Credeva che sarebbe stata solo una scappatella senza conseguenze. Invece dopo aver incontrato in segreto l'amante è tornato a casa ed ha contagiato il figlio, di 13 anni: è successo a Rovigo, dove il ragazzino è risultato positivo al test del tampone e dove la Ulss sta avendo non poche difficoltà a interrompere la catena di contagio a causa di una presunta “relazione clandestina”, inizialmente sottaciuta. Stando a quanto riferito dal direttore generale Antonio Fernando Compostella, il ragazzino sarebbe vittima di “un caso positivo di alcuni giorni fa per il quale il Servizio igiene aveva mappato i contatti, ma non sono state date tutte le informazioni”. In pratica il padre avrebbe incontrato l’amante, già positiva, contagiando a sua volta il figlio. “Una parte dei contatti – spiega la Ulss – che la persona aveva avuto non erano stati riferiti. Il completamento della mappa l’abbiamo avuto raccogliendo informazioni sulla famiglia del ragazzino che ci hanno permesso di metterle assieme con quelle che avevamo già e di capire che qualcuno non si è comportato in modo responsabile, dimenticando o omettendo, altri contatti che aveva avuto”. “Ci vuole responsabilità, non deve esserci alcuna ritrosia”, stigmatizza il direttore generale.

Nel frattempo in Veneto continuano a crescere i casi positivi al Covid-19 ma calano i decessi: ieri, giovedì 9 aprile, i contagiati hanno fiorato  quota 13 mila da inizio epidemia, raggiungendo quota 12.933 (+523). I decessi sono stati 756. Il dato delle terapie intensive, dove si sono liberati altri 16 posti letto, fa invece ben sperare: ora sono 274 i ricoverati, è in calo la pressione (-9) anche nei reparti Covid in area non critica, che ospitano 1.521 pazienti.