Nel corso della consueta conferenza stampa della Regione Lombardia tenuta dal presidente Attilio Fontana e gli assessori Giulio Gallera, Davide Caparini e Pietro Foroni, è emerso anche il dato dei medici e degli infermieri che hanno risposto alla chiamata per entrare da subito in servizio e aiutare nella lotta all'emergenza Coronavirus.

Gallera: Già 1600 candidature per iniziare a lavorare in ospedale

Come riportato dall'assessore al Welfare Gallera, "sono arrivate 1.600 notifiche, delle quali 692 sono già state valutate. Oggi abbiamo bisogno di persone che entrano a lavorare in una situazione complicata e notiamo che tra chi si presenta, venendo poi proposto alle aziende sanitarie, e chi accetta effettivamente l'impiego, c'è una significativa riduzione. Chi si candida – ha continuato Gallera – deve sapere che entrerà in corsa in un momento estremamente complicato. Ma di questo la Lombardia e la Storia gliene saranno grati". In totale, delle 692 proposte analizzate, "68 arrivano da medici, tra cui tre anestesisti, 137 arrivano dagli specializzandi, 74 dai medici laureati e ben 323 dagli infermieri, in parte già destinati alle aziende".

Il centrodestra chiede aiuto a Cuba, Venezuela e Cina

Non solo medici e infermieri nostrani, però. Perché Gallera ha aperto anche alla possibilità di ricevere sostegno di personale sanitario estero bypassando quelle che sono le attuali normative di controllo e di approvazione: "Basterà essere iscritti all'Ordine dei medici di riferimento del proprio Paese". L'annuncio è stato seguito da vari esempi di Stati contattati per venire in soccorso dei medici e degli infermieri italiani: "Abbiamo già avuto contatti con Venezuela, Cina e Cuba. Ovviamente, il personale che arriverà, troverà una sistemazione in strutture che metteremo a disposizione". Negli Stati in questione, specialmente a Cuba, la sanità gode di un ottimo livello nazionale e l'istruzione è gratis per tutti i cittadini. Il modello dei Paesi dell'America Latina e d'Oriente, e le capacità dei singoli operatori, verranno quindi presto sfruttate dalla Giunta lombarda che ha un'ideologia politica diametralmente opposta.