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In Italia il 29% degli adolescenti pensa che le ragazze contribuiscono a provocare la violenza sessuale

Secondo il rapporto “Le ragazze stanno bene? Indagine sulla violenza di genere onlife in adolescenza” realizzato da Save the Children in collaborazione con Ipsos in Italia il 43% degli adolescenti pensa che se davvero una ragazza non vuole avere un rapporto sessuale il modo di sottrarsi lo può trovare e il 29% ritiene che le ragazze possano contribuire a provocare la violenza sessuale con il loro modo di vestire o di comportarsi: “Campanello di allarme che non può essere ignorato”.
A cura di Ida Artiaco
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In Italia il 43% degli adolescenti pensa che se davvero una ragazza non vuole avere un rapporto sessuale il modo di sottrarsi lo può trovare e il 29% ritiene che le ragazze possano contribuire a provocare la violenza sessuale con il loro modo di vestire o di comportarsi.

Sono questi alcuni dei dati che emergono dall'ultima indagine sulla violenza di genere promossa da Save the Children in collaborazione con Ipsos e pubblicata alla vigilia di San Valentino nel rapporto "Le ragazze stanno bene? Indagine sulla violenza di genere onlife in adolescenza". Il dossier contiene inoltre i risultati di un’indagine qualitativa, realizzata sempre da Save the Children grazie alla collaborazione con il Dipartimento Giustizia Minorile e di Comunità e con il supporto delle Unità di Servizio Sociale per Minorenni e gli Istituti Penali per Minorenni.

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Ebbene, secondo il rapporto di Save the Children, il 30% degli adolescenti sostiene che la gelosia è un segno di amore e per il 21% condividere la password dei social e dei dispositivi con il partner è una prova d’amore. Il 17% delle ragazze e dei ragazzi tra i 14 e i 18 anni pensa possa succedere che in una relazione intima scappi uno schiaffo p un pugno ogni tanto. E in effetti, quando si passa dalle opinioni alle esperienze, quasi uno/a su cinque (circa 19%) di chi ha o ha avuto una relazione intima dichiara di essere stato spaventato dal/la partner con atteggiamenti violenti, quali schiaffi, pugni, spinte, lancio di oggetti.

In una dimensione delle relazioni sempre più onlife, al 26% degli adolescenti che hanno o hanno avuto una relazione è capitato che il partner creasse un profilo social falso per controllarlo. Infine,  l’11% di tutti gli intervistati ha dichiarato che le proprie foto intime sono state condivise da altre persone senza il proprio consenso.

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"Preoccupa, analizzando i dati, la accettazione diffusa di forme di controllo tra le coppie di adolescenti, la tolleranza nei confronti di pratiche violente e la persistenza di stereotipi di genere – ha commentato Antonella Inverno, Responsabile Ricerca e Analisi di Save the Children –. Considerare gelosia, possesso e controllo ingredienti accettabili e segni di amore in una relazione di coppia o attribuire una responsabilità alla vittima di una violenza sessuale per il modo in cui è vestita non possono essere considerati – purtroppo – retaggi del passato, ma sono opinioni e comportamenti diffusi tra i giovani oggi. È un campanello di allarme che non può essere ignorato. È necessario un intervento sistematico e organico per accompagnare i ragazzi e le ragazze nella crescita affettiva e relazionale".

"La società nel tempo ha normalizzato idee come la gelosia e la possessività, trasformandole in chiave positiva; insultare, alzare le mani, inveire contro un’altra persona non sono atti d’amore, ma sono gesti per dominarla, facendola tacere tramite la paura", ricorda Lorenzo del Movimento Giovani per Save the Children, che ha lanciato anche la campagna social #ChiamalaVIOLENZA con la partecipazione della scrittrice Chiara Tagliaferri.

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