Noemi Durini è stata uccisa a sassate dal suo fidanzato, reo confesso, la mattina del 3 settembre 2017. Un omicidio cruento e apparentemente insensato avvenuto per mano del ragazzo che la vittima amava, eppure per questa morte nessuno ha ancora usato la parola ‘femminicidio'. Perché? Noemi non è stata forse vittima di un amore sbagliato e violento? Perché facciamo così fatica a usare quella parola? Per rispondere a questa domanda, per capire le ragioni profonde che ci fanno esitare, bisogna partire dall'inizio, scandagliare il contesto in cui la storia di Noemi e Lucio è cresciuta fino a generare, come la madre dell'assassino ha detto, ‘un mostro'. Abbiamo visto la coda del mostro, ora guardiamo la testa.

Chi era Noemi

Noemi ha sedici anni, frequenta un istituto superiore di Specchia, fazzoletto di case di quattromila anime a quaranta minuti da Lecce, è una ragazzina esuberante, ‘ ribelle', come la definisce la sorella. Fa sempre quello che vuole, è inarrestabile, vulcanica, ma anche generosa e affettuosa, è una ‘pazzerella', come dirà la madre. Nel 2016 Noemi conosce Lucio, di un anno più grande di lei. Lucio ha un temperamento collerico, impulsivo e Noemi è la sua prima ragazza, il suo primo amore. Tra i due ragazzi si stabilisce un rapporto morboso, di dipendenza reciproca, uno di quei rapporti che fanno male. A entrambi. La famiglia di lui comincia a osteggiarlo apertamente, quando Noemi minaccia di lasciarlo, Lucio ‘sbatte la testa a terra' dice Biagio Marzo, suo padre. Nel corso dei 12 mesi che precedono il delitto di La Specchia, Lucio subisce, trattamenti sanitari obbligatori.

Una dipendenza reciproca

Un TSO, per chiarezza, è una ospedalizzazione forzata nel corso della quale il soggetto viene prelevato, immobilizzato e riceve la somministrazione di farmaci in grado di sedare lo stato di agitazione. Si ricorre a questa forma di trattamento quando il paziente si rifiuta di curarsi e quando è in uno stato di agitazione tale da essere pericoloso per sé e per gli altri. Quando è furioso, insomma. In questo stato Lucio ci è finito tre volte, secondo suo padre, che non ha risparmiato parole impietose per Noemi, per colpa della ragazza.

Le denunce

Nonostante tutto ai due ragazzi nessuno vieta concretamente di vedersi e frequentarsi né in famiglia né in altre sedi. Sì, perché intanto sono state sporte denunce dalla famiglia Durini e dalla famiglia Marzo. Nelle sedi preposte nessuno ha avuto il tempo di prendere provvedimenti cautelativi, a tutela dell'uno o dell'altro. L'11 agosto scorso, quasi un mese prima che il corpo della sedicenne venisse trainato su da un pozzo, la ragazza scriveva su Facebook: ‘Fidanzamento ufficiale', i due erano tutt'altro che lontani. Inquietante il commento del padre di Lucio, che scrive: "Un cancro".

La scomparsa

Si arriva così alla notte di sabato 3 settembre. I due ragazzi progettano di vedersi. Alle cinque del mattino di domenica, Noemi sgattaiola fuori di casa e raggiunge il suo Lucio. Il ragazzo ha a disposizione l'auto della madre, anche se minorenne. Sul motivo dell'incontro si sa solo quello che oggi dice chi ha colpito Noemi a morte, lei non può più parlare. Dopo poche ore i genitori della studentessa ne denunciano la scomparsa, sperando che si tratti di una delle alzate di testa di Noemi, di una ragazzata, una fuga da casa, ma il presentimento che il suo fidanzato sia coinvolto cresce sempre di più, fino a che il padre della ragazza lo affronta in malo modo, sferrandogli un pugno. Per tutta risposta il ragazzo esce dal bar in cui si trovava con l'uomo e comincia a colpire la sua auto con una sedia, fino a sfasciarne una fiancata. Passano i giorni e nonostante la sedicenne sia ancora ufficialmente scomparsa viene formulata contro Lucio l'accusa di omicidio. Lui nega, poi crolla. I genitori vengono informati della confessione dall'intervistatrice di ‘Chi l'ha visto?' che manda in onda lo spezzone di intervista con la reazione dei genitori alla notizia.  I due, che ammetteranno di essere stati conoscenza dell'omicidio da prima, fingono sorpresa nell'apprendere che Noemi è morta. Intanto Lucio esce dalla caserma dopo l'interrogatorio, sbeffeggiando le telecamere con smorfie e sorrisi.

Il caso diventa mediatico

È qui che il caso diventa la prima notizia dei Tg, il primo argomento dei Talk show. In collegamento con il programma ‘Pomeriggio Cinque‘ , la madre di Lucio legge il biglietto che il figlio ha indirizzato a lei e suo marito dopo la confessione: "Quello che ho fatto è stato per l’amore che provo per voi. Noemi voleva che io vi uccidessi per potere avermi con sé. Sono un fallito e mi faccio schifo. Ti voglio bene papà e mamma". Ai giudici racconta che Noemi voleva sterminare la sua famiglia, che l'ha colpita con il coltello che lei è stessa aveva portato con sé, affermazione che sarà Roberto Vaglio, il patologo che sta esaminando il corpo della ragazza a confermare o smentire. Nessuna parola di pietà per Noemi o segni di rimorso, anzi, nonostante le presunte patologie psichiatriche in corso di verifica, secondo la procuratrice del Tribunale dei minori Maria Cristina Rizzo, “non ha evidenziato disagio di tipo psichico: era lucido e chiaro nella ricostruzione dei fatti, non ha avuto crisi di pianto o momenti di sconforto". Intanto il  procuratore di Lecce, Lorenzo Leone De Castris, indaga sul ruolo avuto dal padre del ragazzo, indagato per omicidio e occultamento di cadavere nella vicenda. Biagio Marzo nega di aver mai partecipato all'omicidio, sua moglie commenta: "no, sono sicurissima, possono girare quanto vogliono, per lui sono sicura". Di suo figlio non lo era e da tempo, probabilmente.