20 Luglio 2011
15:45

Genova 2001- 2011: dieci anni dopo, la videostory degli scontri ed il ricordo di Carlo Giuliani

Dieci anni dopo i fatti del G8 di Genova, la morte di Carlo Giuliani è ancora una ferita bruciante. Fanpage ha ricostruito una videostory degli eventi per ricordare cosa successe il 20 luglio 2001. Alcune immagini potrebbero risultare cruente a persone particolarmente sensibili, pertanto a questa categoria di utenti è sconsigliata la visione del documento.

Genova, luglio 2001. Il capoluogo ligure è la location scelta per un G8 che passerà tristemente alla storia: i grandi della Terra si incontrano per discutere delle nuove linee economiche da intraprendere in Occidente. Parallelamente, anche il  cosidetto "Popolo di Seattle", meglio conosciuto come "movimento No-global" (nato due anni prima in occasione dell'Organizzazione Mondiale del Commercio a Seattle) si dà appuntamento a Genova per manifestare in strenua opposizione alle tendenze neoliberiste volute dalla politica economica internazionale.

Il clima di tensione attorno all'appuntamento, però, sembra essere antecedente a quelli che poi saranno i "fatti del G8".  La topografia del capoluogo, costituito da vicoli e stradine che si intrecciano gli uni con le altre, secondo molti non avrebbe consentito il pieno controllo dei cortei paralleli al G8. E, in effetti, fu così.

Il 20 luglio, dopo una prima giornata di manifestazioni tranquille, erano in programma diversi cortei: lavoratori in sciopero, Rete Lilliput, Legambiente e Tute Bianche, alcuni dei quali intenzionati a violare simbolicamente la "zona rossa", difesa dalle grate, ovverosia l'area cittadina dedicata alle manifestazioni ufficiali, a cui i manifestanti non avrebbero potuto accedere. Nei cortei si infiltrarono numerosi manifestanti violenti, chiamati genericamente "Black Block". Provenivano da tutta l'Europa, erano vestiti di nero e alcuni indossavano un passamontagna. Misero a ferro e fuoco la città: Genova venne letteralmente devastata e si registrarono danni per 25 milioni di euro. Durante la mattinata furono bruciate auto, cassonetti e rotte decine di vetrine di negozi e ristoranti, appartenenti a reti di franchising internazionali, mentre i violenti cercavano di raccattare ovunque armi da guerriglia come sassi, spranghe e bastoni. Il primo video che vi proponiamo, certamente di parte, mostra però fotogrammi significativi e restituisce con nitidezza il quadro della città in quei giorni.

Chi sono i black block?

Genova messa a ferro e fuoco durante il G8 del 2001

Carlo Giuliani quel giorno aveva in programma una gita al mare, come testimonia il costume che aveva sotto i pantaloni. Cambia idea perché viene a sapere dei disordini e delle numerose cariche che i poliziotti stanno mettendo in atto per contrastare l'avanzata dei manifestanti. E' un caldo pomeriggio di luglio e Genova vive ore di intensa guerriglia urbana.

Sono ore tese e verso le 15.30 lo scenario della battaglia tra forze dell'ordine e manifestanti diventa la zona adiacente Piazza Alimonda: una piccola piazza che separa in due tronconi via Caffa, da via Tolemaide a piazza Niccolò Tommaseo. I manifestanti rovesciano alcuni cassonetti, a mò di barricata, per ostacolare le cariche delle forze dell'ordine. Continuano i lanci di lacrimogeni e le cariche, accompagnate dall'assordante rumore degli elicotteri.

Gli scontri di via Tolemaide

Cariche della polizia e manifestanti

Poco dopo le 17.00, la compagnia del CCIR Echo dei carabinieri, guidata dal capitano Claudio Cappello sotto  la direzione del vicequestore aggiunto Adriano Lauro, seguita da due Land Rover Defender, carica insieme ad altre forze di polizia tra via Caffa e Piazza Tommaseo, dove si trovavano le barricate improvvisate dai manifestanti.

