Frattura bloccata col cartone, annullata la multa alla dottoressa a Messina: “Violato il diritto di difesa”

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Le foto diffuse sui social dal giovane medicano con pezzi di cartone all'ospedale di Patti.
Era il luglio 2024 quando la foto di una frattura immobilizzata con cartone e scotch all’ospedale di Patti fece il giro del web. La responsabile del pronto soccorso era stata multata con 200 euro. Ora il Tribunale del lavoro ha annullato quella sanzione.

Era il luglio del 2024 quando la fotografia di una gamba immobilizzata con un pezzo di cartone e dello scotch in un pronto soccorso siciliano fece il giro dei social e dei giornali. Il caso era avvenuto all'ospedale Barone Romeo di Patti, in provincia di Messina, dove un ragazzo arrivato con una frattura alla caviglia era stato sottoposto a un'ingessatura di fortuna, secondo quanto denunciato dal padre. L'immagine aveva aperto un caso nazionale sulle condizioni del pronto soccorso e portato a verifiche da parte dell'Asp di Messina e della Regione Siciliana. Per la responsabile del reparto era quindi arrivata una procedura disciplinare. Ora, a oltre due anni di distanza, il Tribunale del lavoro ha annullato la multa da 200 euro inflitta alla dottoressa.

La vicenda risale alla notte tra il 27 e il 28 luglio 2024. Il paziente, arrivato in codice verde dopo un trauma alla gamba sinistra, fu sottoposto agli accertamenti radiologici che evidenziarono una frattura alla caviglia. La dottoressa Maria Giovanna Barbitta ha sempre sostenuto che in quel momento non fossero disponibili i kit necessari per l'immobilizzazione e che, non trattandosi di un caso di particolare urgenza, fosse stato utilizzato cartone sterile insieme a una garza per bloccare l'arto. L'Asp aveva invece sostenuto che nella struttura fossero presenti presidi adeguati.

La fotografia era stata pubblicata dal padre il giorno successivo e aveva rapidamente attirato l'attenzione dei media. Il presidente della Regione Renato Schifani aveva disposto un'ispezione, mentre l'azienda sanitaria aveva avviato una commissione interna. Il 10 agosto 2024 alla dirigente era stato comunicato l'avvio della procedura disciplinare, seguito dalla contestazione formale del 6 settembre. Nei mesi successivi era arrivata la decisione dell'azienda: 200 euro di multa, provvedimento adottato nel gennaio 2025.

Barbitta ha quindi impugnato la sanzione davanti al Tribunale del lavoro di Patti. Il giudice Fabio Licata ha accolto il ricorso, individuando irregolarità nell'iter seguito dall'azienda sanitaria. In particolare, alla professionista non sarebbe stata resa disponibile tutta la documentazione raccolta durante gli accertamenti e poi utilizzata per sostenere le contestazioni. Tra gli atti, secondo quanto riportato nella ricostruzione della sentenza, figuravano anche verbali e relazioni delle commissioni ispettive. Il mancato accesso a quel materiale ha inciso, secondo il giudice, sul diritto di difesa.

Un secondo elemento riguarda il contenuto dell'addebito. Quello inizialmente contestato alla dottoressa sarebbe stato modificato nel corso della procedura, fino a ricondurre la condotta a una diversa disposizione disciplinare. Per il Tribunale non si sarebbe trattato di una semplice diversa qualificazione giuridica, ma di una modifica sostanziale tale da incidere sulle possibilità della professionista di difendersi. Da qui l'annullamento del provvedimento e la condanna dell'Asp al pagamento delle spese legali.

La sentenza non stabilisce però che l'ingessatura con il cartone fosse una procedura corretta e non cancella quanto accaduto quella notte al Barone Romeo. Il giudice si è pronunciato sulla legittimità della sanzione e sulle modalità con cui era stata condotta la procedura disciplinare. Il nuovo epilogo giudiziario riguarda dunque proprio quel provvedimento: la multa da 200 euro non dovrà essere pagata dalla dottoressa.

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