Le vie di Paola, cittadina del S. Francesco del Sud, sono semi-deserte. Nonostante la giornata calda, soleggiata, è difficile anche incontrare qualcuno a cui chiedere indicazioni. Alla fine, riusciamo a trovare la chiesa di S. Agostino, la parrocchia di Don Pietro De Luca, salito agli onori della cronaca nazionale a causa o per merito del video postato sui social e diventato in breve tempo virale. Il motivo? Don Pietro ha pesantemente bacchettato il Ministro Luigi Di Maio, reo di aver detto, dopo aver incontrato Mario Draghi, già Presidente della Banca centrale europea, “mi ha fatto un'ottima impressione”.

Attendiamo per un po’ il ritorno di Don Pietro che, focalizzando la videocamera, la guarda con sospetto. E convincerlo a concedere l’intervista non è semplice, ma alla fine si concede domandando “Cosa vuoi sapere?”. Nel video che ha conquistato il web, don Pietro non le manda a dire e bacchetta il ministro Di Maio. Ma poi, perché proprio lui?

«Era il 20 settembre – esordisce il sacerdote – e, a fine messa e non durante l’omelia, mi sono trattenuto con i parrocchiani per parlare delle modifiche apportate al messale. Perché le parole sono importanti. E riflettendo sul valore delle parole, mi è venuto in mente l’episodio dell’incontro tra Di Maio e Draghi».

Un episodio che, secondo don Pietro, si lega al senso delle proporzioni. «Ho pensato a Di Maio perché aveva pronunciato quell’espressione nei confronti di Draghi… “Ho visto Draghi e mi ha fatto una bella impressione”. Insomma, se rimaniamo alle proporzioni, avrebbe detto diversamente, no? Ecco – prosegue -, è come se io dicessi, e già l’ho detto, che ho incontrato il Papa e mi ha fatto una bella impressione. Spero io di fare una bella impressione al Papa, che mi benedica e che mi dica: “Guarda che stai facendo bene quello che stai facendo”».

Nel video, però, don Pietro è più duro e diretto. “Draghi che fa una buona impressione a Di Maio e Di Maio che ancora attraversa le strade italiane da Vicepresidente del Consiglio dei Ministri e da Ministro degli Esteri portandosi addosso una roba di ques… cioè, voglio dire… Di Maio è un povero figliuolo, un povero figliuolo al quale l’Italia ha fatto un grande danno… cioè, lo ha fatto arrivare lì!”.

Quando sottolineiamo che è andato giù pesante con il Ministro, Don Pietro replica: « Soprattutto in questo tempo di pandemia, usare un linguaggio preciso, saper dire le cose, fare la differenza quando parla un governante e quando parla, per esempio, uno scienziato, è importante. Se io vado da un’anziana e parlo della pandemia virale in termini drammatici, la sto uccidendo – aggiunge -. Quando il linguaggio non è chiaro, quando addirittura il linguaggio di imbarbarisce… non è il caso di Di Maio, per carità… ma il linguaggio sta scadendo e quando scade il linguaggio è un segnale che sta scadendo, poco poco, anche la nostra vita. E speriamo di no».

Prima di salutarlo, chiediamo a don Pietro cosa direbbe a Di Maio se il Ministro decidesse di chiamarlo per chiedergli spiegazioni. E lui risponde, senza, tentennamenti. «Gli direi: “caro onorevole, lei parla anche bene, è bravo, riesce a comunicare quello che pensa – dice con un sorriso che si intuisce nonostante la mascherina -. Tenga, però, in maggiore considerazione il problema delle proporzioni quando parla. Forse un linguaggio più adeguato – conclude il parroco di S. Agostino – renderebbe meglio l’idea che ha in testa”».