Due iniezioni letali non bastano a ucciderla: Christa Pike sopravvive all’esecuzione nel braccio della morte
Non sono bastate due iniezioni per uccidere Christa Pike, l'unica donna condannata alla pena capitale nello Stato del Tennessee negli ultimi duecento anni. Durante l'esecuzione avvenuta ieri sera presso la Riverbend Maximum Security Institution di Nashville, il cuore della detenuta cinquantenne continuava a battere anche dopo la somministrazione di ben due dosi di pentobarbital. La situazione ha costretto i legali a presentare un ricorso d'urgenza mentre la procedura era in corso, segnalando che la donna, pur avendo perso conoscenza, manteneva le funzioni vitali e "russava udibilmente".
Di fronte al fallimento dell'iniezione letale, i media presenti sono stati fatti uscire e le tende della sala testimoni sono state chiuse per due volte. Successivamente, il giudice distrettuale Clifton L. Corker ha accolto la richiesta della difesa autorizzando l'intervento dei medici, e la Pike è stata trasferita d'urgenza in un ospedale esterno per ricevere cure salvavita.
Secondo il team legale della donna, l'esecuzione è stata condotta attraverso un protocollo opaco e problematico, con evidenti difficoltà di accesso venoso e farmaci degradati. Il dottor Joel Zivot, docente di medicina alla Emory University e consulente della difesa, ha spiegato che la dose di pentobarbital non ha raggiunto i livelli sufficienti a provocare l'arresto respiratorio e cardiovascolare. Zivot ha inoltre evidenziato che il ritardo nelle manovre di rianimazione potrebbe aver causato alla donna lesioni cerebrali permanenti.
Il Dipartimento di Correzione del Tennessee ha invece difeso l'operato del proprio personale, sostenendo tramite la portavoce Dorinda Carter di aver seguito rigorosamente il protocollo approvato dall'Ufficio del Procuratore Generale.
L'esecuzione era stata autorizzata definitivamente dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, che nella stessa mattinata di mercoledì aveva rimosso la sospensione temporanea concessa dalla Corte d'Appello del Sesto Circuito. I legali chiedevano un riesame del caso per far valutare alla giuria le prove relative ai gravi abusi sessuali subiti dalla Pike durante l'infanzia, un fattore mai considerato nel processo originale del 1996.
Christa Pike finì nel braccio della morte nel 1996 per un omicidio commesso l'anno prima, quando aveva 18 anni. Assieme all'allora fidanzato Tadaryl Shipp, la ragazza picchiò, torturò e uccise la diciannovenne Colleen Slemmer a Knoxville, all'interno di un centro di formazione professionale per giovani problematici.
Il caso attirò una forte attenzione mediatica, anche a causa di un pentacolo rovesciato inciso sul petto della vittima – dettaglio che Pike ha sempre negato di aver realizzato. Nella sua recente richiesta di grazia, respinta dal governatore del Tennessee, la donna ha affermato di non aver mai inteso uccidere la ragazza, descrivendosi come una diciottenne affetta da gravi disturbi mentali che non riuscì a fermare la propria violenza. Dal 1976 ad oggi, su oltre 1.600 esecuzioni portate a termine negli Stati Uniti, soltanto 18 hanno riguardato donne.