Lo storico impianto che da decenni imbottiglia Coca Cola in Sicilia presto potrebbe dire addio a Catania, e all'Italia per delocalizzare parte dell'attività in Albania. È quanto denunciano i sindacati locali dopo che l'azienda Sibeg, storico imbottigliatori della Coca Cola in Italia, ha annunciato di non poter più far quadrare i conti. "In Albania c'è la flat tax al 15%, mentre qui da noi le imposte superano ormai il 60%"ha affermato l'amministratore delegato di Sibeg, Luca Busi, puntando il dito sulle cosiddette plastic tax e sugar tax volute dal governo. Secondo l'azienda, le due nuove tasse avrebbero un impatto sui costi di 18 milioni euro su un fatturato annuo di 115 milioni. Un peso tale da rendere antieconomico investire. Del resto la Sibeg possiede già da tempo uno stabilimento per l’imbottigliamento della Coca Cola in Albania e si tratterebbe di trasferire solo alcune linee di produzione.

Una decisione che se giungesse a termine costerebbe almeno 150 posti di lavoro sui 350 lavoratori attualmente impiegati. Secondo la proprietà del gruppo, la famiglia Busi, erano già pronti alcuni investimenti per aggiungere due nuove linee all'impianto siciliano che però ora saranno dirottati altrove se non si arriverà a una decisione certa  nei prossimi mesi. "Con queste tasse e il cuneo fiscale che c'è in Italia non ce la sentiamo più di investire" spiegano. Nello stabilimento, dove i sindacati sono stati convocati prima di Natale per comunicare la decisione, tra i lavoratori c'è molto malumore.

"Inizialmente la proprietà ci ha quantificato in una ventina di milioni di euro l’aggravio dei costi dovuti alla nuova tassa e per questo motivo ha avanzato una richiesta di esuberi pari al 40% dei lavoratori, cioè 151 persone" hanno spiegato dalla Cgil, poi è arrivata la minaccia di spostare in Albania tutti gli investimenti che erano stati pianificati per Catania. "È solo il primo caso che conferma le nostre preoccupazioni. La stessa Coca Cola HBC Italia, nei giorni scorsi, ha fatto sapere che sono già stati bloccati gli investimenti in tutti i siti produttivi e che, rimanendo invariata la situazione, entro giugno chiuderà uno stabilimento" ha dichiarato il segretario nazionale del sindacato Uila. La richiesta al governo, che accomuna sindacati e azienda, ora è di aprire un tavolo di trattativa per rivedere le due tasse o almeno avere delle compensazioni.