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1 Febbraio 2018
16:37

La figlia nasce morta, la madre perde la vita a dieci giorni dal parto: 7 medici indagati

Sara Festa, 40 anni, di Chieri, era stata bene fino a otto mesi di gravidanza. Poi le complicazioni e la doppia tragedia in due ospedali a Torino. Ora la procura vuole capire se i medici hanno fatto tutto il possibile per salvare le due vite.
A cura di Biagio Chiariello
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Una donna di 39 anni, Sara Festa, ha perso la vita all'ospedale Molinette di Torino lo scorso aprile, dopo aver partorito Giorgia qualche giorno prima. La piccola era nata già morta. Al nosocomio del capoluogo piemontese era arrivato dopo essere stata ricoverata al Santa Croce di Moncalieri. Ed ora sette medici di quell’ospedale sono indagati dalla Procura di Torino per omicidio colposo. Errori che potrebbero essere all'origine della morte della bimba e, poi, della madre.

Come è morta Sara

Sara Festa, originaria di Chieri, è scomparsa il 23 aprile scorso, lasciando il marito Roberto e un bambino. Secondo quanto ricostruito, era stata bene fino all'ottavo mese di gravidanza. Dal 23 al 31 marzo era stata ricoverata una prima volta a Moncalieri perché le era salita molto la pressione. La situazione si era stabilizzata ed era stata dimessa. Dopo altri esami, aveva accusato un malore la notte del 13 aprile, tornando al pronto soccorso per dolori al petto. Un'ora dopo sua figlia era nata morta con un parto cesareo. Da allora non si era più ripresa. Trasferita alle Molinette, era stata sottoposta a una risonanza magnetica da cui sono emersi un ematoma epidurale e la dissezione dell’aorta. Poi, le due operazioni d’urgenza che non l'hanno salvata. L’ipotesi è che fosse affetta dalla sindrome di Hellp, complicanza della preeclampsia (nota anche come gestosi), che subentra nella fase tardiva della gravidanza.

I medici indagati

Tutti i medici intervenuti a vario titolo nei circa 45 giorni precedenti al decesso sono finiti sotto la lente degli inquirenti. La domanda alla quale il procuratore aggiunto Vincenzo Pacileo vuole provare a rispondere: avrebbero potuto salvare prima la bambina e poi la madre? “Le linee guida – spiega il legale – dicono che nel caso di donna in gravidanza che manifesti ipertensione si debba cercare di anticipare il parto se il feto non è immaturo. Cosi, per quanto ci consta, non è stato fatto” precisa l’avvocato Claudio Strata, che cura gli interessi della famiglia. Già in occasione della prima gravidanza, Sara aveva sofferto di pressione alta e il parto era stato indotto “e allora era ovviamente andato tutto bene” aggiunge l’avvocato. Per questo motivo anche in quest’occasione, il suo ginecologo di fiducia che le aveva consigliato di recarsi all’ospedale. E la 39enne lo aveva fatto. Più volte a Moncalieri. Questa la difesa dall’azienda sanitaria locale all’indomani della notizia della scomparsa: “La donna si è presentata nel nostro presidio il 13 aprile ed è stata ricoverata qui solo una notte. Soffriva di una gestosi gravidica. È stato praticato un cesareo d’urgenza ma il feto, purtroppo, è nato già morto. Il giorno dopo è stata trasferita alle Molinette e abbiamo appreso della sua morte solo a posteriori”.

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