Garlasco, verso la chiusura delle indagini e la revisione per Stasi: cosa succederà la settimana prossima
È la volata finale di un'indagine su Andrea Sempio e sul delitto di Chiara Poggi durate un anno e mezzo. E potrebbe non essere finita qui. Ma di sicuro lunedì 28 settembre sarà l'ultimo giorno a disposizione della Procura di Pavia per consegnare il secondo avviso di conclusione indagini all'indagato, dopo quello del 7 maggio. Gli ultimi mesi sono stati una battaglia di consulenze e contro-consulenze ed ora si va verso l'ultimo atto della volata finale della fase delle indagini. Quello che succederà dopo? Inizierà una fase ancora più complicata. Questo perché la Procura procederà molto probabilmente verso la richiesta di rinvio a giudizio, ma – sia ben chiaro – non ci sarà nessun giudice che manderà Sempio al dibattimento se c'è già un condannato via definitiva per il delitto di Garlasco. Ovvero Alberto Stasi.
Ecco perché la chiusura delle indagini su Andrea Sempio potrebbe essere anche il via libera per la difesa di Stasi per procedere con la richiesta di revisione del suo processo al Tribunale di Brescia. L'avvocato Antonio De Rensis che, insieme con la collega Giada Bocellari, difende Alberto Stasi in queste ore ha precisato: "Attendiamo senza fare alcuna previsione su quello che succederà a partire da lunedì. La chiusura delle indagini è la ricezione delle carte relative alle indagini stesse che ci porterà eventualmente alla richiesta di revisione". Sia ancora più chiaro però che non basterà alla difesa di Stasi rimarcare che c'è un indagato per lo stesso reato, ma ai giudici di Brescia dovrà portare elementi che smontino le prove che hanno portato alla condanna in via definitiva.
Sembrerebbe però che già ci stia pensando, in modo indiretto, la Procura di Pavia prendendo il posto della Procura generale di Milano che sarebbe l'ente competente, oltre agli avvocati, per presentare la revisione del processo di Stasi. I magistrati pavesi e i carabinieri di Milano nell'attuale fascicolo avevano loro stesso montato le accuse su Stasi. Come gli accertamenti sulle scarpe bianche di Alberto Stasi: per i giudici che lo hanno condannato se era entrato nella villetta di Garlasco e trovato il cadavere della fidanzata, non poteva essere uscito dalla casa senza avere sulle scarpe tracce di sangue o altro materiale genetico.
Nell'informativa si legge quanto sostenuto dalla perizia nel processo Stasi:
Nel processo di rinvio davanti alla Corte d'Assise d'Appello di Milano, (che portò alla condanna di Alberto STASI), intervenne la Perizia Collegiale affidata al dott. Testi, al Prof. Bitelli e all'Ing. Vittuari, per rispondere ai quesiti sulla quantità di sangue che poteva esser stato intercettato e successivamente trattenuto dalle suole delle scarpe Lacoste indossate da STASI in occasione del rinvenimento del cadavere della fidanzata nella precisa dinamica da lui descritta.
A differenza delle perizie precedenti il dott. Testi sostenne che le scarpe Lacoste indossate da Stasi avevano una "marcata capacità di adesione e
captazione" delle particelle ematiche. Secondo la Perizia, la struttura della suola e la composizione del materiale rendevano queste scarpe particolarmente idonee a trattenere micro-particelle di sangue, anche se questo fosse stato secco.Più che quantificare esattamente quanto sangue sarebbe rimasto sotto le scarpe dopo 19, la perizia Testi spostò l'attenzione sul trasferimento immediato. Su tale aspetto la perizia sostenne che se STASI avesse calpestato il sangue (ndr. cosa ritenuta certa con una probabilità statistica), una parte di quel sangue si sarebbe dovuta necessariamente trasferire sui tappetini dell'auto (Golf) utilizzata subito dopo per andare dai carabinieri. Queste conclusioni fecero quindi dedurre che STASI non fece mai ingresso nella villetta di via Pascoli in occasione del rinvenimento del cadavere, bensì fosse, quindi, l'autore del delitto.
I carabinieri invece nelle loro recenti indagini dimostrarono che poteva essere possibile che il sangue non si fosse depositato sui tappetini della macchina di Alberto Stasi. E nelle loro carte i militari lo dimostrarono prendendo in considerazione un altro omicidio e come l'assassino – che si sporcò di sangue – non lasciò mai nessuna traccia sui tappetini dell'auto che usò subito dopo. Quindi Alberto Stasi poteva essere entrato nella casa di Garlasco, scoprite il cadavere della fidanzata e risalire in auto senza lasciare tracce di sangue. Non solo: i carabinieri hanno montato la possibile presenza di sangue sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi precisando che "non fu mai accertato con certezza scientifica che la sostanza presente sui pedali della bicicletta ‘Umberto Dei' fosse sangue". Staremo a vedere se il lavoro dei carabinieri sarà utile per la difesa di Alberto Stasi per chiedere la revisione del processo.