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In Piemonte stop alle scarpe ortopediche gratis per i disabili: “Costretti a spendere fino a 800 euro l’anno”

La Regione Piemonte ha detto no alle scarpe ortopediche di serie a titolo gratuito alle persone con disabilità, minore inclusi, con costi importanti che ricadono sulle famiglie. Insorgono le associazioni: “Il problema è nazionale, le persone con disabilità non possono essere discriminate”. Il caso della Lombardia.
A cura di Ida Artiaco
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"Le persone con disabilità non possono essere discriminate. Il problema è nazionale e se il governo lascia spazio alle Regioni per decidere chi supportare e chi no, noi abbiamo finito". A parlare è Fortunato, vicepresidente dell'associazione "Nessuno è escluso" che sostiene le famiglie che convivono con una disabilità grave o gravissima. A Fanpage.it ha commentato così quanto successo a fine gennaio in Piemonte: il Consiglio regionale ha respinto l’ordine del giorno presentato dalla consigliera di Alleanza Verdi Sinistra, Valentina Cera, che chiedeva di garantire a costo zero la fornitura o il rimborso delle calzature ortopediche di serie, minori inclusi. Con un danno economico non indifferente per le famiglie interessate, dal momento che si parla di circa 400 euro per un paio di scarpe. Il che ha riaperto il dibattito sul sostegno delle istituzioni a chi si trova in una condizione di difficoltà. Ma facciamo un passo indietro.

Fino a dicembre 2024, le calzature ortopediche di serie o predisposte rientravano tra gli ausili garantiti dal Servizio sanitario nazionale. Con l'aggiornamento dei LEA (Livelli essenziali di assistenza) e l’entrata in vigore del nuovo decreto tariffe, approvato a novembre 2024, e peraltro già bocciato dal Tar del Lazio a dicembre dello scorso anno per "grave difetto di istruttoria", dall'1 gennaio 2025 queste scarpe sono uscite dalla copertura, restando incluse solo quelle realizzate su misura. Si è così lasciata la responsabilità alle Regioni che però vanno in ordine sparso. E mentre il ministero della Salute, guidato da Orazio Schillaci, ora ha un anno di tempo per aggiornare correttamente il tariffario, tutto ricade sulle famiglie.

"Il decreto tariffe che è stato approvato nel 2024 ha avuto gestazione lunga – ci spiega Fortunato -. Il problema è nazionale. Se si ha la stessa esigenza non si può essere fortunati a nascere in una regione piuttosto che in un'altra. Io spero che quando verrà modificato il decreto, rientrino al di sotto della copertura non solo le scarpe ortopediche ma anche, ad esempio, le batterie delle carrozzine. Noi pensiamo che a prescindere da quello che c'è scritto nel decreto le persone con disabilità non possono essere discriminate, e se io ho bisogno di un ausilio, non può ricadere tutto il costo sulle mie tasche".

A differenza del Piemonte, altre regioni come Toscana, Lombardia e Lazio hanno ripristinato il rimborso o la fornitura delle calzature ortopediche di serie, riconoscendo che non si tratta di un extra, ma di un ausilio indispensabile. Ma comunque i problemi non mancano.

Lo sa bene Giusy, mamma di un ragazzo di 15 anni della provincia di Pavia, nato con sindrome di down e con una malformazione rara della colonna vertebrale per cui deambula a fatica. "Nel 2019 a mio figlio è stato diagnosticato un autismo di tipo 3 e per di più prende un farmaco salvavita per le convulsioni, che pure dobbiamo pagare da noi visto che è passato in classe C", ci racconta, aggiungendo: "Per quanto riguarda le scarpe, dalla Regione ci era stato detto che sarebbero più state erogate le scarpe di serie ma solo i plantari. Ora, parliamo di una spesa di circa 400 euro a paio e considerando che se ne cambiamo almeno due all'anno, si può arrivare ad 800 euro. Ho chiesto aiuto all'associazione di Fortunato e sono riuscita ad ottenere quello che chiedevo".

Per Giusy, il problema è "che ci sono regioni che vanno incontro alle famiglie e altre no, e si creano disabilità di seria A e disabilità di Serie B. Fossi in un cittadino residente in Piemonte mi rivolgerei ad un legale e porterei la questione davanti al Tar regionale, portando a riferimento la sentenza emessa dal Tar del Lazio nei mesi scorsi. Troppe volte le famiglie con disabilità vengono lasciate da sole. Mi sembra di essere tornata indietro di anni su questi temi, è grave pensare che va tutto a discapito della famiglia. Io su mio figlio non mi fermo, nessuno deve fermarsi".

"Alla luce di questo abominio invitiamo tutte le persone che si vedono negare tali ausili a rivolgersi a un avvocato e per chi vuole anche attraverso la nostra associazione, ma attendiamo anche un cambio di passo dal Ministero della Salute", ha concluso Fortunato.

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