La posta dei lettori

“Dopo la laurea contratti da 3 mesi e 500 euro di stipendio. Noi educatrici chiediamo solo dignità”

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A cura di Redazione
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Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una educatrice che dalla Calabria si è trasferita a Roma nella speranza di un futuro migliore: “Come professionisti dell’educazione che continuano a fare il proprio lavoro con amore, nonostante tutto, chiediamo semplicemente una cosa: dignità”.

Fanpage.it raccoglie le storie e le testimonianze di insegnanti ed educatori. La redazione decide di pubblicarne i racconti per stimolare una riflessione sulla difficoltà di accesso al lavoro e ai servizi essenziali nel nostro Paese. Se anche tu hai una storia simile, puoi scriverci cliccando qui

Riceviamo e pubblichiamo la testimonianza di un'altra educatrice, che "risponde" alle storie di questi giorni pubblicate da Fanpage.it condividendo, di fatto, le difficoltà di altri colleghi. "Non scrivo questa testimonianza perché non ami il mio lavoro – dice -. Lo amo profondamente. Scrivo perché credo che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato in un sistema che affida a educatrici ed educatori responsabilità enormi verso bambini, famiglie e persone fragili, senza riconoscere loro una retribuzione e una stabilità adeguate".

La lettera a Fanpage.it

Sono un'educatrice professionale laureata. Dopo anni di sacrifici, ho lasciato la Calabria per trasferirmi a Roma con la speranza di costruirmi un futuro migliore. Pensavo che una grande città potesse offrire maggiori opportunità lavorative e una maggiore valorizzazione della mia professione. Inizialmente sono stata assunta da una cooperativa per lavorare in un asilo nido. Il lavoro era meraviglioso, stare con i bambini mi piaceva e mi piace tuttora. La cooperativa mi ha riconosciuto fin da subito un contratto a tempo indeterminato, cosa non scontata nel nostro settore.

Tuttavia, la retribuzione era di appena 8€ lordi all'ora. Chi non lavora in questo ambito forse non immagina quanto sia impegnativo il lavoro educativo, bisogna essere presenti fisicamente e mentalmente ogni giorno, gestire bambini, famiglie, documentazione, emergenze, responsabilità continue e un enorme carico emotivo. Tutto questo per una paga profondamente inadeguata.

Come se non bastasse, ad agosto il nido chiudeva e ciò significava trascorrere un mese senza stipendio. Successivamente la struttura ha chiuso per lavori di ristrutturazione e mi sono ritrovata costretta a cercare nuove opportunità in un mercato del lavoro che ho trovato molto scoraggiante con stipendi bassissimi e richieste sempre più elevate.

Oggi lavoro per un consorzio nell'ambito del progetto SISMIF. La paga è di circa 10€ lordi all'ora, ma il numero di ore assegnate è molto basso. Sulla carta dovrei arrivare a percepire circa 700-800€ mensili. Nella realtà, grazie anche allo Stato, tra trattenute e contributi, ogni mese vengono sottratti circa 200-300€ così da ritrovarmi con uno stipendio netto che spesso si aggira intorno solo ai 500€.

La cosa più frustrante è che il lavoro non manca. Le richieste delle famiglie sono tante, spesso gestite dai Municipi di Roma Capitale, le responsabilità sono enormi, pesano e le aspettative dei datori di lavoro sono elevate. Ci viene chiesto di essere professionisti preparati, disponibili, empatici e sempre presenti ogni giorno e a ogni orario improbabile. E spesso lo siamo davvero, perché noi ci mettiamo anima e cuore in questo lavoro. Ma tutto questo non si traduce in una retribuzione dignitosa.

A rendere tutto ancora più difficile è la precarietà. Attualmente ricevo, da ormai più di un anno, contratti di appena 3 mesi alla volta, continuamente rinnovati di trimestre in trimestre. Vivo quindi nell'incertezza costante, senza sapere cosa accadrà allo scadere di ogni contratto. È difficile programmare il futuro, pensare a una casa, a una famiglia o semplicemente affrontare le spese quotidiane con serenità quando la stabilità lavorativa manca anche dopo anni di esperienza e formazione.

La cosa assurda è che la mia situazione non è affatto un caso isolato. Conosco molte colleghe e amiche educatrici che, pur lavorando duramente e avendo titoli di studio universitari, fanno fatica ad arrivare a fine mese. Alcune sono costrette a vivere con l'aiuto della famiglia, altre cercano un secondo lavoro o valutano di abbandonare completamente una professione che amano, ma che non permette loro di vivere dignitosamente.

Non scrivo questa testimonianza perché non ami il mio lavoro. Lo amo profondamente. Scrivo perché credo che ci sia qualcosa di profondamente sbagliato in un sistema che affida a educatrici ed educatori responsabilità enormi verso bambini, famiglie e persone fragili, senza riconoscere loro una retribuzione e una stabilità adeguate. Dopo una laurea, anni di studio e continui aggiornamenti professionali, non dovrebbe essere normale ritrovarsi a vivere con circa 500€ al mese e nell'incertezza di un rinnovo ogni 3 mesi.

Dietro ogni professionista che si prende cura degli altri c'è una persona che merita rispetto, dignità e la possibilità di costruire il proprio futuro. Come professionisti dell'educazione che continuano a fare il proprio lavoro con amore, nonostante tutto, chiediamo semplicemente una cosa: dignità.

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