Sempre più italiani stanno scaricando Immuni, l'app di contact tracing per i contagi da Coronavirus in Italia. Progettata gratuitamente da Bending Spoons e scelta dalla ministra dell’Innovazione Paola Pisano insieme al ministro della Salute Roberto Speranza, l'app Immuni servirà per il tracciamento dei casi di Covid-19 nel nostro Paese ed è disponibile per il download gratuito per iOS, Android e telefoni Huawei e Honor che utilizzano il sistema operativo di Google. Lanciata il 15 giugno scorso, ha fatto registrare 500mila download nel primo giorno e due milioni in una settimana, ma ci ha messo vari mesi per crescere. Per incentivare il download dell'app, negli ultimi giorni è stata lanciata una vera e propria mobilitazione del mondo dei media e delle istituzioni a scaricare l'app, che è durata una settimana ed è terminata l'11 ottobre, visto l'aumento dei contagi che si sta registrando dalla fine dell'estate. All'8 ottobre, sono così diventati 8 i milioni di download in Italia. "Scarica l'App Immuni. Aiutateci a tenere bassa la pressione sugli ospedali. Aiutateci a garantire le cure anche ai malati non Covid-19": è stato l'appello del sindacato nazionale dei medici ospedalieri Anaao-Assomed. Dal 17 ottobre, inoltre, Immuni ha iniziato a dialogare con le sue omologhe europee. Uno strumento in più per tracciare i positivi in un momento in cui il virus corre anche negli altri Paesi.

Si ricordi che la app è disponibile in tutta Italia dopo una fase di test avviata in quattro regioni italiane lo scorso 8 giugno: Abruzzo, Liguria, Puglia e Marche. "Gli italiani sono ancora scettici sull'uso di Immuni", aveva affermato lo scorso 22 giugno Giovanni Galgano, managing director di Public Affair Advsors, committente di un sondaggio realizzato da EMG in relazione alla disponibilità da parte dei cittadini a scaricare l'applicazione sul proprio smartphone. Non si può dire che l'app Immuni sia stata un flop, considerate le percentuali di download di applicazioni analoghe in altri Paesi del mondo; è tuttavia che un'applicazione di contact tracing sia tanto più efficace quanto più installata da un numero elevato di utenti. Lo strumento dell'app è comunque poco utile, in sè e per sè, senza una campagna capillare di test del tampone. Vediamo come funziona l'app Immuni e come scaricarla e utilizzarla in modo corretto.

Cosa fare in caso di notifica da Immuni

Immuni funziona così: invia una notifica sul cellulare di chi è entrato in contatto di recente con una persona poi risultata positiva al virus, che si è segnalata sulla app. Ma cosa succede, quando la notifica arriva? Le indicazioni chiedono che, al suo ricevimento, il destinatario della notifica stessa contatti l'Asl o il medico di base: in mancanza di sintomi, e fatte salve le prescrizioni del curante, dovrà restare in casa in isolamento fiduciario per 10 giorni dall'arrivo della notifica. Durante questo periodo di tempo, non sarà possibile uscire né entrare in contatto con nessuno. In quanto anonima, l'applicazione non invia alcuna segnalazione alle autorità: è l'utente a dover segnalare l'avvenuta notifica, ed è l'Asl a fornire alla persona indicazioni su come procedere ed eventualmente a prescrivere il tampone.

In quanti hanno scaricato l'app Immuni

Stando alle ultime rilevazioni effettuate, all'8 ottobre, secondo i dati pubblicati direttamente sul sito ufficiale dell'app sviluppata da Bending Spoons per il Ministero per l'innovazione, gli utenti che hanno scaricato il sistema per il tracciamento dei contagi da Coronavirus, sono 7.955.418, circa un milione in più rispetto alla rilevazione precedente, pari al 18 per cento della popolazione italiana. Numeri, dunque, in aumento, ma che non sono ancora abbastanza. Per ottenere i risultati sperati dovrebbe essere scaricato dal 60%. Per quanto riguarda le notifiche di esposizione a rischio inviate fino ad oggi, invece, l'app ne ha mandate 7.884 in seguito all'indicazione di positività inviata da 445 utenti.

