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Gregorio De Falco parla di Schettino: si vedeva che il capitano mentiva

Diverse le telefonate tra Francesco Schettino, alla guida della Costa Concordia e il Capo della Capitaneria di Porto, Gregorio De Falco, il quale ha dichiarato di aver subito capito che il capitano stesse mentendo sulle reali condizioni in cui versava la nave. Ecco l’intervista de Il Tirreno di Livorno.
A cura di Daniela Caruso
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Francesco Schettino ,capitano della nave da crociera Costa Concordia, vine portato via dai carabinieri

A bordo della Costa Concordia sono stati ritrovati altri cinque cadaveri, rivenuti nella parte di poppa sommersa dall'acqua. A comunicarlo i sommozzatori della Guardia Costiera. Al momento, dunque, si contano 11 vittime in totale dopo il naufragio della Costa Concordia. A parlare ora è Gregorio De Falco, capo della sezione operativa della Capitaneria di Porto di Livorno. L'uomo, insieme ad altri militari della Guardia Costiera di Livorno, ha avuto modo di scambiare diverse comunicazioni con il comandante della nave, Francesco Schettino, durante i tragici momenti dell'incidente. Come ha dichiarato De Falco in un'intervista a Il Tirreno|Livorno, "Non è la prima volta che i comandanti di navi, in situazioni di difficoltà, tendono a sminuire e ad essere per così dire silenziosi e reticenti". Alle domande di De Falco, Schettino ha ripetutamente risposto che la situazione era sotto controllo, sminuendo la gravità dei fatti che si stavano, appunto, svolgendo a bordo: sulla nave, infatti, si era verificato un guasto elettrico e il carico di acqua a bordo, dopo l'urto della nave con la scogliera.

Venerdì sera, il capo De Falco coordinava un team di cinque persone, che lui definisce "le migliori che potessi avere": nonostante la professionalità di cui erano portatori, il capo si mostra estremamente rammaricato, in quanto lui e i suoi uomini non sono risciuti a "portare a termine fino in fondo il nostro dovere, quello di salvare tutti. La mia vocazione è il soccorso e non sono soddisfatto se non porto tutti a casa. Purtroppo ci sono stati dei morti". Il capo capitaneria spiega che venerdì sera, il gruppo stava monitorando la nave attraverso la

complessa strumentazione che ci permette di monitorare le navi passo dopo passo. E' quello che abbiamo fatto dopo che ci è arrivato l'allarme da una passeggera della Concordia, tramite i carabinieri. E così ci siamo accorti che la nave era molto vicina alla costa, che stava rallentando e già procedeva a velocità molto lenta. Inoltre, il fatto che il comandante parlasse di guasto elettrico non tornava con l'invito ai passeggeri di indossare i giubbotti di salvataggio. Un comandante serio non può far preoccupare inutilmente i suoi passeggeri facendo loro indossare i giubbotti se non è necessario. 

La leggerezza con cui Schettino ha affrontato le problematiche che stavano emergendo a bordo, hanno da subito allertato la Capitaneria e lo stesso De Falco, che in merito ha detto:

Più delle parole ci ha preoccupato il tono. Per questo abbiamo approfondito la cosa. Siamo abituati ad andare a fondo alle questioni.

De Falco, dunque, aveva capito che il capitano Schettino stesse mentendo in merito alla reale condizione in cui versavano i passeggeri e il vascello e di essere insoddisfatto di non aver potuto salvare tutte le persone che in quel momento si sono ritrovate in una crociera, trasformatasi in pochi istanti in un vero e proprio incubo. "Posso solo dire che il nostro scopo in quel momento era quello di mettere tutti al sicuro: era questa la nostra unica priorità", queste le parole di De Falco. Il capitano Francesco Schettino rischia fino a 15 anni di carcere, accusato di abbandono della nave e omicidio colposo.

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