Quando ha lasciato la Costa d'Avorio per cercare fortuna in Europa, ai genitori ha detto che sarebbe tornato dopo qualche giorno. Il tempo di un provino in una società di calcio vicino casa. Ed invece Aziz Toure, all'epoca tredicenne, ha attraversato il deserto per sette lunghissimi giorni, prima di arrivare in Libia dove è stato detenuto per otto mesi. Per guadagnare qualcosa, ogni mattina andava a lavorare ma non sempre veniva retribuito. "A volte ci picchiavano con i fucili dicendoci che ci avrebbero ammazzato".

Quando Aziz inizia a raccontare la sua storia, improvvisamente smette di sorridere. È arrivato in Italia con un barcone nel 2017. Ha attraversato il Mediterraneo rimanendo per tre giorni in mare aperto, prima che la Guardia costiera salvasse le 150 persone a bordo di un barchino partito dalla Libia e rimasto in balìa delle onde poche miglia dopo. Alcuni di loro non sono mai riusciti a vedere le coste italiane: sono morti durante la traversata. Poi lo sbarco ad Augusta e l'arrivo a Palermo.

Oggi Aziz ha una nuova casa ed una seconda famiglia che lo ha accolto come un figlio, ma soprattutto tenta di realizzare il suo sogno: diventare un calciatore professionista. In lui ha creduto il Palermo calcio che ad inizio stagione lo ha tesserato nelle giovanili. Il giovane ivoriano gioca nella squadra primavera rosanero e spera, prima o poi, di esordire in serie C con la prima squadra. "La mia destinazione finale non era l'Italia – racconta a Fanpage.it Aziz Toure – Il mio obiettivo era raggiungere la Francia, ma quando mi hanno chiesto di restare a Palermo non ci ho pensato due volte". Gli occhioni di Aziz si illuminano quando gli chiediamo qual è il suo sogno nel cassetto. Risponde d'istinto, senza pensarci due volte: "Vincere la Champions League". Intanto, però, se lo gode il Palermo.