Quello di Israel Anyanku, nigeriano di 24 anni, è uno dei quattro fermi illegittimi compiuti dai carabinieri della stazione Levante di Piacenza ricostruiti dall’inchiesta Odysseus, portata a termine dalle Fiamme Gialle e coordinata dalla procuratrice Grazia Pradella. Ora Israel si trova in Puglia, a Foggia, a raccogliere pomodori, mentre soffre ancora per le violenze subite a causa dei militari dell’Arma. Il giovane, trovato da Il Manifesto, ha raccontato quanto subito. Ha parlato di botte, di minacce, ha spiegato che i carabinieri di Piacenza gli chiedevano di spacciare. Secondo l’inchiesta della Guardia di Finanza, torture, traffico di droga, documenti falsi, peculato, omissioni ed estorsione sono alcuni dei reati compiuti dai carabinieri capeggiati dall’appuntato Giuseppe Montella. Tutti si sono dichiarati estranei. Alcuni durante gli interrogatori si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Altri, come Montella, hanno risposto e negato di aver picchiato il ragazzo. Ma quella che racconta Israel è una storia diversa.

L'arresto di Israel durante il lockdown

Lui dice di esser stato picchiato brutalmente e di aver rifiutato la proposta dei carabinieri di spacciare per lui. “Sono arrivato a Piacenza a dicembre 2019. Ero venuto a trovare un mio compaesano che era disposto a ospitarmi, poi sono rimasto bloccato lì per il virus. Sono partito per la Puglia a lavorare in giugno. Qui lavoro nei campi, raccolgo i pomodori”, ha raccontato al giornale, ricordando poi il suo arresto il 27 marzo. “Quel giorno ero in via Colombo, io abitavo lì. C’era il lockdown e stavo andando dal fruttivendolo. Sono sceso e mi sono reso conto di non avere la mascherina, ma mi sono detto che facevo presto e tornavo a casa. Ad un tratto, un uomo mi ha chiamato dall’altra parte della strada. Siccome ero senza mascherina, non ho risposto, mi sono girato e volevo andare verso casa. Poi quell’uomo insieme ad altri ha incominciato inseguirmi, e io sono corso via”. A chiamarlo alcune persone, senza uniforme, che “mi hanno preso e incominciato a picchiarmi forte con le mani”. “Sono caduto a terra e mi hanno picchiato forte, ancora. Mi hanno chiesto ‘cosa hai in tasca?’ e io ho risposto ‘niente, controlla pure’. E loro mi hanno picchiato. Eravamo in via Colombo, mi hanno picchiato in faccia cosi tanto che usciva moltissimo sangue. Mi hanno dato dei fazzoletti e non riuscivamo a fermare il sangue, ho cercato anche di lavarmi la faccia e continuava uscire sangue dal naso”.

"Io ho detto che non vendo droga, mi hanno picchiato di nuovo"

Mentre Israel chiedeva “cosa ho fatto” i carabinieri gli avrebbero messo le manette e portato in caserma: “E mentre mi portavano in Caserma mi continuavano a dire: ‘ti vogliamo aiutare’. E io ho rispondevo aiutarmi perché? Io vengo con voi ma non ho bisogno di aiuto, non ti conosco e non ho fatto niente”. Il giovane nigeriano sarebbe stato picchiato ancora anche in caserma: “In ufficio dei carabinieri mi hanno chiesto se vendo droga e io ho risposto che non vendo droga, fumo, ma non mi drogo. Gli ho detto di controllare in casa: non ho droga, niente. Poi hanno controllato in casa e non hanno trovato niente. Ho detto io che abito in via Colombo, mi hanno portato a casa e il sangue usciva ancora dal naso, hanno perquisito casa e non hanno trovato niente. Loro continuavano a dirmi ‘Israel ti aiutiamo’, e io rispondevo ‘aiutarmi con cosa?’. Ero molto infastidito: non ho fatto niente, avete perquisito casa, non mi drogo, fumo e basta, hanno controllato tutto, poi mi hanno riportato in caserma”. Poi sarebbe arrivata la “richiesta” di vendere droga per loro: “Io ho detto che non lavorerò con loro e non vendo droga, e mi hanno incominciato a picchiare di nuovo”. Israel racconta anche di non aver potuto vedere un dottore né parlare con il suo avvocato e che ancora oggi non sta bene: “Il petto mi fa ancora male, da quando mi hanno picchiato ho problemi a respirare”.