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7 Settembre 2021
18:22

Furti di sabbia in Sardegna, la denuncia a Fanpage: “Ladri non solo turisti, anche gente del posto”

Nell’ultimo fine settimana sono stati sequestrati altri 15 kg di sabbia all’aeroporto di Cagliari. Il materiale proveniva dall’area marina protetta di Sinis, sul lato occidentale dell’isola. Era stato rubato da alcuni turisti che volevano portarlo a casa “in ricordo di una vacanza super”. L’associazione “Sardegna rubata e depredata” lancia un post virale scritto in sardo e in italiano e a Fanpage.it dichiara: “È rivolto ai ladri locali ed esteri”.
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Le bottiglie sequestrate contenenti la sabbia dell’area marina protetta di Sinis. Fonte Facebook "Sardegna rubata e depredata"
Le bottiglie sequestrate contenenti la sabbia dell’area marina protetta di Sinis. Fonte Facebook "Sardegna rubata e depredata"

In Sardegna, sul lato costiero di Oristano, lo scorso weekend sono stati rubati 15 kg di sabbia. Il materiale è stato poi intercettato all’interno di alcuni bagagli, appartenenti a dei turisti in partenza dall’aeroporto di Cagliari-Elmas. La denuncia è arrivata dal gruppo "Sardegna rubata e depredata", che da sette anni effettua report sui furti di sabbia e materiale marino sull’isola.

La sabbia come un souvenir di una vacanza in Sardegna

Ancora una volta una spiaggia depredata. È successo durante lo scorso fine settimana che alcuni turisti, dopo aver visitato la zona centro occidentale della Sardegna, abbiano deciso di portare a casa un souvenir dall’area marina protetta del Sinis: 15 chili di sabbia rarissima. Lontana dall’idea comune che abbiamo di essa accumulata su spiagge e arenili, la sabbia rubata è composta da microgranuli di quarzo, molto simili ai chicchi di riso. La sua particolarità, che è quella che attrae maggiormente i turisti, sta nel suo riuscire a mantenere, anche nelle ore più calde della giornata, una temperatura molto bassa.

Il sequestro di sabbia rarissima in Sardegna

Il materiale durante i controlli aeroportuali è stato completamente sequestrato. Era confezionato in bottigliette di plastica trasparente, una delle quali decorata con una targa, scritta di suo pugno, da un turista: “Ricordo di una vacanza super”. La sabbia verrà riportata al suo posto, all’interno dell’area marina protetta, almeno di nome. Il bottino è stato fotografato e pubblicato sui social dal gruppo di “Sardegna rubata e depredata”. Il post è stato realizzato sia in sardo, lingua locale, che in italiano. “Siamo orgogliosi di averlo scritto in due lingue – ha dichiarato a Fanpage.it Franco Murru, presidente dell’associazione – vorremmo incitare tutti ad amare la Sardegna e a non depredarla”. I ladri, infatti, non solo soltanto turisti stranieri, ma anche gente del posto, nata e cresciuta su quelle sponde dell’isola.

La denuncia social di "Sardegna rubata e depredata"

Si legge sul post: “Hai voglia tu di impegnarti e mettere i guardiani in spiaggia, di creare campagne informative, di coinvolgere radio televisioni e giornali, hai voglia di sensibilizzare e informare in tutti i modi possibili. Ci sarà sempre qualche ladro che proverà a rendere inutile il tuo impegno. E a quanto pare questo fine settimana a Is Arutas di ladri c'era grande abbondanza. Questo è quello che abbiamo recuperato ieri, chissà quanta, invece, è sparita per sempre”. Ogni estate, infatti, dall’area marina del Sinis spariscono fino a 400 kg di sabbia al quarzo. I numeri aumentano se analizziamo la quantità di materiale complessivo tra conchiglie, ciottoli e minerali, arrivando a un totale di circa 10 tonnellate nei mesi estivi.

Di cosa si occupa l'associazione "Sardegna rubata e depredata"

L’associazione “Sardegna rubata e depredata” è stata creata ed è tutt’ora gestita da personale addetto ai controlli aeroportuali dell’isola. Si occupa sin dall’inizio di denunciare i furti di materiale costiero dell’isola e di far provvedere al sequestro, lo smistamento e la ridistribuzione sul territorio d’origine. Il furto di sabbia, ciottoli o conchiglie è un reato, punito da una legge regionale sarda, con una sanzione amministrativa che va dai 500 ai 3000 euro.

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