Immuni funziona anche all'estero

Dal 17 ottobre, inoltre, Immuni funziona anche all'estero, grazie ad un sistema europeo di tracciamento per il Coronavirus, con le app di Irlanda e Germania. "Per sfruttare il pieno potenziale delle app di tracciamento, abbiamo fissato un sistema europeo, in modo che le app nazionali interagiscano tra loro. Oggi il sistema diventa operativo con le app di Italia, Irlanda e Germania", si legge in un tweet della Commissione europea. "La lotta al Covid è la nostra massima priorità. Le app di tracciamento aiutano ad abbattere la catena delle infezioni. Incoraggio le persone ad usarle. Tre Paesi si sono uniti oggi, presto anche altri, perché si possa essere avvisati dei rischi ovunque siamo", ha commentato la presidente Ursula von der Leyen.

Come e dove scaricare l'app Immuni

Al momento è possibile scaricare l'app Immuni sui due principali sistemi operativi mobile, iOS e Android. L'app è infatti disponibile sui due store online di Apple e Google, il Play Store e l'App Store, da cui è possibile scaricare l'applicazione Immuni. Sarà rilasciata anche su App Gallery, lo store di Huawei, ma successivamente. Nel frattempo i telefoni Huawei e Honor usciti prima del 2019 (prima del Mate 30 Pro) possono già scaricare l'app direttamente dal Play Store: grazie all'aggiornamento dei Play Services Immuni è regolarmente funzionante. Scaricarla è semplicissimo: vi basterà aprire lo store digitale sul vostro smartphone (Play Store se avete un telefono Android o App Store se siete su iPhone) e cercare nella barra di ricerca "Immuni". Una volta individuata l'app, non dovrete fare altro che aprirla e seguire le istruzioni per la configurazione.

Come funziona Immuni: istruzioni per l'uso

La app Immuni si può scaricare liberamente, nessuno è obbligato ad installarla, ma il download è solo su base volontaria. È composta da due parti. La prima è un sistema di tracciamento dei contatti che sfrutta la tecnologia Bluetooth Low Energy, una versione a basso consumo del  normale Bluetooth attraverso cui rilevare la vicinanza tra due smartphone nell'ordine di un metro. In questo modo, la app conserva sul dispositivo di ciascun cittadino una lista di codici identificativi anonimi di tutti gli altri dispositivi ai quali è stata vicino entro un certo periodo. Nel caso in cui si venga sottoposti a test per Coronavirus, con un codice il cittadino può caricare su un server in cloud le stringhe alfanumeriche inviate dalla sua app agli altri smartphone. Il server a sua volta invia a tutte le app in circolazione queste stringhe e sono i singoli smartphone a calcolare per ogni identificativo il rischio di esposizione all'infezione sulla base di parametri come la vicinanza fisica e il tempo, generando una lista degli utenti più a rischio ai quali è possibile inviare una notifica sullo smartphone. Il server, quindi, non ha mai conoscenza degli incontri intercorsi tra gli utenti. Ma la app presenta anche, ed è questa la seconda funzione che arriverà in seguito, una sorta di diario, nel quale a ciascun utente verranno chieste alcune informazioni rilevanti riguardanti anche la propria salute e che dovrebbe essere aggiornato tutti i giorni con eventuali sintomi.

Cosa sono le notifiche di esposizione e come funzionano

Immuni si basa sul sistema di notifiche di esposizione messi in piedi da uno sforzo congiunto tra Apple e Google, i due principali sviluppatori dei sistemi operativi per smartphone attualmente in circolazione. Il sistema, attivo sugli ultimi iPhone e telefoni Android, consentirà di notificare gli utenti di eventuali contatti ravvicinati con un caso positivo di coronavirus. Di fatto rappresenta la spina dorsale del sistema di Immuni, in grado di gestire sia lo scambio di codici alfanumerici tra dispositivi che l'invio delle notifiche. Il sistema si basa su un modello decentralizzato, quindi basato sull'analisi dei codici direttamente sugli smartphone e non in un server remoto.

A cosa serve l'app Immuni

L'app Immuni serve per andare a tracciare i contagi da Coronavirus Covid-19 in Italia. Oltre alla sezione dedicata al controllo vero e proprio degli spostamenti, all'interno dell'app ci sarà una parte dedicata a una sorta di cartella clinica virtuale degli individui. Quest'ultimo elemento, però, non è inizialmente disponibile ma sarà rilasciato successivamente. Per effettuare il tracciamento, l'app Immuni si serve del Bluetooth Low Energy e non del GPS, in ottemperanza alle linee guida europee e con il fine di tutelare maggiormente la privacy degli individui.

