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Gli studenti delle Università telematiche scrivono alla ministra Bernini: “Serve scelta politica su esami online”

La lettera aperta firmata dai delegati dell’Università Mercatorum, Università Telematica Pegaso e Università San Raffaele Roma, alla ministra Bernini e al presidente dell’ANVUR, Uricchio: “Non vogliamo scorciatoie ma scelta politica e di sistema coraggiosa, organica e definitiva sul tema didattica in remoto ed esami online”.
A cura di Redazione
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Non vogliono una scorciatoia ma una scelta politica consapevole sugli esami online. È questa la richiesta degli studenti dell'Università Mercatorum, Università Telematica Pegaso e Università San Raffaele Roma, tutti atenei facenti parte del gruppo Multiversity, che raccoglie circa 20mila studenti, su oltre 300.000 iscritti ad un'università telematica in Italia. I quali, tramite i loro delegati, hanno inviato una lettera aperta indirizzata alla ministra Anna Maria Bernini e al Presidente dell'ANVUR – Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca, Antonio Felice Uricchio, chiedendo di fare chiarezza rispetto all'incertezza riguardante le modalità di svolgimento degli esami, sottolineando l'importanza di regole stabili e uguali per tutti gli atenei.

Ecco di seguito il testo integrale: 

Al Ministro dell'Università e della Ricerca (MUR), Sen. Anna Maria Bernini

Al Presidente dell'ANVUR-Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca, Prof. Antonio Felice Uricchio

da parte delle Rappresentanze Studentesche delle Università Telematiche del Gruppo Multiversity (Mercatorum, Pegaso, San Raffaele).

Ministro, Presidente,

noi sottoscritti, Rappresentanze Studentesche di Università Mercatorum, Università Telematica Pegaso e Università San Raffaele Roma (atenei facenti parte del gruppo Multiversity, che raccoglie circa 200.000 studenti, su oltre 300.000 iscritti ad un'università telematica in Italia), con una lettera pubblica e aperta alla sottoscrizione di tutta la comunità studentesca (e quindi di qualsiasi ateneo, telematico e tradizionale), desideriamo portare alla vostra attenzione una questione che sta generando incertezza reale e preoccupazione diffusa tra tutti gli studenti delle università telematiche: il futuro delle modalità di svolgimento degli esami, e in particolare la possibilità di svolgerli online.

Scriviamo con rispetto delle Istituzioni e con spirito costruttivo. Non per rivendicare eccezioni o scorciatoie, ma per chiedere finalmente una scelta politica e di sistema coraggiosa, organica e definitiva sul tema didattica in remoto ed esami online, che preservi la qualità e allo stesso tempo garantisca a tutti certezza e trasparenza, con un dibattito pubblico, aperto e costruttivo che coinvolga tutte le componenti dell'università (e in primis noi studenti), e che non finisca per restringere l'accesso effettivo allo studio universitario di una parte significativa (e sempre più maggioritaria) di studenti e studentesse per prese di posizioni perlopiù ideologiche e strumentali.

Il punto dì partenza: qualità e regole comuni. Siamo pienamente consapevoli (e anche gli atenei del gruppo Multiversity sono sempre stati chiari su questo) che le Linee generali di indirizzo relative all'offerta formativa a distanza (D.M. n. 1835 del 6 dicembre 2024) prevedano, come regola, lo svolgimento in presenza delle verifiche di profitto e dell'esame finale, ammettendo deroghe puntuali e contemplando la possibilità che tali fattispecie possano essere integrate in base all'evoluzione delle tecnologie disponibili.

Comprendiamo anche la ratio: garantire integrità delle prove, uniformità e credibilità, con controlli adeguati. È una finalità che condividiamo. Lo diciamo con chiarezza: la qualità dell'assessment non è negoziabile.

Proprio per questo, riteniamo essenziale evitare che la discussione si riduca a un'alternativa impropria tra "rigore" e "flessibilità". Il vero obiettivo dovrebbe essere un altro: stessi standard, più accesso. In coerenza con l'idea (più volte espressa pubblicamente anche dal Ministero) che la qualità debba essere assicurata "a prescindere dalle modalità di erogazione" e che il sistema debba avere regole comuni. Perché la questione è urgente: diritto allo studio e Paese reale.

