Quando incontrò Rosa Angela Bazzi, Olindo Romano aveva poco più di vent’anni, un lavoro precario e un diploma di geometra. Cresciuto in una numerosa famiglia di origini pugliesi ad Albaredo per San Marco, 400 anime nella provincia di Sondrio, era alla sua prima esperienza sentimentale. Lui aveva uno sguardo timido e schivo, lei un sorriso innocuo che lui scambiò per gentilezza. In comune non avevano quasi nulla, ma una cosa, sì, la più importante: la solitudine.

La storia di Olindo Romano e Rosa Bazzi

Dopo poco arrivò il matrimonio e i due ragazzi si trasferirono ad Erba, paese del Comasco dove Rosa era cresciuta e in cui, avrebbe raccontato la signora Lisa, sua madre, diversi anni più tardi, qualcuno l'avrebbe violentata all'età di dieci anni. Più o meno la stessa età in cui aveva deciso di non andare più a scuola, chiudendo per sempre le porte al mondo esterno. Cominciò a lavorare come addetta alle pulizie, l'unico lavoro che in qualche modo le faceva sentire utile e soddisfatta di sé. Anche dopo il matrimonio continuò a pulire camere di albergo, soprattutto per contribuire al menage familiare insieme a Olindo, ora netturbino in un'azienda che opera nel settore dello smaltimento dei rifiuti, la ‘Econord'. In cantiere avevano due progetti: un figlio e una casa tutta per loro.

Raffaella Castagna e Azouz Marzouk

Con sacrificio, marito e moglie riuscirono a risparmiare tanto da comprare una casa: 75 metri quadri al piano terra di via Diaz, il loro rifugio dal mondo ostile. La casa fu riempita poco a poco di tutte le piccole comodità di cui avevano bisogno, compresa la lavanderia, ma la culla, restò tristemente vuota. Gli anni passarono, ma a Olindo e Rosa la loro vita fatta di ossessivi rituali, di abitudini, di piccoli spazi, stava bene o almeno così pensavano. Non era così, tanto che ogni piccolo fastidio quotidiano diventava disagio, ogni involontaria sgarberia, offesa, ogni seccatura, ferita. E poi c'erano loro, gli altri.

Rosa è venuta su storta, cattiva come l'aglio. Anzi peggio, piena di veleno

La madre
C'era la famiglia del piano di sopra. Chiassosa, invadente a volte molesta. Erano i Castagna, la mamma, Paola, la figlia Raffaella, il marito tunisino Azouz e il piccolo Youssef, due anni. Erano loro, marito e moglie e scatenare le furie di Rosa con i loro pesanti litigi, ma anche i pianti del piccolo Youssef. I bisticci tra vicini diventarono sempre più frequenti fino a sfociare in una vera e propria guerra condominiale, fatta di piccoli e grandi dispetti, ingiurie e aggressioni, tanto che Raffaella Castagna sporse denuncia contro i due coniugi dopo aver ricevuto due pugni.

Via Diaz, e i litigi degli inquilini

E poi c'era l'odio, quello viscerale, l'odio sociale che divideva la famiglia di imprenditori dalla coppia di dipendenti. Olindo e Rosa, però, quella casa l'avevano comprata a prezzo di grandi sacrifici e non l'avrebbero lasciata, piuttosto erano loro, gli altri, a doversene andare, loro che i soldi li avevano e potevano permettersi una villa. Una controversia che avrebbe potuto durate anni e invece finì una notte di dicembre del 2006, cambiando le vite di Olindo e Rosa.

La ricostruzione del massacro di Erba

Quella notte i vigili del fuoco accorsero a sirene spiegate nella strada di periferia. L'appartamento dei Castagna andava a fuoco, qualcosa aveva provocato un incendio. Quando entrarono per spegnere le fiamme i pompieri si trovarono davanti a qualcosa di mai visto prima. I corpi di quattro persone bruciavano sotto un mucchio di oggetti, c'era anche Youssef, due anni e il cane di famiglia. Qualcuno però era ancora vivo, un uomo, fu portato d'urgenza al pronto soccorso, era Mario Frigerio l'inquilino del piano superiore.

