"Gentile ministro dell'Interno, la ringrazio molto per la risposta che ha voluto fornire a me e ad altri 300mila italiani senza cittadinanza. Ma si sbaglia". Comincia così la risposta di Elizabeth Arquinigo Pardo a Matteo Salvini, al quale si era già rivolta, attraverso il suo profilo Facebook, per discutere dell'allungamento dei tempi, da due a quattro anni, per definire la procedura di concessione della cittadinanza. Elizabeth, nata a Lima, in Perù, 28 anni fa, ma che vive in Italia da quando ne aveva dieci, aveva denunciato quella parte del decreto immigrazione che incide proprio sulla concessione della cittadinanza.

La prima lettera di Elizabeth e la risposta di Salvini

"Io rappresento il suo perfetto prototipo di immigrata – è stato il contenuto del primo messaggio inviato da Elizabeth al leader del Carroccio -. Sono residente nel Bel Paese da oltre 18 anni, mi sono laureata, sono un'onesta contribuente. Ho iniziato a lavorare stabilmente, con contratti regolari sia da dipendente che da partita Iva, subito dopo l'università. La cittadinanza non solo me la sono conquistata, come coronamento di un percorso di integrazione. Me la sono anche sudata e guadagnata. Ho presentato domanda con i miei redditi, infatti. Ecco signor ministro, io, una cittadina perfettamente regolare, rischio ora di non avercela mai questa cittadinanza". Era il 16 ottobre. Qualche giorno più tardi, è arrivata, sempre attraverso i social network, la risposta di Matteo Salvini: "I tempi per la concessione della cittadinanza si sono dilatati per l'alto numero di domande (circa 300mila), che fatichiamo a smaltire anche per i numerosi casi di documenti contraffatti. Di certo serve più efficienza da parte dello Stato, cara Elizabeth, ma anche meno furbetti da parte degli stranieri, aspiranti cittadini italiani, che penalizzano gli amici come te".

"Non si puniscono 300mila nuovi italiani per educarne cento"

Infine, il 26 ottobre Elizabeth è tornata sull'argomento, con un nuovo post su Facebook indirizzato ancora una volta al ministro dell'Interno. "Mi prendo da subito l'impegno a risponderle in maniera più diffusa – si legge -, dato che, pur apprezzando lo sforzo, sembra che l'importanza della questione non sia stata compresa. Signor ministro, lei ha citato dei numeri, ma qui si tratta di persone. Si parla della vita di 300mila persone che, questa volta, non classifica come ‘clandestini' e quindi ‘criminali', ma come ‘furbetti' dalla ‘domanda di cittadinanza facile' per giustificare l'ingiustificabile dilatazione dei tempi di esame della domanda. Lei dice che ci sono troppe domande in arretrato e che per questo è necessario dilatare per legge i tempi. A me, nelle scuole italiane, hanno insegnato l'opposto: se c'è un diritto negato si trovano degli strumenti adeguati, non si cancellano i diritti. Se c'è un colpevole, si colpisce il colpevole: non si colpiscono 300mila italiani per educarne cento. Lei è capace di liquidare la questione in un tweet, buon per lei: io no. Io no, perché la questione in ballo è la mia vita. Buona vita anche a lei. Stia bene".