3 Settembre 2021
17:02

Femminicidio Pordenone: l’Iphone di Aurelia resta bloccato, per il compagno cade la premeditazione

A circa dieci mesi dal femminicidio di Pordenone, gli esperti sembrano essersi arresi perché l’iPhone della vittima continua a essere un muro impenetrabile in quanto bloccato. La Procura della Repubblica di Pordenone ha deciso comunque di chiudere le indagini sull’omicidio di Aurelia Laurenti incriminando formalmente il compagno, il 34enne Giuseppe Mario Forciniti, che deve rispondere del reato di omicidio volontario aggravato.
A cura di Antonio Palma

Quando il cellulare di Aurelia Laurenti fu ritrovato in casa sua, gli inquirenti contavano molto sul suo contenuto per poter dare risposta ad almeno alcuni dei punti oscuri che ancora permangono sul suo omicidio per mano del compagno Giuseppe Forciniti, ma ormai a circa dieci mesi dalfemminicidio di Pordenone, gli esperti sembrano essersi arresi perché l’iPhone della vittima continua a essere un muro impenetrabile in quanto bloccato. Da mesi la polizia scientifica ci sta lavorando con ogni mezzo e uno sforzo enorme, chiedendo persino l’intervento di esperti dall’estero come accaduto in altri casi di sangue ma ogni impegno si è rivelato inutile. Neanche l’intervento di un gruppo di consulenti tecnici dalla Germania è riuscito a risolvere il caso.

L’ultima speranza era arrivata da alcuni codici scritti a mano da Aurelia Laurenti e ritrovati su un bigliettino dai genitori nella cantina dell’abitazione di Roveredo in Piano dove si è consumato il delitto. Si sperava potessero contenere i codici di sblocco del telefono ma anche questa pista è sfumata e così le impostazioni di sicurezza della Apple hanno impedito agli inquirenti di poter esaminare il contenuto del telefonino.

Dagli elementi raccolti, però, la Procura della Repubblica di Pordenone ha deciso comunque di chiudere le indagini sul femminicidio di Aurelia Laurenti incriminando formalmente il compagno, il 34enne Giuseppe Mario Forciniti, che deve rispondere del reato di omicidio volontario aggravato perché commesso contro una persona stabilmente convivente. Caduta, invece, l'ipotesi della premeditazione.

L’uomo, che rimane in carcere, all'epoca dei fatti sostenne di essersi difeso da un'aggressione. Secondo i pm il delitto è avvenuto tra le 23 e le 23.30 del 25 novembre. Forciniti ha dichiarato di aver litigato con la moglie e di ricordare solo di averla colpita una volta, ma l’autopsia ha identificato una ventina di coltellate, tra cui alcune al collo. L’uomo dopo aver portato i loro due bambini da una parente, si recò in Questura dove confessò, seppure parzialmente, il delitto.

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