Nelle nostre comunità studentesche (e soprattutto in generale nelle università telematiche) la componente di studenti lavoratori, caregiver, persone con vincoli familiari, logistici o di salute, atleti dual career, nonché personale della PA e aderente alle forze armate e dell'ordine, è ampia e strutturale. Per molti di loro la possibilità di sostenere esami online non è una "comodità": è la condizione pratica che rende possibile studiare, proseguire e completare un percorso universitario.

L'eventuale soppressione generalizzata della modalità online (o la sua riduzione a ipotesi residuale e difficilmente accessibile) rischierebbe di tradursi, nei fatti, in una compressione del diritto allo studio: non teorica, ma concreta, misurabile in rinunce, slittamenti, abbandoni.

Questa dimensione individuale si intreccia con un dato sistemico. L'Italia si colloca nelle ultime posizioni dell'UE per numero di laureati complessivi: in particolare nel 2024, la quota di 25-34enni con titolo terziario è 31,6%, contro una media UE del 44,1% (Eurostat, 2024-2026).

È una distanza che pesa su competitività, mobilità sociale, produttività e capacità di innovazione. Il punto, quindi, non è difendere un "modello", ma ridurre attriti e barriere che ostacolano l'istruzione terziaria, soprattutto per chi studia in età adulta e/o in parallelo al lavoro, in linea con l'orizzonte della formazione continua ampiamente riconosciuto anche a livello internazionale.

Il nodo vero: superare stereotipi e falsi dualismi. La discussione pubblica tende ancora a scivolare in luoghi comuni: da un lato "università tradizionali", dall'altro "università telematiche" come se fossero mondi incompatibili, o peggio gerarchici. In gran parte degli stati esteri, sia le università digitali che in presenza hanno un unico inquadramento, a differenza dell'Italia che si distingue per aver creato un dualismo tra tradizionali (pubbliche e private) e telematiche, che secondo noi va ormai definitivamente superato. E questo non va fatto togliendo gli esami online nelle università telematiche, ma al più introducendoli in tutte le università in modo stabile e organico, garantendo così la piena libertà di scelta agli studenti fra esami e didattica online e in presenza, a prescindere dall'ateneo (che questo sia pubblico o privato, che abbia origine come tradizionale o nasca come telematico).

Noi chiediamo quindi di superare definitivamente questa logica discriminante. Uno studente non è "di serie A o di serie B" in base alla modalità con cui studia o sostiene una prova, che questo avvenga online o in presenza: conta la serietà del percorso, la qualità della valutazione, la verificabilità degli standard. E le ultime valutazioni ANVUR (soprattutto degli atenei del gruppo Multiversity) dicono che l'università telematica è già oggi di qualità (ad oggi infatti si attestano in linea con le valutazioni della stragrande maggioranza delle università tradizionali), e questo "nonostante" la didattica in remoto e gli esami online. Ciò dimostra e conferma come NON esista ad oggi una reale dicotomia che possa far dire che la didattica online (asincrona e sincrona) e/o gli esami online pregiudichino in qualche modo la qualità.

L'esperienza pandemica non è stata solo una parentesi emergenziale, ma una situazione che ha portato alla luce un'esigenza latente di flessibilità. La rapidità con cui il modello didattico digitale è stata accolto e, soprattutto, consolidato, come dimostra la forte crescita delle iscrizioni alle università telematiche anche al di fuori della fase emergenziale, evidenzia che il modello didattico tradizionale non riusciva più a rispondere pienamente alle necessità di una società sempre più dinamica ed eterogenea. In questo senso, la tecnologia non dovrebbe essere trattata come un fattore "sospetto" in sé, ma come uno strumento che, se governato e valutato correttamente, può rendere l'università più inclusiva senza rinunciare a rigore e credibilità.

Anche perché (soprattutto dopo la pandemia) l'innovazione nella didattica e nella valutazione digitale non è un fenomeno marginale: è una trasformazione già entrata nella normalità di molti sistemi formativi avanzati, con modelli e framework che mettono insieme flessibilità e affidabilità. Il progresso delle tecnologie comunicative, ha già dimostrato come il digitale sia ormai uno spazio relazionale a tutti gli effetti, in grado di abilitare forme di socializzazione dinamiche e costantemente connesse, in linea con la transizione verso modalità lavorative sempre più agili e delocalizzate. Dovremmo quindi al contrario promuovere gli atenei tradizionali (sia pubblici che privati) ad adottare le più recenti tecnologie, sulla scia avviata dalle università digitali. Senza perdere l'opportunità di un'istruzione online che durante la pandemia aveva nei fatti già coinvolto organizzativamente tutti gli atenei italiani.

