"Dove sei? Cosa stai facendo? Sei con lui?". Sono alcuni dei messaggi che Elisa Bravi, morta strangolata nella camera da letto a pochi passi dalle bambine che dormivano, trascriveva su un diario segreto. Si tratta dei messaggi che il marito, il 39enne Riccardo Pondi, reo confesso, le inviava alcune settimane prima del delitto. Diario e appunti sono ora al vaglio degli inquirenti che indagano sul femminicidio che a Bagnacavallo, tranquillo paesino a 20 minuti da Ravenna, lo scorso 19 dicembre ha calato un gelo di morte. Secondo la confessione resa dinnanzi al pm, Pondi avrebbe commesso il delitto nel contesto di una semplice lite di coppia, ma è acclarato che i problemi tra Elisa e Riccardo si trascinavano ormai da tempo, tanto che avevano iniziato un ciclo di incontri con un terapeuta di coppia. Proprio allora, quando erano iniziato le sedute, Elisa aveva smesso di trascrivere sul suo taccuino i messaggi del marito. Forse si sentiva al sicuro, forse pensava che il ‘problema' era finito in mani esperte che avrebbero contenuto le ossessioni e i cattivi sentimenti.

Così non è stato. Qualunque sia stato il movente, Riccardo Pondi ha stretto le mani intorno alla gola di sua moglie finché lei non ha smesso di respirare, mentre si divincolava incredula, mentre lottava per la sua vita. Hanno avuto una colluttazione, questo emerge chiaramente dalla scena del crimine. Poi il Riccardo Ponti aspirante pompiere, ha effettuato sul corpo della moglie un tentativo di rianimazione, ma era troppo tardi. Allora ha preso il telefono e ha avvertito i suoceri, le forze dell'ordine, il 118. "Elisa è morta, l'ho uccisa", non proprio la telefonata che i genitori di Elisa si aspettavano di ricevere dal genero, a una settimana dal Natale.

Chi era vicino alla coppia racconta di non aver mai avuto sentore di problemi di coppia, sebbene alcuni segnali di isolamento, virtuale e fisico, avevano destato perplessità. Riccardo ed Elisa avevano deciso di vendere la loro casa a Madonna dell'Arco – una villetta con giardino in una zona centrale – per trasferirsi a Bagnacavallo in una casa isolata. Sui social, come emerso dopo il delitto, quando ci si è resi conto che Elisa non aveva un'identità virtuale, sembra addirittura che lei chiedesse agli amici la rimozione delle foto che la ritraevano. Entrambi erano attenti alla privacy. "Era difficile, da fuori, capire cosa stava succedendo veramente – dice un'amica e collega a ‘Il resto del carlino' –  Riccardo mi era sempre sembrato pacato, quasi serafico. Ogni volta che si parla di femminicidi al telegiornale tutti dicono questo dei compagni, e io ogni volta penso: ‘Ma dai, ma come è possibile’. Eppure, ora sono qui a dire lo stesso".