Emanuela Massicci, risonanza magnetica per il marito: “L’ha uccisa perché ha cervello danneggiato dalla cocaina”

Massimo Malavolta potrebbe avere ucciso la moglie Emanuela Massicci perché il suo cervello potrebbe essere stato irrimediabilmente danneggiato dall'uso continuo di cocaina. È questa la tesi difensiva dei legali dell'uomo ora a processo per il femminicidio avvenuto il 19 dicembre 2024 nell’abitazione di famiglia a Ripaberarda, frazione di Castignano, in provincia di Ascoli Piceno. Per questo il 45enne, che resta detenuto nel carcere di Marino del Tronto, sarà sottoposto a una risonanza magnetica cerebrale a 3 Tesla, una tecnica di diagnostica per immagini molto approfondita che permette di identificare anche lesioni millimetriche.
La richiesta di perizia medica da parte della Difesa infatti è stata accolta dalla Corte d'Assise di Macerata davanti alle quale si sta celebrando il processo che vede imputato l'uomo per omicidio, maltrattamenti, lesioni e tortura. I legali del 45enne intendono chiarire se la furia omicida del loro assistito, preceduta da altri numerosi episodi di violenza secondo quando hanno stabilito le indagini, sia frutto di lesioni al cervello causate dal consumo abituale della sostanza stupefacente. “Ho insistito sulla richiesta di una risonanza magnetica cerebrale per verificare se l'assunzione costante di cocaina abbia causato danni celebrali su Malavolta” aveva spiegato già in apertura di processo nel gennaio scorso l'avvocata dell'uomo.
In pratica si dovrà chiarire se l'assunzione costante di cocaina abbia causato danni cerebrali, condizionando il comportamento brutale tenuto quella notte. Secondo quanto ricostruito finora, la vittima fu colpita brutalmente prima a mani nude e poi con alcuni copri contundenti e poi lasciata agonizzante in un pozza di sangue dove è morta solo dopo un'agonia di ore.
Il marito avrebbe allertato i soccorsi solo sette ore dopo averla uccisa e al momento del rinvenimento Emanuela Massicci aveva traumi su tutto il corpo, con fratture al volto, alle costole e agli arti, oltre a tagli, lividi e tumefazioni.
Sul corpo della donna vennero rinvenuti anche diverse ferite precedenti all'aggressione mortale che hanno fatto ipotizzare un vero e proprio calvario di violenze. Per questo all’uomo vengono contestati anche i reati di maltrattamento, lesioni e tortura aggravati dai futili di motivi e dalla minorata difesa della moglie oltre che dal fatto di essere avvenuti in parte in presenza di figli minori. Massicci comunque al momento è stato riconosciuto capace di intendere e di volere e rimarrà a processo.