Si è ritrovata con il profilo personale Facebook chiuso e soprattutto con un processo a carico Selene Ticchi D'Urso, la militante della formazione di estrema destra Forza Nuova che un anno fa balzò agli onori della cronaca nazionale per aver indossato una maglietta con la scritta "Auschwitzland" durante un raduno di  estremisti di destra e nostalgici del Ventennio a Predappio. Dopo le accese polemiche e la valanga di critiche e contestazioni per la maglia nera che riprendeva il logo della Disney ma che recava l'immagine dell'ingresso del campo di sterminio in Polonia, la donna si è ritrovata al centro anche di una inchiesta della magistratura forlivese. Mentre la stessa formazione in cui milita la sospendeva per sette mesi, il procedimento giudiziario a suo carico infatti andava avanti e si è concluso con un decreto penale di condanna a quattro mesi di reclusione, commutati subito in una multa di 9.050 euro, emesso dal Giudice per le indagini preliminari dl Tribunale di Forlì per violazione della legge Mancino.

Contro quella condanna però Selene Ticchi D'Urso ha fatto ricorso attraverso il suo legale facendo così scattare il processo. Dal prossimo anno, esattamente dal 20 marzo, per la militante dunque scatta i nuovo procedimento giudiziario che affronterà nuovamente da membro di Forza Nuova visto che dallo scorso mese di  giugno è stata reinserita nel ruolo di coordinatore del dipartimento femminile di Bologna e responsabile bolognese per l'associazione Evita Peron. A dare notizia dell'opposizione e della nuova data dell'udienza è stata la stessa Selene Ticchi D'Urso che sarà difesa dall'avvocato Daniele D'Urso. Nel frattempo però, come detto, il suo profilo Facebook ma anche la pagina dell'associazione di cui era amministratrice è finito nel mirino e sotto la scure della censura che i gestori del social hanno fatto scattare nelle settimane scorse contro persone o pagine con contenuti considerarti estremisti.