Dopo lo scontro i carabinieri battono in ritirata ma uno dei loro mezzi viene ostacolato nella marcia dalla presenza di un cassonetto. Alcuni manifestanti si avvicinano alla camionetta con fare violento: Carlo Giuliani brandisce un estintore. Il carabiniere Mario Placanica gli intima di allontanarsi e spara due colpi di pistola. Carlo è colpito alla zigomo, cade a terra; perde molto sangue ma non è morto. La piazza si ferma, seguono urla e accuse contro i carabinieri. La camionetta passa due volte sul corpo di Carlo: una in retromarcia e l'altra in avanti.  Poco minuti dopo Carlo Giuliani, 23 anni, esala il suo ultimo respiro.

Gli attimi prima e dopo la morte di Carlo in piazza Alimonda

Carlo Giuliani viene ucciso

Alcune testimonianze (a dire il vero smentite con forza dalle fonti istituzionali) raccontano di aver visto più volte alcuni membri delle forze dell'ordine prendere a calci la testa di Carlo. Sono momenti confusi: accanto al corpo di Carlo viene ritrovato un bossolo di un proiettile che più tardi si scoprirà appartenere alla pistola di ordinanza di Mario Placanica. Nonostante i primi documenti non mostrino alcun sasso vicino alla testa di Carlo, nei tg rimbalza la notizia che un ragazzo sia morto negli scontri tra i manifestanti; contestualmente alcune foto riprendono il volto insanguinato di Carlo, vicino a lui qualche moneta, un accendino e una pietra insanguinata. Le forze dell'ordine si accaniscono contro Eligio Paoni, reo di aver scattato le prime foto dopo la morte di Giuliani. Le immagini in suo possesso andranno perse con la distruzione della sua macchina fotografica.

Mezz'ora dopo gli spari arriveranno i soccorsi, ma per Carlo non c'è più nulla da fare.

I carabinieri intimano ai giornalisti di allontanarsi

il corpo di carlo giuliani giace a terra

La situazione è tesa: le forze dell'ordine hanno diverse discussioni con fotoreporter e giornalisti mentre un manifestante accusa i carbinieri di essere "assassini in divisa", il vicequestore Lauro inveisce contro di lui: "Bastardo! Lo hai ucciso tu, lo hai ucciso! Bastardo! Tu l'hai ucciso, col tuo sasso, pezzo di merda! Col tuo sasso l'hai ucciso! Prendetelo!" . Insieme ad altri due uomini, il vicequestore si lancia in un inseguimento del manifestante, non troppo convinto in verità, che dà la possibilità al ragazzo di scappare.

Sono ore concitate in cui i media non sanno, effettivamente, di chi sia la responsabilità della morte di Carlo. Alle 19,40 la notizia è ormai certa: Carlo è morto per mano delle forze dell'ordine con un colpo di arma da fuoco, e a testimoniarlo sono le istantanee  di quei momenti scattate da un fotoreporter di Reuters. Poche ore dopo, in ospedale il carabiniere Mario Placanica viene ascoltato da un magistrato.

Mesi dopo i comitati in supporto della famiglia Giuliani accuseranno la polizia di voler manipolare i referti dell'autopsia (che confermava la morte per ferite da arma da fuoco), al fine di avvalorare la tesi del sasso quale arma del delitto. Le azioni intraprese  e i dubbi della famiglia di Carlo Giuliani su come siano andati veramente i fatti; il lungo processo dinanzi alla Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo, che ha assolto lo Stato Italiano per non aver violato la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, ci impongono di non dimenticare quanto successo in quei giorni a Genova.

I fatti del luglio 2001 non possono essere commentati con parole diverse da quelle utilizzate da  Amnesty International. Nei giorni caldi di quel lontano luglio, in Via Caffa e Piazza Alimonda, così come nei vicoli del capoluogo ligure e durante l'irruzione alla scuola Diaz si è consumata  "La più grande sospensione dei diritti democratici, in un paese occidentale, dalla fine della II guerra mondiale".

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