La scuola primaria italiana tra le migliori in Europa, ma aumenta il divario tra Nord e Sud

Nonostante il duro impatto del Covid, gli studenti delle elementari sono abili nella lettura e nella comprensione dei testi scritti con risultati sopra la media europea. Restano però le criticità: il divario tra Nord e Sud in 15 anni è triplicato e le scuole medie e superiori non mantengono la promessa di crescita.

Il sistema scolastico in Italia funziona bene. Almeno alle elementari. Almeno nelle regioni del Centro-Nord.

Bambini e bambine della scuola primaria sono in grado di leggere libri, comprendere testi scritti e fare ricerche online, al pari – se non addirittura “meglio” – degli altri Paesi europei.

È il quadro tracciato dai risultati dell’indagine Iea Pirls 2021 (Progress in International Reading Literacy Study) presentati martedì 16 maggio dall’Invalsi, a Roma.

Si tratta di un’indagine internazionale che viene svolta ogni 5 anni e che ha come obiettivo quello di fare il punto sullo stato della preparazione di bambini e bambine che frequentano la scuola elementare, a partire dall’abilità di lettura degli studenti al quarto anno della scuola primaria. A quell’età infatti, intorno ai 9-10 anni, dovrebbe avvenire la maturazione, dalla fase iniziale di “imparare a leggere” alla successiva “leggere per imparare”.

La rilevazione ha tenuto conto di un campione di più di 50 Paesi a livello mondiale. Solo in Italia vi hanno preso parte 222 scuole, per un totale di oltre 7.000 allievi.

I risultati lasciano ben sperare: la scuola primaria italiana garantisce una buona formazione ai giovanissimi studenti, che nel 97% dei casi possiedono abilità di base di comprensione autonoma di un testo scritto (l’80% raggiunge anche il successivo livello intermedio).

Anche in un’ottica di comparazione, con il suo punteggio medio di 537 punti l’Italia si afferma tra i Paesi con il punteggio migliore in Europa, dopo Finlandia, Polonia e Svezia (e meglio di Germania, Francia e Spagna).

A livello mondiale, Singapore è lo stato con il risultato medio più alto in assoluto (587 punti), seguito da Hong Kong.

Eppure, nonostante i risultati rassicuranti, questa indagine fa emergere almeno tre criticità che tuttora permeano il sistema scolastico nazionale: intanto, i dati relativi al 2021 sono sì positivi, ma se confrontati con quelli dell’ultima rilevazione di 5 anni prima mostrano un netto calo del punteggio medio.

Le spiegazioni possono essere molteplici, ma di sicuro il Covid – la chiusura prolungata delle scuole e il non sempre eccelso livello della didattica a distanza – ha notevolmente influenzato la velocità dei processi di apprendimento dei bambini, a partire dall’abilità nella lettura e comprensione dei testi. Rispetto all’indagine del 2016, infatti, il punteggio medio delle scuole italiane è calato di 11 punti, tornando attualmente al livello di 20 anni fa.

Un secondo problema riguarda il divario esistente tra Nord e Sud del Paese. La penisola risulta infatti divisa in due macroaree, Nord e Centro da un lato, Sud e Isole dall’altro: i punteggi medi della prima (per il Nord Ovest, il più alto, è di 550) sono superiori a quelli della seconda (nelle Isole il punteggio si ferma a 513).

Il dato risulta ancor più preoccupante se si considera l’evoluzione nel tempo: rispetto al 2006, il divario tra Nord e Sud si è ulteriormente accentuato, fino a triplicarsi.

Infine, si può e si deve sostenere – sulla base di questi numeri incoraggianti – che la scuola primaria gode di un ottimo stato di salute in Italia, ma lo stesso non si può dire degli ordini scolastici superiori. Come suggerito anche dai dati dei test Ocse Pisa, il punteggio medio degli studenti di 15 anni non cresce proporzionalmente con l’età: 1/4 degli studenti 15enni mostra difficoltà nella lettura e nell’identificazione dei concetti principali di un lungo testo scritto. In quinta superiore, infine, le carenze aumentano ulteriormente, con quasi la metà degli studenti che non possiede le competenze base in italiano, ancor peggio per la matematica.

Un altro elemento che influenza le capacità di lettura e comprensione dei giovanissimi studenti è senza dubbio il contesto socio-economico di provenienza.

L’indagine ha inoltre evidenziato che gli allievi che non usano i dispositivi digitali per le attività scolastiche ottengono un punteggio migliore nella lettura e che le bambine si confermano lettrici più abili, sebbene in misura contenuta, dei loro compagni maschi.

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