Furto Antonello da Messina, per gli inquirenti un custode ha mentito: indagato per false dichiarazioni
Mentre vanno avanti le ricerche delle opere di Antonello da Messina rubate nella serata di Ferragosto al Museo Regionale Interdisciplinare della città dello Stretto, le indagini sull’incredibile furto vedono un primo indagato anche se non direttamente collegato ai fatti. Si tratta di uno dei quattro custodi che quella sera era in servizio e che non si sarebbero accorti di nulla. Per gli inquirenti infatti l’uomo avrebbe mentito e lo hanno iscritto sul registro degli indagati per il reato di false dichiarazioni al pm.
Come ricostruisce Repubblica, il custode si è contradetto più volte nel corso dell’interrogatorio a cui era sottoposto come persona informata dei fatti dando inoltre una versione diversa dai colleghi e già smentita dagli accertamenti degli investigatori. Per questo il verbale è stato interrotto immediatamente e gli è stato comunicato che la sua posizione giudiziaria era cambiata da testimone a indagato.
Proprio sui quattro custodi si erano concentrati i primi accertamenti investigativi della Procura di Messina soprattutto per capire perché nessuno di loro avesse dato l’allarme. Come abbiamo riportato nei giorni scorsi, infatti, a dare l’allarme con una chiamata ai numeri di emergenza sono stati alcuni passanti all’esterno del museo dopo aver rinvenuto alcune delle opere rubate abbandonate fuori dai cancelli. Solo dopo l’intervento sul posto della polizia, i custodi hanno scoperto quanto accaduto.
I quattro hanno detto di aver sentito l’allarme ma di averlo spento pensando a un falso contatto, come avvenuto più volte in precedenza, ma nessuno di loro avrebbe pensato di verificare di persona, nemmeno in un secondo momento. Proprio su questo aspetto sarebbe caduto in contraddizione il testimone indagato, in particolare sui tempi e la cronologia dei fatti.
Il comportamento dei quattro custodi, che sono stati messi in ferie e saranno sicuramente trasferiti altrove, rimane comunque singolare, visto che nessuno ha fatto controlli nelle sale o verificato le telecamere pur staccando immediatamente l’allarme. Una condotta che potrebbe costare loro il licenziamento al di là delle indagini sul furto che ipotizzano comunque una possibile talpa.
Per gli investigatori, infatti, i ladri si sono mossi con un piano ben studiato e sapendo dove passare e dove dirigersi. Prima hanno forzato le sbarre del cancello in una zona isolata e poi con un piede di porco hanno aperto una porta latrale che era prima vi allarme. Anche quando hanno preso le opere ed è scattato l’allarme hanno proseguito nell’operazione dileguandosi senza troppa fretta.
Il sistema di allarme e sorveglianza del museo è al centro anche di una polemica politica visto che solo dopo il colpo si è scoperto che l’allarme, seppur in funzione, non comunica all’esterno e alle forze dell’ordine mentre la vigilanza è affidata in parte anche a personale preso dalle “Attività socialmente utili” del Comune.
Intanto vanno avanti anche le ricerche sui possibili mandanti del furto. L’ipotesi è che sia stato un colpo su commissione visto che si tratta di opere riconoscibilissime e praticamente invendibili sul mercato nero: tre tavole del Polittico di San Gregorio e una preziosa tavoletta bifronte.