Erika Borellini ce l’ha fatta: la studentessa potrà iscriversi alla Magistrale di Ingegneria elettronica presso l’Università di Modena dalla quale era stata inizialmente esclusa non avendo conseguito il punteggio necessario per proseguire gli studi. La 25enne di Carpi vive una condizione particolare che non le ha consentito di dedicarsi allo studio come avrebbe desiderato: da anni infatti assiste la madre Lorenza Tarasconi, colpita da aneurisma cerebrale, praticamente a tempo pieno. Ciò non le aveva permesso di conseguire gli 85 punti necessari per proseguire il suo percorso accademico e a nulla in un primo momento era servito dimostrare il suo ruolo di caregiver. Il suo caso aveva palesato un vuoto normativo molto pesante per chi – come lei – si occupa a tempo pieno della cura di un proprio famigliare. Per questo gli studenti dell'ateneo modenese avevano avviato in sua solidarietà una raccolta di firme e la parlamentare del Movimento 5 Stelle Maria Laura Mantovani aveva dedicato al caso un'interrogazione al Ministro dell'Istruzione: ieri il capo del dicastero Lorenzo Fioramonti aveva affermato nel corso del programma Italia Sì di Rai Uno che gli studenti caregiver saranno parificati a quelli lavoratori. Erika avrà dunque diritto a due punti in più che le consentiranno così l'ammissione al corso di studi magistrale.

La battaglia di Erika Borellini per poter continuare a studiare

A sollevare il caso, con una petizione su Change.org che ha superato le 100mila firme, era stata  nelle scorse settimane proprio Erika. "Sono una ragazza di 25 anni che vive a Carpi in provincia di Modena e di recente ho conseguito la Laurea Triennale in Elettronica all'Università di Modena e Reggio Emilia". La studentessa aveva quindi spiegato il suo caso: "Nel 2013 Lorenza, mia mamma, è stata colpita da un aneurisma cerebrale e da allora la mia vita, e quella di mio papà Stefano, non è più la stessa. La nuova condizione di vita di mamma che non può muoversi, parlare e riesce a comunicare solo attraverso battiti di ciglia richiede infatti un’assistenza totale e costante. Io assolvo a questo compito, conosciuto anche con il termine di “caregiver” (letteralmente colui che si prende cura tipicamente di un familiare), con amore e costanza e spesso mi capita di raccontare le mie giornate sui social per sensibilizzare l’opinione pubblica e tutte le persone che mi circondano sulle difficoltà quotidiane che una famiglia deve affrontare ed in particolar modo per cercare di promuovere e sostenere la ricerca di tecniche, strumenti e cure in grado di migliorare la condizione di vita di chi è affetto da patologie così gravose".

Il tempo dedicato alla madre non le ha consentito di approfondire, come avrebbe desiderato, gli studi: "A febbraio 2019 mi sono laureata con un punteggio di 84/110 alla Triennale di Ingegneria Elettronica. Il mio sogno sarebbe continuare a studiare e conseguire anche la laurea magistrale però per essere ammessa al proseguimento dei corsi devo avere almeno 85/110. Ci pensate? Per un solo punto non posso continuare gli studi. Nonostante richieste ufficiali, ricorsi e accorati appelli alle Istituzioni Universitarie di tenere in considerazione le oggettive difficoltà ‘supplementari' che ho dovuto superare per studiare e contemporaneamente prestare assistenza a mia mamma tutto è caduto nel vuoto. La cosa paradossale è che se fossi stata riconosciuta come ‘studentessa lavoratrice' avrei avuto diritto a due punti supplementari ai fini del voto finale di laurea, che avrebbero quindi eliminato il problema dello sbarramento a 85/110".

Erika aveva quindi sollecitato il Ministro dell'Istruzione e la Ministra delle Pari opportunità e della Famiglia "ad attivarsi affinché le studentesse e gli studenti che operano come caregiver possano ottenere all’università un trattamento pari a quello degli studenti lavoratori".