Inoltre, con l'affermarsi dell'intelligenza artificiale (che è già presente, non è più solo futuro), serve necessariamente più digitale (e non meno), pertanto tutta l'istituzione universitaria non può e non deve restare indietro ancorata a vecchi retaggi e metodi del passato, perché già nei fatti non più compatibili con la realtà odierna. In questo quadro, le università telematiche sono un'innegabile occasione per innovare l'intera accademia italiana, e in generale tutto il comparto della formazione nostrana, pubblica e privata (o più correttamente, fra statali e non statali); l'impropria battaglia per i soli esami in presenza non deve diventare la scusa per conservare pericolosamente lo status quo in modo limitato, con effetti negativi per il nostro Paese in termini di competitività, merito e preparazione, che diventeranno inevitabilmente anche un freno all'innovazione.

La nostra richiesta: chiarezza immediata e un indirizzo di sistema. Con la massima sobrietà istituzionale, chiediamo quindi:

  • Trasparenza sullo stato dell'interlocuzione fra Ministero e Università telematiche: se è in corso un tavolo tecnico o un confronto tra MUR e atenei sul tema (e sapevamo fosse cosi), chiediamo che vengano indicati oggetto, tempi, passi successivi e modalità con cui tale interlocuzione si tradurrà in determinazioni operative, che auspichiamo comunque vertano alla stabilizzazione organica degli esami online e di ogni forma di didattica remota per tutti gli atenei, senza distinzioni.
  • Valutazione di un principio di scelta, laddove compatibile e regolato: la possibilità, per ogni studente, di poter sostenere la prova online o in presenza, senza che ciò comporti differenze di dignità o di valore, e con standard di qualità verificabili stabiliti dai soggetti competenti. Non chiediamo di sostituirci a MUR e ANVUR nel definire il "come" tecnico; chiediamo il riconoscimento del "perché" e del "che cosa": rendere la scelta una leva di diritto allo studio, non un'eccezione residuale.
  • Coerentemente con quanto già previsto dal D.M. 1835/2024, chiediamo che si esplori (in modo trasparente e con l'eventuale supporto di ANVUR) l'ipotesi di un intervento integrativo che, sulla base del mutamento delle tecnologie disponibili, consenta una stabilizzazione regolata delle modaliesami online, invece di relegarle a casistiche straordinarie.

Più che far tornare indietro le università telematiche su strumenti digitali e innovativi come la didattica remota e gli esami online (dove gli atenei digitali sono stati veri e propri pionieri e avanguardisti), facciamoli diventare la normalità e un'opportunità per tutti gli atenei; il mondo reale, quello del lavoro, è già da tempo digitalizzato e lo sarà sempre di più: che sia l'occasione per digitalizzare una volta per tutte anche l'università italiana in ogni sua forma, che è davvero rimasta indietro sotto tanti punti di vista, in primis proprio in termini di innovazione. Che innovare diventi lo standard, se davvero si vuole guardare al futuro.

Un impegno comune: rigore, valutazione, responsabilità. Questa lettera non è contro qualcuno, cosi come non lo sono le diverse petizioni online auto-organizzate dagli studenti che stanno circolando anche in questi giorni e che hanno già raggiunto migliaia di adesioni. Sono tutte iniziative che partono dal basso e a favore di un obiettivo condivisibile: un'università che sia insieme rigorosa, inclusiva e accessibile.

Non chiediamo scorciatoie. Chiediamo che le regole, nel perseguire la qualità, non producano effetti collaterali che riducono l'accesso allo studio proprio dove il Paese ha più bisogno di aumentarlo. Per questo vi chiediamo un riscontro istituzionale e, se ritenuto utile, la disponibilità a un incontro (anche tecnico) con una delegazione delle Rappresentanze firmatarie, affinché la comunità studentesca possa essere informata in modo corretto e non attraverso indiscrezioni o interpretazioni parziali.

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