La lunga discesa continua, ma occhio a regioni e province in cui i casi stanno crescendo ancora: secondo il bollettino della Protezione Civile del 17 aprile relativo all’emergenza coronavirus, il numero di casi positivi al nuovo Coronavirus in Italia è salito a 172.434 (+ 3.493 rispetto a ieri), di cui 42.727 guariti (+ 2563) e 22.745 decessi (+ 575). Al momento i cittadini asintomatici o con pochi sintomi in isolamento domiciliare sono 78.364, altri 25.786 sono ospedalizzati e 2.812 sono ricoverati in terapia intensiva, facendo segnare ancora un calo significativo rispetto ai giorni precedenti. Il numero dei tamponi effettuati ha toccato quota 1.244.108 (+ 65.705 rispetto alle ultime 24 ore). Le regioni più colpite sono Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna.

“Oggi le due notizie sono il record di guariti e il record di tamponi”. Giovanni Forti, 25 anni è studente di Economics all'Università di Pisa e alla Scuola Superiore Sant'Anna. Dal 2018 fa parte della redazione di YouTrend, dove di occupa della parte editoriale, dell'analisi dei dati e della produzione di data visualization e su YouTrend ha scritto diversi articoli sulla pandemia del Covid-19: “Le due notizie sono effettivamente legate –  spiega Forti a Fanpage.it – È il tampone ad attestare la guarigione di una persona. E quando i tamponi arrivano come oggi ha il record di guariti”.

Nelle scorse settimane, tanti tamponi volevano dire tanti contagi…

Tutte le regioni comunicano il numero dei tamponi ma non dicono quante persone hanno testato. Facendo una media di chi lo comunica, il 60% sono volti a individuare nuovi casi, il 40% ad accertare guarigioni. Più si andrà avanti, più i tamponi andranno ad accertare guarigioni, più crescerà il numero dei guariti.

Ieri abbiamo parlato della media mobile settimanale come uno dei dati da considerare per misurare la velocità del calo. Com’è cambiata, oggi?

La media mobile cala rispetto a 7 giorni fa di 415 contagiati. Un po’ meno di ieri ma siamo in linea col calo dei giorni scorsi e quindi il traguardo dei zero casi è ancora fissato tra 8, 10 settimane. Attenzione però: dobbiamo stare attenti che il calo non rallenti. Nei primi giorni dal picco, attorno ai primi giorni di aprile, il calo era più veloce di oggi: siamo arrivati anche a meno 1000 casi rispetto alla settimana precedente. Se rallenta ancora, i tempi potrebbero allungarsi. Va detto che, solitamente,  la prima fase di discesa è molto accelerata. Poi subentra il lungo plateau, che è dove siamo ora.

Da dove arrivano oggi i nuovi casi?

Lombardia e Piemonte continuano a fare buona parte dei casi. Oggi crescono molto anche Veneto e Lazio, e non va sottovalutato l’Abruzzo che oggi fa 100 casi in più rispetto a ieri e ha la crescita percentuale più veloce d’Italia. E poi c’è lo strano caso Calabria, in cui i casi sono diminuiti di 18 unità rispetto a ieri. Probabilmente c’è stato un riconteggio dei casi.

Per la prossima settimana, quali sono le città a cui dobbiamo prestare maggior attenzione? Sempre Torino e Milano?

Torino e Milano a parte, ci sono due tipi di province cui stare attenti, a partire dalla prossima settimana: le grandi città come Firenze, Roma, Genova e Bologna, mentre Napoli e Palermo a oggi sembrano essere al sicuro. La seconda categoria di province da cui ci possiamo aspettare un aumento sono quelle province del Nord che non hanno avuto un boom in questa settimana, ma che potrebbero averla nei prossimi giorni: Novara, Varese, Como, Cuneo, Asti che sono quelle che questa settimana hanno avuto percentuali di crescita sopra la media.

Classica domanda da fine settimana: come va negli altri Paesi europei?

La Spagna ci ha superato come numero di casi, ma ha invertito la tendenza molto velocemente e sta contenendo meglio di noi il numero dei decessi. La Francia ha avuto nelle ultime ore dei dati terribili dalle case di riposo, in cui sono arrivate migliaia di casi tutti assieme: con questi dati, nei fatti, la Francia arriva ad avere più o meno il nostro numero di casi. Il Regno Unito sta seguendo la curva dell’Italia di 10-11 giorni fa: questo fa sì che la sua crescita sia la più elevata d’Europa, con un altissimo numero di morti giornalieri. A oggi è il Paese da tenere più d’occhio. La Germania invece sta riducendo significativamente il numero di casi: ormai sono meno di 1000 al giorno. È a 138mila casi totali, con un bassissimo tasso di mortalità: il 3% contro il 13% italiano.

 

Come hanno fatto?

La Germania ha aderito sin da subito alla linea guida dell’Oms: test, test, test. Cosa che noi abbiamo fatto a macchia di leopardo. E poi loro hanno decine di migliaia di posti in terapia intensiva, a differenza dell’Italia. Niente complotti e conteggi strani, quindi: è così che sono riusciti a salvare più vite.