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Dubbi sul suicidio del pentito Pace, famiglia presenta esposto. Ai pm diceva: “Amico ci mandava un mafioso al giorno”

La famiglia di Bernardo Pace, il pentito del processo Hydra morto suicida in carcere a Torino a febbraio, ha presentato un esposto in Procura per i dubbi legati alla sua morte. Intanto Pace ai pm aveva svelato i legami al Nord di Messina Denaro e gli affari del camorrista Gioacchino Amico.
A cura di Giorgia Venturini
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Il collaboratore di giustizia Gioacchino Amico che insieme anche a Bernardo Pace faceva parte del Sistema mafioso lombardo
Il collaboratore di giustizia Gioacchino Amico che insieme anche a Bernardo Pace faceva parte del Sistema mafioso lombardo

Ha presentato un esposto in Procura la famiglia di Bernardo Pace, il collaboratore di giustizia del processo Hydra morto suicida in carcere a Torino a febbraio. Stando a quanto spiegato a Fanpage.it dall'avvocata Lisa De Furia, la famiglia, che vive da qualche mese sotto protezione, ha chiesto che vengano sciolti tutti i dubbi su quanto accaduto in carcere perché qualcosa non torna. Intanto si attende la relazione del medico legale che ha svolto l'autopsia sul corpo di Pace: da quanto emerso finora Pace si sarebbe tolto la vita in bagno, ma come (e se si è trattato veramente di suicidio) lo confermeranno tutti gli accertamenti del caso.

A gennaio Bernardo Pace era stato condannato in primo grado a 14 anni e 4 mesi nel processo Hydra con rito abbreviato. A febbraio davanti ai pubblici ministeri Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane ha deciso di collaborare ed è stato interrogato due volte. Poi a marzo è stato trovato morto in cella. Ma chi era Bernardo Pace? Cosa ha svelato prima del decesso?

Stando a quanto si legge nelle carte di Hydra, faceva parte del "Sistema mafioso lombardo": ovvero il gruppo criminale in cui in Lombardia erano alleati sia esponenti di cosa nostra, camorra e ‘ndrangheta. Pace era stato ritenuto un esponente della mafia trapanese attiva nel Milanese e nel Varesotto. Tra gli altri esponenti c'è anche Paolo Aurelio Errante Parrino e Antonio Messina, detto l'avvocato. Questi due, secondo più collaboratori di giustizia di Hydra, sono stati in collegamento con l'ex boss di cosa nostra e super latitante Matteo Messina Denaro (arrestato il 16 gennaio del 2023 e morto il 25 settembre successivo).

Aveva deciso di collaborare perché "sono pentito per tutta questa faccenda e voglio dissociarmi di tutto e per tutto, per ripulirmi la coscienza, per i miei figli, per i miei nipoti, per tutto, tirarmi fuori da tutta questa…". Precisando che la sua scelta era stata condivisa con la sua famiglia. All'inizio dell'interrogatorio Pace ha ribadito di appartenere "purtroppo" al mandamento di Castelvetrano. O meglio, "appartengo al padrino Errante Parrino Paolo, eravamo molti amici perché facevamo degli affari fini… si chiamano fini". Tra i collaboratori di giustizia quindi è soprattutto Pace a svelare il filo diretto con Messina Denaro: Parrino "chiamava con un altro telefono e parlava in videochiamata con la sorella di Messina Denaro" che gli "faceva vedere le foto del boss". Tutto avveniva in codice. Il super latitante veniva a Milano e con Parrino si incontravano "nello studio dell'avvocato di zio Paolo".

Pace poi risponde a una domanda dei pm spiegando i rapporti tra Gioacchino Amico, rappresentante del clan Senese attivo a Roma ma vicino alla camorra napoletana, e Antonio Messina, vicino a Messina Denaro. Svelando quindi che anche Amico sapeva del boss Messina Denaro. Il pm ha sintetizzato così le parole del collaboratore di giustizia: "Quindi i rapporti tra Amico e Messina Denaro erano intermediati da Antonio Messina e riguardavano varie cose illecite".

Droga, estorsioni ed armi. Bernardo Pace spiega che "Gioacchino Amico ci mandava un mafioso al giorno, un gruppo di mafiosi al giorno ci mandava". Si sentivano "minacciati da tutti, non solo da Gioacchino, da tutti". Il collaboratore di giustizia ha precisato che nonostante questo clima di minacce non andava in giro armato.

Nel suo interrogatorio ha poi svelato legami tra il "Sistema mafioso lombardo" ed esponenti politici locali e nazionali e i mandanti dell'omicidio di Tano Cantarella, esponente del clan mafioso Mazzei e scomparso per lupara bianca nel 2020. Ma queste due parti sono state oscurate dalla Dda di Milano prima di depositare il verbale dell'interrogatorio. Che abbia svelato nomi importanti su cui è stato necessario far partire un'altra indagine? Lo scopriremo molto probabilmente nei prossimi mesi.

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