Imane Laloua uccisa, fatta a pezzi e ritrovata in un sacco in A1, dopo 23 anni possibile svolta: c’è un indagato

C'è un indagato per la morte di Imane Laloua, la ragazza di 22 anni scomparsa a Prato nel 2003 e poi rinvenuta cadavere tre anni dopo ai bordi dell'autostrada A1, fatta a pezzi e messa in due sacchi di plastica abbandonati a Barberino del Mugello. A 23 anni di distanza da quei terribili fatti, al centro della nuova pista investigativa della procura di Firenze, che ipotizza il reato di omicidio e soppressione di cadavere, ci sarebbe un uomo di 45 anni residente nel capoluogo toscano e finora mai messo in relazione con la scomparsa della giovane.
Secondo quanto ricostruisce l'edizione Fiorentina di Repubblica, tutto ruoterebbe attorno a nuovi accertamenti irripetibili su alcuni vecchi reperti sequestrati all'epoca del rinvenimento dei resti della donna ma mai messi in relazione con Imane Laloua. In particolare gli inquirenti intendono effettuare alcuni esami con tecniche moderne per individuare possibili tracce di DNA della vittima su alcuni oggetti rinvenuti all'epoca nell'auto dell'indagato, coinvolto in altre inchieste, e mai analizzati a questo fine.
I reperti sarebbero stati catalogati dalla polizia poche settimane prima del ritrovamento dei resti della giovane marocchina nel 2006 e da allora sarebbero stati archiviati negli uffici di un commissariato nelle Marche. Al momento si tratta solo di ipotesi ma il confronto e le indagini scientifiche ravvivano le speranze dei familiari della ragazza che non si sono mai arresi alle diverse richieste di archiviazione del caso ma pretendendo dagli inquirenti di analizzare a fondo qualsiasi pista.
Stando alla ricostruzione del quotidiano, le nuove indagini, su cui gli investigatori mantengono il massimo riserbo, sarebbero frutto di un collegamento indiretto con l'inchiesta di Prato su Vasile Frumuzache, il vigilante a processo per gli omicidi di due giovani escort. Dopo la scoperta di due omicidi, infatti, la procura aveva chiesto ai Carabinieri di analizzare alcuni casi di donne scomparsi omicidi risolti per verificare l'ipotesi di delitti su commissione di un gruppo criminale.
Da questi accertamenti non è emerso un collegamento diretto con il caso della 23enne ma la scoperta dei reperti mai analizzati e sequestrati in epoca compatibile al ritrovamento dei resti della vittima, ha portato alla richiesta di trasmissione degli atti a Firenze dove quindi hanno notificato all'indagato un avviso di accertamenti irripetibili.
Imane Laloua era giunta in Italia nel 1995 per raggiungere la madre che lavorava a Montecatini Terme. Dopo un breve periodo di studio, aveva cominciato a lavorare negli alberghi della zona ma nel 2003 aveva lasciato la casa dove viveva con la madre per trasferirsi a Prato con il marito e altri connazionali. Lo stesso anno la madre era andata a cercarla a Prato, ma lei non c’era più all’indirizzo che le aveva dato e anche il marito non era in grado di rintracciarla.
Le indagini negli anni non avevano portato a nulla e una svolta era arrivata solo nel 2017 quando, a 11 anni dal ritrovamento dei resti sulla A1, l'esame di DNA li attribuì definitivamente alla giovane. Nemmeno le indagini successive però portarono a nulla tanto che la Procura chiese l'archiviazione nel caso avvenuta nel 2025, nonostante l'opposizione del legale della mamma della giovane. "Non ci si può rassegnare al fatto che resti senza risposte l’omicidio così cruento di una ragazza di 22 anni, un ulteriore tentativo è doveroso; lo dobbiamo alla giustizia e alla madre, la signora Chakir Zoubida" ha spiegato l'avvocato Francesco Filograsso che lo scorso marzo aveva presentato una nuova istanza di riapertura delle indagini.