Dopo la serie di arresti tra politici, imprenditori e manager che hanno letteralmente messo in crisi Expo 2015, dagli interrogatori dei magistrati arrivano le prime ammissioni sul quel sistema di corruzione che vigeva all'interno dell'organizzazione per gli appalti della grande esposizione universale. Mentre il gruppo politico fa quadrato come ai tempi di Tangentopoli, a rivelare alcuni retroscena sono l'imprenditore Enrico Maltauro e il general manager di Expo 2015, Angelo Paris. L'imprenditore vicentino Maltauro in particolare conferma di aver pagato almeno 350/400 mila euro alla cricca politica manageriale che gestiva gli appalti rivelando di essere rimasto sorpreso da come nulla sia cambiato dai tempi di Tangentopoli a parte la parcellizzazione dei centri di potere. "Il sistema è questo: bisogna pagare i mediatori, non ci sono alternative" ha spiegato pragmaticamente Maltauro ai magistrati, chiamandosi fuori però dalla partecipazione all'associazione a delinquere contestata dai Pm.

Secondo Maltauro infatti era indispensabile fare opera di "lobbing" per essere sicuro di mantenere buoni rapporti con faccendieri e politici, e per questo lui versava ingenti somme a Sergio Cattozzo, l’ex segretario dell’Udc ligure e attuale membro dell’Assemblea nazionale del Nuovo Centro Destra "contrattualizzato nel 2011 come consulente". Catozzo dal suo canto, invece, ha riferito ai pm di sentirsi "un lobbista all’americana", perché secondo lui "le aziende vanno coccolate come le belle donne". Il politico però dovrà anche rendere conto di una serie di bigliettini contabili che al momento dell’arresto, giovedì durante la perquisizione a casa sua, ha cercato di nascondere tra le mutande. Quei foglietti in effetti contengono la contabilità dei soldi ricevuti dall’imprenditore Maltauro .

Ammette di essere colpevole delle rivelazioni di notizie al gruppo, ma respinge le accuse di associazione a delinquere anche l'ex manager di Expo Angelo Paris. Il responsabile degli appalti ha assicurato di voler rivelare tutto ai magistrati nei prossimi interrogatori, spiegando di essere stato indotto a commettere illeciti non per propria volontà ma come reazione a un contesto ambientale molto difficile sul posto di lavoro. In sostanza Paris spiega che si sentiva politicamente isolato e avrebbe così cercato nel giro di Frigerio, Greganti e Grillo una sponda politica che potesse supportarlo.