La tutela della privacy e il modello decentralizzato

In seguito ad alcuni dubbi sulla compatibilità dell'app Immuni con la tutela della privacy degli utenti, il sistema mediante cui Immuni funziona è stato modificato e allineato a quelle che sono le linee guida di Apple e Google. Rispetto al modello Pepp-Pt viene infatti utilizzato il modello DP-3T, acronimo di "Decentralised Privacy-Preserving Proximity Tracing". Si parla dunque di uno schema maggiormente decentralizzato, rispetto al modello precedentemente identificato.

Ma cosa vuol dire, in pratica, questo cambiamento? In modo semplificato, potremmo dire che mentre prima le informazioni sugli utenti venivano conservate su un server esterno, adesso queste ultime saranno agglomerate solo ed esclusivamente sui dispositivi mobili degli individui. Questo vuol dire che i server non sono in grado di identificare gli utenti, ma che sono soltanto gli utenti stessi a essere identificati mediante notifica push. Sono infatti gli smartphone dei singoli utenti a inviare, ricevere e immagazzinare le chiavi anonime – sono stringhe alfanumeriche – delle persone incontrate per strada, mentre il server riceverà solamente le stringhe inviate dal telefono di un paziente positivo quando questo indica la sua positività. A quel punto il server le rigira a tutte le app in circolazione: se viene trovato un “match” dall’applicazione (un processo che quindi avviene sullo smartphone), il sistema dovrebbe fornire istruzioni in base alla tipologia di contatto (la durata, la distanza, etc).

La decisione di adottare un modello decentralizzato rispetto al modello centralizzato scelto in precedenza non è data solo da motivazioni afferenti alla tutela della privacy, ma anche alla necessità di garantire la funzionalità dell'applicazione anche in background: Google e Apple potranno fornire delle API ad hoc al fine di garantire il corretto funzionamento dell'app anche quando essa non è attiva, con l'obiettivo di rendere efficiente il tracciamento ed evitare casi di falsi positivi o negativi.

Immuni non è un'app obbligatoria

L'app Immuni non è obbligatoria, ma volontaria: lo hanno confermato sia il commissario straordinario Domenico Arcuri che il presidente del consiglio Giuseppe Conte durante il suo intervento al Senato. Arcuri ha dichiarato che scaricare l'app non sarà obbligatorio ma consigliato, mentre il premier Conte ha escluso la possibilità di limitare gli spostamenti per coloro che decideranno di non effettuare il download.

Il codice sorgente di Immuni

Pochi giorni prima del lancio ufficiale, su Github è stata pubblicata la prima parte del codice sorgente di Immuni. Non si parla ancora della versione completa, ma il Governo sta aggiornando la lista di documenti ogni giorno e probabilmente continuerà a farlo fino al rilascio definitivo. Attualmente online è stato pubblicato il codice frontend, cioè quello che caratterizza l'esperienza degli utenti. Il backend, ovvero l'infrastruttura di server che riceve e custodisce i dati inviati dai singoli utenti per poi trasformarli in informazioni utili per la comunità, non è ancora stato pubblicato. Ovviamente si parla della parte più importante, perché legata strettamente alla privacy.

La software house Bending Spoons e gli altri finalisti

Immuni ha superato la concorrenza dell'altra finalista, Covid-app, che fa parte del CoronavirusOutbreak Control, progetto nato dal lavoro di 35 esperti di sei paesi diversi. Entrambe rispettavano i criteri pubblicati dalla Commissione europea per la realizzazione della app, e cioè volontarietà del download, temporaneità dell'utilizzo, rispetto della normativa europea sulla privacy e tecnologia Bluetooth per evitare l'invasività delle geolocalizzazioni. Tuttavia, la decisione del governo è infine ricaduta sulla app di Bending Spoons che, secondo quanto rivelato dal Foglio, si è avvalsa della supervisione tecnica tra gli altri di John Elkann, presidente di FCA. Tutto il progetto sarà realizzato pro bono.