"Se mi succede qualcosa portali ai carabinieri". Poco prima di scomparire Natasha Chokobok, la mamma di una bimba di sei anni, trovata cadavere sulla riva dell'Adige, lo scorso 19 aprile, aveva consegnato alla madre dei referti medici. I documenti attestano le lesioni subite nel corso di una pesante aggressione domestica. Li aveva affidati a sua madre, nel caso le succedesse ‘ qualcosa' e qualcosa è successo. Dieci giorno dopo la sua scomparsa Natasha è stata trovata cadavere non lontano dalla casa in cui viveva con la sua bimba e Alin Rus, l'uomo contro cui aveva sporto denuncia, poi ritirata, di percosse: il suo compagno.

Contro di lui oggi non c'è alcun procedimento aperto, solo le denunce della madre di Natasha, secondo cui la picchiava, e la legittima attenzione della procura per il sospetto di maltrattamenti. Mentre si attendono i risultati dell'autopsia disposta presso l'’Istituto di Anatomia Patologica del Policlinico, sul corpo della ventinovenne ucraina, l'unico elemento investigativo è solo il sospetto di questi maltrattamenti a carico del compagno di Natasha. Non sussistono, infatti, come ha ritenuto di far sapere la Procura, ‘indici di delitto', in poche parole, da quello che appare a un primo esame del corpo, Natasha non sarebbe stata vittima di omicidio, ma è ancora presto per trarre delle conclusioni. Saranno gli esiti dell'autopsia, disponibili entro due mesi, a rivelare la causa e l'epoca della morte.

La sera della scomparsa, il 9 aprile 2019, la giovane ucraina sarebbe uscita, come racconta Alin Rus, per gettare la spazzatura, salvo poi non fare più ritorno. La denuncia fu sporta quella sera stessa da Alin, mentre ci sono voluti dieci giorni per ritrovare il corpo. "Quella sera – ha detto il cittadino rumeno alle telecamere de La vita in diretta – non l'ho picchiata".