Femminicidio Tania Terrin, i messaggi con la ex di Dino Keber: “Era violento, si definiva Mr Hyde”

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Tania Terrin
In queste ore stanno emergendo anni di violenze e denunce contro Dino Keber, l’uomo che a Ferragosto ha ucciso Terrin. Tania aveva contattato una delle sue ex chiedendole se fosse mai stato violento con lei.

È una lunga storia di violenza quella che sta emergendo in queste ore intorno a Dino Keber, il 43enne che la sera di Ferragosto ha strangolato e ucciso la ex compagna Tania Terrin, 39 anni, prima di togliersi a sua volta la vita. La madre di Terrin, Marinella Forner, parla di almeno 8 segnalazioni fatte dalla figlia ai Carabinieri a carico dell'uomo. E anche la madre di lui ha parlato dei problemi che il figlio avrebbe denunciato ai Centri di salute mentale del territorio di Dolo, fino alla richiesta di farsi ricoverare un mese e mezzo fa.

In queste ore stanno emergendo anche le testimonianze delle ex di Keber, almeno in cinque lo avrebbero denunciato. "Mi metteva le mani addosso, e l'ha fatto anche con tutte le altre: alla madre di sua figlia ha spaccato tutti i denti davanti", è uno dei messaggi riportati dal Gazzettino che una delle altre vittime avrebbe scambiato con Tania.

Le querele di Terrin, e di tutte quelle prima di lei, così come l'autosegnalazione fatta dall'assassino stesso, però, non sono servite, almeno alla luce del quadro emerso nelle ultime ore. Per controllare cosa non abbia funzionato, il senatore di Fratelli d’Italia ha annunciato l’ipotesi di un’ispezione del Ministero dell'Interno sul caso della 39enne per capire dove si è inceppata la macchina pubblica.

Raggiunta da Fanpage.it l'assessora alle politiche di genere del Comune di Mira, Irene Salieri, spiega che "la signora Terrin non aveva fatto richiesta di essere seguita da un centro antiviolenza" e che l'attivazione della presa in carico è totalmente slegata dalla presentazione di una denuncia per violenza: "Il Cav è un servizio di supporto per uscire da una spirale di violenza. Non è un servizio di emergenza, le forze dell'ordine e i pronto soccorso sì. Rivolgersi al Cav è un atto volontario. Mira gestisce gli sportelli antiviolenza insieme gli altri Comuni della Riviera del Brenta.

L'avvertimento della ex di Keber: "Lui si definiva Mr Hide"

Lo scorso 20 aprile, Tania Terrin ha scritto attraverso i social a una ex di Keber: "Vorrei capire con chi ho a che fare, ti chiedo se Dino è stato violento con te e fino a che punto. Te lo chiedo perché sabato mi ha quasi uccisa e sta cercando di dare la colpa a me per le sue azioni".

Una dinamica che l'interlocutrice di Terrin conosce bene: "È pericoloso, e c'è la concreta possibilità che l'episodio si ripeta, ovviamente dando poi la colpa a te". A contattare la donna di questo scambio è proprio il giornale del nordest, al quale poi rivela: "Diceva che la sua malattia lo trasformava in ‘Mr. Hyde'. Io mi sentivo in colpa a lasciarlo; credevo di essere l’unica che avrebbe potuto salvarlo. Vedevo lui come la vittima e io come il carnefice che voleva abbandonarlo a se stesso".

Un meccanismo in cui gli uomini violenti sono bravissimi. Anche questa donna, come Tania, aveva provato a chiedere aiuto, ma le Forze dell'ordine non comunicano con il sistema di presa in carico delle vittime. "Quando ho denunciato era agosto: tutti gli avvocati che ho chiamato in quel periodo per il gratuito patrocinio (che spetta di diritto nei casi di maltrattamenti familiari) erano in ferie e nessuno poteva seguirmi prima di due mesi. Ho chiamato il Telefono azzurro per avere un supporto psicologico, ma il primo appuntamento disponibile era dopo la metà di settembre. Mi sono sentita completamente abbandonata a me stessa, ad affrontare una cosa più grande di me di cui nemmeno i miei genitori erano a conoscenza".

L'assessora: "Rivolgersi al Centro antiviolenza è un atto volontario"

"Di solito sono le avvocate e gli avvocati a invitare le donne che denunciano a rivolgersi ai Centri antiviolenza – spiega l'assessora alle politiche di genere Salieri – C'è tutto un sistema di supporto di solito per spingerle ad uscire da una relazione abusante, ma l'accesso è volontario, non obbligatorio".

Per intraprendere il percorso di uscita dalla violenza e accedere al supporto psicologico e alla consulenza legale offerta dagli sportelli presenti sul territorio è richiesto quindi un grado di consapevolezza che spesso le donne che si trovano nella spirale della violenza ancora non hanno. Non ci sarebbe quindi un malfunzionamento della presa in carico delle vittime: sono sistemi che non si parlano e che anche dopo questa vicenda non sembrano destinati a parlarsi.

"Il centro antiviolenza è un servizio di supporto per uscire da una spirale di violenza. Non è un servizio di emergenza, le forze dell'ordine e i pronto soccorso sì. Rivolgersi al Cav è un atto volontario".

Lo stesso vale anche per gli uomini violenti che a loro volta vorrebbero usufruire di un "percorso di responsabilità per imparare a modificarsi – spiega Salieri – ma sappiamo che gli accessi volontari sono pochi". Anche per gli uomini che agiscono la violenza, la prassi è prima commettere il crimine, e solo dopo essere presi in carico dal sistema: "Di solito quelli che arrivano a intraprendere questo percorso lo fanno perché vengono mandati dal giudice, per poter accedere a pene diverse dalla detenzione".

Questo problema però non riguarda solo la Riviera del Brenta, ma l'intero funzionamento del Codice Rosso, pensato per agire dopo la violenza, e non per prevenirla. I consigli che continuano a essere ripetuti alle donne sono sempre gli stessi: non presentarsi all'ultimo appuntamento con l'ex; lasciare la casa al primo schiaffo; cambiare vita se l'uomo diventa insistente. Parole che scaricano sulla vittima la responsabilità delle azioni del carnefice, e anche dell'inefficienza dello Stato.

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