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In pronto soccorso con enorme gonfiore alla pancia, scopre cisti ovarica da 50 kg: intervento record a Verona

Gli esami all’ospedale di Borgo Trento hanno diagnosticato una massa di imponenti dimensioni che si era ormai estesa a tutto l’addome rendendo difficili anche le normali attività quotidiane della donna. L’avvertimento dei medici: “La diagnosi precoce, attraverso controlli periodici, consente di intervenire in fasi iniziali con trattamenti meno invasivi”
A cura di Antonio Palma
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La cisti ovarica prima dell’intervento
La cisti ovarica prima dell’intervento

Intervento chirurgico record a Verona dove una donna arrivata in pronto soccorso con un'enorme distensione addominale ha scoperto di avere una cisti ovarica dal peso di oltre 50 kg. Il caso all'ospedale di Borgo Trento dove è stato necessario il coinvolgimento di più specialisti di diverse discipline per poter portare a termine in maniera positiva l'operazione estremamente complessa di asportazione della cisti che è perfettamente riuscita.

La paziente, una donna di 74 anni, era giunta in ospedale accusando sintomi molto importanti come insufficienza respiratoria e insufficienza renale lamentando inoltre una difficoltà nei movimenti e nelle normali attività quotidiane. La cosa più evidente però era un enorme gonfiore all'addome che ha portato gli specialisti a ordinare immediatamente accertamenti diagnostici in pronto soccorso che hanno portato così alla scoperta del raro caso.

Gli esami medici infatti hanno diagnosticato una neoformazione di imponenti dimensioni che si era ormai estesa a tutto l’addome. La massa, composta sia da liquido che da tessuto solido, comprimeva gli organi addominali e il diaframma e impediva anche la circolazione del sangue agli arti inferiori. Una condizione che ha avuto conseguenze evidenti sulla normale mobilità della donna fino al ricovero in ospedale.

La donna infatti è stata ricoverata nel reparto di ostetricia e ginecologia mentre i medici studiavano le varie fasi dell'operazione chirurgica di rimozione della cisti. L'operazione chirurgica, di particolare complessità proprio per l'enorme dimensione della massa da asportare, è stata divisa in più fasi che si sono susseguite però nel corso di un unico lungo intervento.

Come spiegano dall'ospedale veronese, come prima cosa i medici hanno ridotto gradualmente  il volume della massa aspirando la parte liquida in modo da salvaguardare gli organi interni e ridurre i rischi legati alla decompressione improvvisa della cavità addominale. Poi sono entrati in azione gli esperti della Chirurgia dell’esofago e dello stomaco che hanno diviso la massa dagli organi addominali in maniera graduale prima di asportare completamente la cisti. Infine si è proceduto con una isterectomia totale, cioè l'asportazione dell’utero e anche del secondo ovaio non intaccato dalla massa.

Dopo l'intervento, la donna è stata ricoverata in terapia intensiva con un costante monitoraggio dei parametri vitali vista anche la complessità dell'operazione chirurgica. Solo in un secondo momento è stata trasferita in un normale reparto di degenza dove ha riacquistato progressivamente le funzionalità e poi la mobilità entro un mese.

Il team medico che ha operato la donna
Il team medico che ha operato la donna

"Il successo dell’intervento è stato possibile grazie alla sinergia tra ginecologi, chirurghi generali, anestesisti, intensivisti e personale infermieristico altamente qualificato, in un contesto organizzativo adeguato alla gestione di pazienti ad alto rischio. Questo modello rappresenta oggi lo standard necessario per affrontare casi rari e complessi, trasformandoli in percorsi di cura efficaci e sicuri. Allo stesso tempo, questo caso ci ricorda quanto sia fondamentale investire nella prevenzione: molte patologie ginecologiche possono evolvere in modo silente per lungo tempo. La diagnosi precoce, attraverso controlli periodici, consente di intervenire in fasi iniziali con trattamenti meno invasivi e migliori prospettive prognostiche. La prevenzione rimane quindi uno degli strumenti più potenti per tutelare la salute della donna e ridurre la necessità di interventi così complessi” ha ricordato  il Dott. Valentino Bergamini, direttore del reparto di Ostetricia e Ginecologia.

Casi di tali dimensioni sono estremamente rari nella pratica clinica contemporanea e richiedono una elevata expertise chirurgica, organizzazione multidisciplinare e strutture adeguate alla gestione di pazienti ad alto rischio. Questo intervento rappresenta un importante risultato per la sanità veronese e conferma il ruolo dell’Azienda ospedaliera di Verona quale centro di riferimento. L’invito che faccio è alla prevenzione in ambito ginecologico, poiché rappresenta uno degli strumenti più efficaci per tutelare la salute della donna nel tempo” ha aggiunto il  Dott. Stefano Scarperi.

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