Le vittime della Strage di Erba

Niente da fare per sua moglie Valeria Cherubini, che i soccorritori trovarono già morta. Nel cortile Olindo e Rosa, che quella sera erano stati a cena da Mc Donald's – e ne sbandieravano lo scontrino fiscale – scuotevano la testa mormorando ‘poverini'. Fu subito chiaro che non era stato il fuoco a uccidere la famiglia Castagna, ma una furia armata di coltello e spranga. Raffaella e sua madre erano morte con il cranio sfondato, diverse coltellate sul corpo e la gola tagliata, così come Valeria Cherubini, la moglie di Frigerio. Al piccolo Youssef, ventiquattro mesi di vita, era toccata una sorte spaventosa. Il piccolo era stato sgozzato.

Il supertestimone Mario Frigerio

I giornali e le Tv di tutta Italia si radunarono in quella solitaria stradina del paese lombardo. A Erba giravano voci di aggressori stranieri infiltratisi in casa, ma la pista più accreditata era quella di una vendetta contro il marito tunisino di Raffaella e papà del piccolo Youssef, in quei giorni in Tunisia in visita a casa dei suoi.  Mentre sul tavolo del medico legale i corpi di quattro innocenti raccontavano una morte atroce, dal letto d'ospedale Mario Frigerio, unico superstite al massacro, rivelava i nomi dei macellai: "Sono stati Olindo e Rosa".

La confessione di Olindo e Rosa

Così, dopo i riscontri degli esami condotti sull'auto della coppia, la Procura di Como incriminò i due coniugi di Erba, che confessarono poco dopo. Rosa, ciarliera come sempre, fu la prima a parlare, poi cedette Olindo. Fu allora che per l'Italia intera i due coniugi del profondo nord diventarono ‘i vicini' per antonomasia, passivamente aggressivi, pericolosamente innocui, spaventosi, nella loro normalità.

E Rosa accusa Azouz di averla stuprata

E fu anche il momento in cui, abbozzando una rozza giustificazione, Rosa Bazzi tirò in ballo un presunto stupro di cui sarebbe stata vittima dal giovane marito di Raffaella. Depistaggi inoffensivi quanto avrebbe dovuto esserlo quella casalinga brianzola, che invece aveva agito come un'assassina esperta, pianificando tutto nei minimi dettagli. "Rosa è venuta su storta, cattiva come l'aglio. Anzi peggio, piena di veleno" è tutto quello che riesce a dire di lei sua madre, Lisa, mentre rivela con nonchalance di come sua figlia fosse stata stuprata a dieci anni.

La strage di Erba a ‘Un giorno in pretura'

I figli di una provincia mostruosamente emarginante, prendono tutti gli spazi televisivi, tanto che quando l'interesse dei media cala, Rosa, che segue avidamente i Tg, si domanda ‘perché hanno smesso di parlare di noi?'. Le telecamere di ‘Un giorno in Pretura' immortalano al processo le effusioni di Olindo e Rosa, isolati dal mondo anche lì, nella gabbia dell'aula, dove si scambiano tenerezze anche di fronte alle immagini del bimbo sgozzato.

L'arresto di Azouz Marzouk

Poco dopo aver seppellito moglie e figlio in Tunisia con rito islamico, Azouz viene arrestato per spaccio di droga. ‘Lo hanno preso, quel bastardo – ridacchia Rosa dalla sua cella – ma per lei la sorte sarà molto più dura. Mentre il marito di Raffaella affronta le sue sciagure giudiziarie (viene espulso dall'Italia con decreto giudiziario, oggi revocato) raccattando anche discreti e non certo sgraditi spazi di visibilità e si risposa con una commessa di Como, Rosa e Olindo, vengono condannati in via definitiva all'ergastolo.

Per la corte e per l'Italia all'unanimità sono imperdonabili e, del resto, non hanno mai chiesto perdono e continuano a professarsi innocenti. Nel 2014 il loro accusatore, il supertestimone Mario Frigerio, colui che si salvò per miracolo dal dissanguamento per un difetto congenito alla carotide, è morto. Non serve la sua voce, come non servì allora, offesa com'era dalle coltellate, a ricordare l'odio cieco di Rosa e del suo Olindo.