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Omicidio Chiara Poggi: il delitto di Garlasco

Garlasco, una goccia di sangue di Chiara Poggi sotto il microonde: “L’aggressore conosceva la casa e cercava qualcosa”

Nella cucina della villetta di Garlasco nel 2007 era stata trovata una goccia del sangue di Chiara Poggi nel mobiletto sotto il microonde: si ipotizzò che l’assassino dopo l’omicidio fosse andato in cucina a cercare qualcosa. Della traccia 61 parlano a Fanpage i consulenti della famiglia della vittima.
A cura di Giorgia Venturini
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L'assassino di Chiara Poggi dopo l'omicidio sarebbe entrato in cucina per cercare qualcosa e in quell'occasione sarebbe caduta una goccia di sangue della vittima dall'arma del delitto o da qualsiasi altro oggetto. Così i carabinieri nel 2007 hanno spiegato nella loro Bloodstain Pattern Analysis (BPA), che analizza le traiettorie degli schizzi di sangue, la traccia 61. In merito a questa nella prima relazione del Ris dopo il sopralluogo si legge: "Tampone effettuato su una traccia bruna, rinvenuta in cucina, sullo sportello del mobile sotto il microonde. È stato effettuato il combur test che ha fornito esito positivo".

In questi 19 anni ci si è chiesti come sia finito il sangue di Chiara Poggi in cucina, su quel particolare mobiletto. Il corpo era stato trovato sulle scale interne della villetta di Garlasco e le importanti macchie di sangue erano nel salotto. Perché allora quella goccia di sangue lì in cucina?

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Stando a quanto spiegato da Fanpage.it da Marzio Capra, consulente della famiglia Poggi, "dopo l'omicidio l'assassino si è spostato in cucina forse per cercare un sacchetto dove mettere l'arma del delitto e in quel caso gli è caduta la goccia di sangue". Esattamente quello che dice la sentenza che ha condannato Stasi: "L'aggressore conosceva quella casa, come dimostrato anche dal percorso da lui successivamente effettuato all'interno dei locali: entrava nel bagno per lavarsi del sangue con cui si era sporcato, si portava poi in cucina, dove sostava brevemente (forse per cercare un sacchetto in cui occultare l'arma e altro), quindi usciva".

Nel dettaglio sulla traccia 61 è entrato anche Dario Redaelli, ex poliziotto e consulente dei Poggi, "Il Ris ha fatto un campionamento e un'analisi della traccia 61 e hanno identificato un solo profilo genetico che era quello di Chiara Poggi. Non era dunque una traccia mista. Dalla ricostruzione della BPA del 2007 si fa riferimento a quella traccia presupponendo che potrebbe essere una traccia ematica che si sarebbe staccata dall'arma ancora impugnata dall'assassino".

Per la difesa di Chiara Poggi comunque l'aggressione è iniziata già in cucina: "Più elementi ci consentono di ritenere che una fase aggressiva, e anche particolarmente violenta, era già avvenuta in cucina prima di continuare nel soggiorno. O almeno che la prima fase sia avvenuta tra la porta della cucina e il soggiorno, Chiara ha cercato una via di fuga. Tanto è vero che proprio lì è stato rinvenuto a terra il famoso portavasi d'ottone con piedistallo in ferro che è stato preso dentro ed è caduto durante l'aggressione".

E ancora: "I carabinieri hanno analizzato tutto di quella cucina, persino la tovaglia e un fazzoletto. C'erano solo le impronte di Chiara Poggi ed Alberto Stasi: le impronte dell'unico condannato sono state trovate solo sul cartone della pizza che lui e la fidanzata avevano mangiato la sera del 12 agosto. Così come le recenti analisi sulla spazzatura trovata in cucina hanno dato solo DNA di Chiara Poggi e Alberto Stasi".

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