Sospesa la procedura di mobilità per le lavoratrici de La Perla, lo storico marchio di intimo Made in Italy con sede a Bologna, da circa un anno di proprietà della holding olandese Sapinda, che a fine giugno aveva annunciato la necessità di riorganizzare i processi. Il risultato, invece, è stato quello di aver portato l'azienda a preparare in estate 126 lettere di licenziamento per altrettanti esuberi nello stabilimento bolognese. Da inizio estate, sarte e dipendenti de La Perla hanno cominciato a scioperare e a scendere per le strade della città per cercare solidarietà da parte delle istituzioni. A livello locale, amministrazione comunale e giunta regionale dell'Emilia-Romagna si sono fin da subito schierate con le lavoratrici e i lavoratori de La Perla, che stamattina, con la loro solita ironica e colorata forma di protesta (fra mutande e reggiseni giganti, fischietti e canzoni storiche rielaborate come "Finché La Perla lasciala andare, finché La Perla va non licenziare") sono partiti alla volta di Roma, dov'era previsto un incontro fra azienda e sindacati al Ministero dello sviluppo economico.

Davanti alla sede del Mise, centinaia di lavoratrici (tre pullman pieni, più altre colleghe arrivate nella capitale in treno) hanno atteso l'esito del tavolo sulla vertenza de La Perla, ottenendo un primo risultato positivo. L'azienda ha infatti annunciato la sospensione per il mese di agosto della procedura di mobilità già avviata per 126 dipendenti della sede di Bologna. Questo mercoledì si terrà un incontro in azienda coi sindacati e a settembre un nuovo tavolo in sede ministeriale. La procedura di mobilità, ora sospesa, era partita a fine giugno e dura 75 giorni.

"Abbiamo ottenuto un primo step importante" commenta la segretaria nazionale della Filctem Cgil, Sonia Paoloni, uscendo dal ministero e spiegando che la prima data disponibile per il prossimo incontro a Roma dovrebbe essere la prima o al massimo la seconda settimana di settembre. In questi giorni di sospensione della procedura, "a livello locale, si cercherà di trovare una soluzione condivisa per prendere del tempo e per studiare soluzioni credibili e alternative a quella degli esuberi che ci ha proposto l'azienda", ha continuato Paoloni. Il risultato ottenuto oggi, aggiunge, è un primo passo in avanti "rispetto a tutte le chiusure aziendali fino ad oggi dimostrate". Il fatto che l'azienda abbia preso tempo e che, dietro richiesta anche del ministero, abbia accettato di discutere nuovamente al tavolo locale con le parti sociali "significa che hanno capito che quella degli esuberi non è l'unica strada percorribile, però lo dobbiamo verificare".

"C'è la volontà di trovare soluzioni alternative, credo poi che anche i consulenti dell'azienda abbiano capito che non si può fare muro contro muro" conclude Paolini. Il deputato bolognese Andrea De Maria del Pd, che ha partecipato al tavolo, aggiunge: "Grazie prima di tutto all'impegno unitario di tutte le istituzioni ed alla lotta forte e determinata delle lavoratrici e dei lavoratori de La Perla, si è concluso con un primo risultato. È fondamentale che tutte le istituzioni proseguano una forte iniziativa per difendere i posti di lavoro ed un marchio di grandissimo valore per il paese. Difendere ora l'occupazione di qualità che c'è a Bologna è anche la prima condizione per mantenere in Italia una realtà produttiva di questo valore".