Almeno una ventina di facchini di Mondo Convenienza hanno denunciato turni massacranti senza le pause previste dalla legge. Otto di loro, assistiti dall'avvocato Caterina Biafora, hanno presentato esposti penali denunciando lo sfruttamento subito e minacce ricevute. La procura di Ivrea ha aperto un'inchiesta contestando le accuse di estorsione, maltrattamenti e caporalato. I dipendenti trasportano mobili per conto di una cooperativa che lavora con il colosso dell'arredamento di Settimo Torinese. La vicenda è arrivata in parlamento: se ne è fatta portavoce la deputata Jessica Costanzo (Gruppo Misto) della Commissione Lavoro

Nella giornata di giovedì il Ministero del Lavoro ha risposto all'interrogazione parlamentare sulle condizioni denunciate dai facchini e dai falegnami della cooperativa Tsl di Settimo Torinese. "Sui fatti denunciati è stata aperta un'inchiesta – racconta la deputata -. Il ministero mi ha riferito che l'Ispettorato del Lavoro ha già avviato accertamenti e sono già state calendarizzate per il mese di maggio le convocazioni dei lavoratori coinvolti". Nei confronti di Mondo Convenienza, spiega, risulterebbero già diversi accertamenti di questo tipo effettuati negli anni scorsi. L'Ispettorato avrebbe riscontrato nel 2020 già 12.714 posizioni lavorative irregolari. Nel solo Piemonte i lavoratori interessati sono stati 1.565.

"Questi numeri – spiega ancora la deputata – rendono ancora più evidente la necessità di un intervento serio da questo punto di vista. La Tsl Service risulta iscritta all'Unicoop, associazione che dovrebbe tutelare i dipendenti e alla quale è affidata la vigilanza periodica sulle condizioni di lavoro. Tutte le istituzioni preposte sono a conoscenza della situazione, ma lo sfruttamento continua praticamente indisturbato. Manca la volontà di affrontare il tema alla radice".

La denuncia dei lavoratori

Almeno una ventina di facchini hanno denunciato turni che iniziano alle 6 del mattino fino alle 22. Non sono previste pause per il pranzo o riposi che consentano di recuperare la fatica. Quasi tutti sono di nazionalità romena, ma sono tanti anche i ragazzi italiani che si sono uniti alla denuncia. C'è anche chi è stato licenziato dopo aver protestato per gli orari di lavoro. Formalmente però il motivo sarebbe un sospetto tentativo di furto. "Non potevo rinunciare al mio stipendio e quindi ho resistito otto anni – racconta il lavoratore licenziato che chiede di restare anonimo – Dovevo raccogliere i soldi dei clienti e ogni giorno consegnavo 4 o 5mila euro. Non ho mai fatto mancare un centesimo per quasi dieci anni. Ho protestato per gli orari e per la busta paga e di colpo mi hanno accusato del tentato furto di due avviatori. Mi hanno sospeso e poi mi hanno licenziato. Sul contratto i giorni di lavoro vanno dal lunedì al venerdì, ma eravamo obbligati ad esserci praticamente sempre. Sono stato operato d'urgenza per gli sforzi fatti. Dopo la giornata di lavoro dovevi lavare anche il camion. Con l'accusa di un tentato furto non posso neppure ricevere la disoccupazione".