Riceviamo e pubblichiamo questa toccante lettera di Paolo Bartalini, un lettore che alle difficoltà della pandemia di coronavirus ha dovuto sommare la malattia del padre, ricoverato dallo scorso inverno in un reparto di lungo-degenza dell'ospedale di Volterra. A ciò si sono aggiunte le insistenti telefonate di una nota piattaforma televisiva internazionale e due fatture inviate da questa a un vecchio indirizzo.

Salve,

vogliate considerare questa piccola storia, banale, ignobile o addirittura inquietante a seconda della prospettiva da cui la si considera; se ritenuta d'interesse, do fin d'ora l'autorizzazione alla sua ri-pubblicazione (e/o sintesi) sulla vostra testata.

Verso la fine di febbraio, mio padre è ricoverato lungo-degente all’ospedale di Volterra, dove segue un programma di riabilitazione post ictus. Anche mia madre si trasferisce nella locale foresteria, così la casa dei miei resta deserta ed è sentimento comune che i quasi 100 euro dell’abbonamento Sky (comprensivo del lussuoso Inter channel) possano essere meglio investiti. Così recedo (il contratto è a mio nome) e nei giorni/mesi successivi vengo tempestato di telefonate: ma sono proprio sicuro di voler recedere? Forse Sky ha fatto qualcosa di sbagliato? Un abbonato con quasi 20 anni d’anzianità… No, guardi, le cose stanno diversamente, e spiego la storia dell’ictus e che ormai l’abbonamento non serve più a nessuno, d’altra parte io vivo all’estero; niente, l’informazione non passa, o meglio non resta, e imparo presto a riconoscere quei numeri dei call center di Milano che al solo vederli visualizzati sul display mi mettono malumore: è la primavera delle distanze rese infinite dal confinamento, dell’impossibilità di aiutare e di essere aiutati. Per tornare in Italia bisogna aspettare l’estate; ci si riaffaccia timidamente e per pochissimo tempo; della settimana scarsa a casa dei miei, ben due ore scorrono in fila a 37 gradi davanti allo Sky-center di Viareggio (bisogna restituire i materiali, mica se li rivengono a prendere).

Oggi – 15 Ottobre 2020 – ricevo comunicazione e-mail da parte della Serfin 97 S.r.l., agenzia di recupero crediti. Dettaglio importante : l’indirizzo postale riportato sul documento è quello (sbagliato) di vent’anni fa, non quello della casa dei miei. Ebbene, il mio ostinato non pagare due fatture Sky arretrate (una di 1,10 euro e l’altra di 8,00 euro) mi costa assai caro, ormai di euro ce ne vogliono 39,43. Ma chi le ha mai viste queste fatture? Un tempo, quand’era ancora in grado di camminare e di proferir parola, se ne occupava appunto mio padre, uno che se doveva due lire a qualcuno non ci dormiva la notte. E me l’avrebbe pure trasmessa questa assurda malattia, che senz’altro è all’origine del sentimento di orgoglio misto a vergogna che mi induce a mettere insieme queste quattro righe di sfogo, se non che pagare “comodamente presso i Punti SisalPay” qui in Francia proprio non è possibile, così com’è impossibile premere l’inesistente bottone “paga ora” nello spazio “fai da te” di Sky. Così chiedo a Gisèle (la badante dei miei) di risolvere una volta per tutte questo problema di morosità per le due fatture cadute dal cielo, perché probabilmente recapitate all’indirizzo sbagliato (quello di vent’anni or sono, appunto), perché se decidi che la prima fila non t’interessa più ecco che i tuoi dati finiscono in mani imprevedibili, riemergono indirizzi dimenticati e si passa agilmente sopra alle tragedie in corso.

Ecco qui la brutta fine di una bella storia di televisione durata vent’anni. Cattiveria? Stupidità? Dovendo scegliere un paio di aggettivi, opterei piuttosto per obsolescenza e sciatteria. THE END.