“Mio figlio è stato vittima di un pestaggio da parte del branco e lasciato lungo i binari della stazione di Lancenigo. Non si è suicidato, è stato ucciso”. Sono le parole commosse di Anna Cattarin, mamma di Marco Cestaro, il ragazzo di 17 anni  di Villorba ritrovato agonizzante lungo i binari nei pressi della stazione di Lancenigo il 13 gennaio 2017 e morto dopo quattro giorni di agonia. La famiglia di recente si è opposta alla richiesta di archiviazione del caso presentata dalla Procura, che ha chiuso la vicenda decretando il suicidio della vittima. L'udienza è fissata a metà marzo e nel frattempo, nominando gli avvocati Antonio Cozza e Nicodemo Gentile come nuovi legali di fiducia, la famiglia ha partecipato alla trasmissione televisiva La Vita In Diretta per evitare che sulla questione cali il silenzio.

I Cestaro porteranno al gip una nuova perizia di parte, effettuata attraverso le foto del cadavere del giovane, secondo cui il giovane sarebbe rimasto vittima di un violento pestaggio prima di essere abbandonato lungo i binari.

“Le lesioni riscontrate sul corpo sono da attribuirsi alla feroce aggressione di un branco – sono le conclusioni della perizia – Il colpo mortale è stato inflitto con un mezzo tagliente seghettato sul lato destro del collo. La causa della morte è da ascriversi a grave shock emorragico con perdita di tre litri di sangue in politrauma. Marco era stato barbaramente torturato da almeno tre individui, uno dei quali gli aveva fratturato tre dita della mano sinistra, provocato lesioni alle piante dei piedi e spento sigarette sul petto e sul braccio destro. Un soggetto mancino gli aveva tagliato la gola con un mezzo tagliente seghettato e un altro gli aveva spezzato le gambe, verosimilmente con un'accetta, e inflitto un colpo sulla coscia sinistra. Quantomeno un altro teppista l'aveva trattenuto”.

Nella perizia vengono ricostruiti anche gli attimi successivi al presunto pestaggio. “Finito il lavoro il corpo di Marco veniva trasportato nei pressi della stazione e trascinato sulla ferrovia attraverso un buco sulla rete per poi essere abbandonato sul lato opposto in situazione prona e con le braccia lungo il corpo”. L'avvocato Cozza, nell'atto di opposizione all’archiviazione voluta dalla procura, cita anche i risultati dell'autopsia svolta su ordine degli inquirenti: oltre all'ipotesi del suicidio, il medico legale lasciava aperte anche le strade del pestaggio e dell'abbandono del corpo lungo i binari e quella che Marco fosse stato spinto contro il treno in transito. “È un caso che va approfondito come merita – sostiene l'avvocato Cozza – Le indagini per omicidio sono partite in maniera forte a due anni dal fatto per merito della madre del 17enne. Chiediamo di risentire gli amici di Marco: non si può concludere in modo semplice e dire che il ragazzo aveva problemi familiari”.