve e sintomi molto più evidenti.

Nel caso del coronavirus "gli asintomatici sono difficilissimi da monitorare e controllare. Per questo, in un contesto così ampio e urbano, si è reso necessario chiudere tutto e ridurre al minimo i contatti tra le persone".

Neppure Claudio Blé si aspettava una tale esplosione dei contagi: "Una diffusione sistemica e così vasta è spaventosa e non me la sarei mai immaginata. Resto comunque fiducioso ma consapevole che sarà una lunga battaglia".