Ricomincia oggi 30 ottobre in Corte d’Appello a Torino il processo per Aldo e Alfio Pepino ed Elda Allinio, familiari di Graziella Giraudo, la Santona di Borgo San Dalmazzo il cui corpo venne conservato mummificato in casa per 17 anni.  Sei anni fa il caso aveva attirato l’attenzione di tutta Italia per la sua macabra dinamica. Da anni e anni nessuno aveva più notizie di lei, nemmeno i vicini che credevano fosse stata ricoverata in una casa di riposo.

La donna invece non si era mai mossa da quell’alloggio in una villetta di via Pedona che condivideva con la consuocera Rosa Giraudo. Il giorno dopo i funerali di quest’ultima, la mummia della Santona di Borgo San Dalmazzo venne ritrovata la notte. Era il 27 ottobre 2013, L’autopsia consentì di stabilire che era morta per cause naturali tra il 26 e il 27 aprile del 1996, all’età di 51 anni: il suo corpo però si era preservato intatto, in uno stato di mummificazione naturale. Nessuno ne aveva denunciato il decesso. Anche e soprattutto perché il gruppo di preghiera che la guaritrice animava insieme alla consuocera era in attesa di una “possibile resurrezione” della ‘Gresi’.  Nessuno aveva neppure lucrato sulla scomparsa, ma sono comunque stati ravvisati dei reati. Oltre alla consuocera, sarebbero stati a conoscenza dei fatti l’ex marito Aldo Pepino, il figlio Alfio, la figlia Dianora, il genero Valerio Allinio e sua sorella Elda Allinio.

Il processo di primo grado si era concluso con due patteggiamenti (i vicini di casa Dianora e Valerio Allinio), tre condanne (l’ex marito della Giraudo Aldo Pepino, il figlio Alfio e Elda Allinio) e tre assoluzioni. Secondo la magistratura comunque i tre familiari di Graziella erano davvero convinti che la donna potesse resuscitare.