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Femminicidio Zoe Trinchero, Alex Manna dal carcere: “Quando l’ho gettata in acqua respirava, non sapevo che fare”

Si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’udienza di convalida del fermo Alex Manna, il 20enne che ha ucciso Zoe Trinchero, la 17enne trovata morta nel fiume a Nizza Monferrato. Durante la sua confessione, il giovane ha ammesso di aver gettato la ragazza in acqua quando ancora respirava. “Non sapevo che fare”.
A cura di Gabriella Mazzeo
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Si è tenuta ieri l'udienza di convalida del fermo per Alex Manna, il 20enne che ha ucciso Zoe Trinchero a Nizza Monferrato, tentando poi di depistare le ricerche e le indagini. Il giovane è finito in carcere dopo aver confessato il femminicidio della 17enne in seguito a un lungo interrogatorio. L'udienza di convalida del fermo, invece, è stata breve: Manna ha chiesto alla legale che lo assiste, Patrizia Gambino, di "chiedere scusa alla famiglia di Zoe", ma poi si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti alle ulteriori domande delle autorità.

Restano da chiarire diverse zone d'ombra e per le domande che si pongono le autorità non basta la confessione di Manna. Oggi, 10 febbraio, il medico legale Alessandra Cicchini riceverà l'incarico per l'autopsia sul corpo della 17enne, recuperato tra venerdì e sabato scorso nelle acque del canale che attraversa il centro di Nizza Monferrato. La ragazza è stata trattenuta per il collo, colpita con una scarica di pugni e gettata in acqua.

Subito dopo il delitto, Manna è andato a casa a cambiarsi e ha tentato di addossare le responsabilità di quanto accaduto a Zoe a Naudy Carbone, 39enne cresciuto in città e da sempre indicato come "persona problematica". Il musicista non aveva nulla a che fare con il delitto e neppure era uscito la sera della scomparsa della 17enne.

Il racconto messo in piedi dal 20enne si è via via sgretolato davanti all'evidenza, tra contraddizioni e incongruenze. Incalzato dalle domande degli amici di Zoe, aveva affermato che Carbone aveva con sé un coltello, dettaglio inizialmente smentito.

Le sue parole avevano innescato un tentativo di linciaggio da parte di alcuni amici della ragazza. Adesso le autorità valutano la denuncia per circa 30 persone che si sono radunate sotto casa del 39enne. Agli investigatori sono apparsi da subito assurdi alcuni particolari raccontati da Manna, come il sospetto di aver bevuto, la sera dell'incontro con Zoe, una birra contaminata da droghe.

Eppure Alex era apparso lucidissimo mentre, insieme agli amici della 17enne, fingeva di cercare l'adolescente. "Al bar – raccontano gli altri ragazzi – ha preso sì una birra, ma era chiusa ermeticamente, l'ha aperta personalmente. Sta solo raccontando il falso".

Dopo aver colpito la 17enne ed essersi accorto che stava ancora respirando, l'ha gettata nel canale. "Ero nel panico, non sapevo cosa fare" ha poi riferito alle autorità. Si è allontanato dal luogo dell'aggressione e si è sbarazzato degli abiti sporchi di sangue, poi è tornato indietro quando sono arrivati i soccorsi.

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