video suggerito
video suggerito

I medici non operano il cesareo, il bimbo nasce disabile: dopo 20 anni famiglia riceve 3 milioni di risarcimento

Dopo 20 anni ha ricevuto insieme alla sua famiglia un risarcimento di circa 3 milioni di euro per la disabilità causata in ospedale al momento della nascita. All’epoca dei fatti i medici, secondo quanto rilevato dal giudice che ha emesso la sentenza di primo grado, non operarono il parto cesareo nonostante i sintomi di grave sofferenza del bambino, oggi adulto con un’invalidità dell’85%.
Immagine

Dopo 20 anni, il tribunale di Arezzo ha accertato la responsabilità sanitaria per le gravi lesioni riportate da un uomo al momento della nascita. Il protagonista della vicenda deve convivere con una grave disabilità che, secondo quanto avevano denunciato i familiari e oggi anche stando alla sentenza di primo grado, è stata causata dal mancato parto cesareo. Per il giudice, i medici non avrebbero dovuto proseguire con il parto naturale e riconoscere le complicazioni che avrebbero dovuto giustificare il cesareo. Per la famiglia dell'uomo è stato stabilito un maxi risarcimento da oltre 3 milioni di euro.

Il giorno del parto, la donna alla prima gravidanza si era presentata in pronto soccorso ad Arezzo in pieno travaglio. I medici, dopo averla ricoverata, avevano iniziato il monitoraggio e alle 7 del mattino hanno riscontrato la rottura delle membrane con la presenza di liquido amniotico tinto, un segnale che evidenzia un iniziale stato di sofferenza del nascituro. Nonostante la segnalazione al medico di guardia, il travaglio viene fatto proseguire con farmaci volti ad accelerare le contrazioni. Solo un'ora dopo, i medici hanno iniziato i tentativi di parto operativo con ventosa e manovre manuali sulla pancia della donna ricoverata. Al momento della nascita, le 8.26 del mattino, il bambino ha presentato da subito condizioni cliniche gravi come assenza di respirazione autonoma, colorito cianotico, frequenza cardiaca rallentata e una forte riduzione del tono muscolare.

I medici hanno dovuto operare subito delle manovre di rianimazione e il piccolo è stato dimesso dopo qualche settimana di ricovero in terapia intensiva neonatale. Fin dai primi mesi di vita, il neonato aveva manifestato importanti difficoltà nello sviluppo, problemi di deglutizione e crisi epilettiche. Per oltre un decennio, la famiglia ha affrontato un lungo percorso medico e diagnostico alla ricerca di una spiegazione chiara.

Il quadro clinico si è aggravato negli anni e la svolta è arrivata solo tra il 2012 e il 2014, quando i familiari hanno chiesto indagini specialistiche e genetiche presso strutture di eccellenza. Gli accertamenti hanno escluso patologie ereditarie o congenite, evidenziando invece la correlazione con la severa asfissia subita al momento del parto. I genitori hanno quindi deciso di avviare una causa civile e il giudice ha disposto approfondite perizie medico-legali e specialistiche. La documentazione e i tracciati cardiologici della fase finale del travaglio hanno fatto emergere segnali di sofferenza del nascituro che avrebbero dovuto indurre l'equipe medica ad abbandonare la via del parto naturale per eseguire tempestivamente un taglio cesareo.

Il tribunale ha respinto le eccezioni sulla prescrizione sollevate dalla struttura sanitaria e ha riconosciuto alla vittima, che oggi ha un'invalidità permanente dell'85% che ne azzera la capacità lavorativa e autonomia personale, un risarcimento di 2,67 milioni di euro, mentre ai genitori è stata riconosciuta una somma pari a circa 200 mila euro ciascuno per la sofferenza patita, oltre al rimborso di circa 22mila euro per le spese sanitarie e riabilitative sostenute negli anni con le spese legali e dei periti.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views